Ho affrontato nel precedente post gli effetti dello Smart Working o Lavoro Agile legati alle attività della persona che intende avvalersi di questa opportunità di lavoro, oggi diventata di più ampio interesse e conoscenza, definita dalla legge 81/2017. Ma questo nuovo modo di gestire il lavoro "di concetto" può avere un effetto bomba sulla società, arrivando a mutarne profondamente anche gli aspetti organizzativi e di somministrazione di alcuni servizi di grande impatto sociale.
Non a caso, lo scorso anno, durante il breve periodo di pausa estiva che abbiamo avuto dai nefandi effetti della pandemia, quando già buona parte della popolazione riteneva conclusa questa triste esperienza, hanno cominciato a levarsi da diverse parti voci contro lo Smart Working (di seguito solo SW), che in alcuni casi sono apparse subito come eccessivi o fuori contesto. Ad esempio, ricordo l'intervento del sindaco di Milano, Sala, che contestava il ricorso, a suo parere, eccessivo dello SW che andava a pregiudicare il lavoro della ristorazione, già in grave crisi per gli eventi della pandemia.
Ne seguì un ampio dibattito su chat e giornali, ma se da una parte è apparso che queste dichiarazioni altro non fossero che l'evidente manifestazione di una resistenza al cambiamento, a mio parere sono state la rappresentazione di timori reali da parte di chi ha doveri istituzionali e di governo della società e che ha ben capito quale possa essere il vero e pesantissimo impatto sulla trasformazione sociale che dovrà seguire gli effetti che lo SW impone. Ecco perché vorrei qui tentare di identificare quali siano questi effetti e che cosa comporteranno nell'attuale contesto sociale, oltre a quali potranno essere le opportunità che invece deriveranno da questa nuova condizione.
Partirò dunque dal punto di vista delle aziende che dovranno gestire l'effetto SW verso le proprie attività, e credo proprio che esse troveranno molte più opportunità che minacce. Infatti, con una intelligente e preparata gestione dello SW, con una rotazione opportuna in funzione dei ruoli, delle posizioni, delle attività da svolgere, valutate su questo banco di prova che la pandemia ha messo a disposizione, potrà accadere che la necessità di posti di lavoro in presenza si riduca dal 40 al 60% ed in alcuni contesti anche di più. Questo potrà permettere di non aver più bisogno di sedi faraoniche per centinaia o migliaia di persone, e di conseguenza di abbattere una serie di costi fissi, trovare sedi anche più snelle ed economiche nella gestione dei servizi come riscaldamento, raffrescamento, pulizia, consumo energetico e così via. Evidentemente questo richiederà del tempo, perché prima dovranno essere riprese e normalizzate le condizioni dello SW, come indicato nel precedente capitolo, che oggi non può dirsi ancora concluso. Ma già questo periodo ha dimostrato che il lavoro diventa più produttivo, si riducono le malattie ed il personale è più sereno perché può gestire il proprio lavoro ed il proprio impegno, in modo anche più soddisfacente rispetto al lavoro tradizionale.
Se allora avremo qualche milione di persone in meno sulla piazza delle grandi città e dei grandi centri di aggregazione del lavoro, avete presente quanto cambierà tutto l'ambiente di contorno a queste aziende? Ho detto prima, ad esempio, dell'opportunità di avere sedi più piccole, quindi riduzione del personale per le pulizie e la sicurezza fisica, forti riduzioni anche nella necessità della ristorazione interna, ovvero le mense. Pensate un attimo, per chi è di Milano e non solo (sono tante le immagini che le riprendono, ormai) della Piazza Tre Torri, con migliaia di dipendenti di grandi gruppi assicurativi che occupano le torri e che si affacciano su City Life, il nuovo quartiere della moda, ma anche con tanta ristorazione. Un ambito di crisi, se all'allontanamento di migliaia di lavoratori non subentrano attività di supporto ed un indirizzo più chiaro e certo sulle possibilità di quell'area. Grossi investimenti finanziari che la crisi pandemica rischia di infrangere e la politica (da qui anche l'intervento di Sala) che non ne può restare esterna.
Ma non è solo questo. Milioni di persone che non si muoveranno più come negli anni passati perché potranno lavorare da casa, potranno anche sconvolgere il mondo del trasporto pubblico, sia su gomma che su ferro, sia privato che pubblico. Piani di investimento e potenziamento che potrebbero diventare non più necessari, con la conseguente partita da giocare su come e cosa sia comunque opportuno fare. Speriamo non a scapito della mobilità generale. Mercato dell'auto che rischia di perdere centinaia di migliaia di clienti, i quali oggi necessitano della seconda o terza auto e che potrebbero farne a meno in un'ottica di SW.
Per contro, dovremo invece capire quelle che saranno le necessità e le opportunità che questo orizzonte apre all'imprenditoria in crisi. Restare a casa a lavorare, ad esempio, implica per la persona, se sola, di dover provvedere da se per il pranzo. Se si sta lavorando, staccare per correre ai fornelli potrebbe non essere una gioia, ma un supplizio. Potrebbero allora nascere nuove opportunità per la ristorazione come già si è visto, anche nei centri grandi o piccoli dove potrà crescere la richiesta di un pranzo sano e ben preparato da consumarsi in un tempo ragionevole per poi potersi godere un po' di tempo libero prima di riprendere il lavoro. L'esigenza è logico pensare che ci sia, si tratta di mettere in moto il cervello per trovare un'offerta accattivante e conveniente. Teniamo presente che le aziende che hanno il buono pasto lo continuano ad erogare anche al lavoratore in SW, per cui un ticket pasto molte persone l'hanno in tasca e magari aggiungendo un paio di euro al giorno potrebbero avere anche un prodotto di qualità a domicilio.
Un'altra cosa che abbiamo visto e che dovrà essere fortemente sviluppata è la dorsale della rete in fibra, per poter accedere con velocità e portata di dati decente e non depresse da fattori legati alla lentezza con cui il sistema informatico nazionale sta portando questo servizio agli italiani. Ormai abbiamo capito che il futuro passerà su Internet, la crisi ha sono accelerato questa necessità ed una volta di più siamo in rincorsa per anni passati a sperperare patrimoni pubblici senza realizzare il progetto per cui miliardi di euro sono stati investiti. Ora la spinta di grandi interessi potrebbe essere quella che fa definitivamente decollare questi interventi che non sono più differibili. Pensate alla trasformazione della televisione da digitale terrestre a fibra, pensate a tutte le attività comprese nell'ambito di Internet, e non c'è solo l'intrattenimento, il gioco, la chat, gli acquisti compulsivi. Vi è il vero progresso futuro, che quindi andrà gestito al meglio perché dovrà essere sorvegliato, di diritto pubblico e fornito nella forma di servizio.
Per questo ritengo si dovrà anche molto rafforzare il sistema di sorveglianza, la Polizia Postale ed anche la giurisprudenza si dovrà adeguare con normative e leggi più attinenti questa nuova dimensione dell'essere società. Perfino a livello etico (se non morale) si dovrà comprendere cosa sia opportuno e migliorativo da ciò che invece è denigrante e occulto. Si dovrà maturare una nuova coscienza sociale di tutte queste cose perché non è semplice definire e descrivere tutte le varianti che entrano in questo gioco e che potranno anche stravolgere il nostro modo di vivere insieme, in poco tempo, da come lo conosciamo oggi.
Solo fantasie? Lo scopriremo solo vivendo. Grazie Mogol.
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