mercoledì 27 gennaio 2021

21.02.01 La Sanità malata

Mi sembra giusto iniziare la mia riflessione sul futuro senza Covid proprio partendo dalla Sanità. Prima di tutto un sentito e doveroso grazie a tutto il personale medico, paramedico, ausiliario che finora si è prodigato in modo encomiabile per contenere questa crisi, poi un sentito ricordo per chi in ambito sanitario, si è sacrificato a causa di questo virus e non si è risparmiato ben sapendo a cosa andava incontro. Se la parola "eroi" è troppo enfatica, nessuno si permetta però di disonorare la memoria e i sacrifici di tutte queste persone.

Non può iniziare alcuna riflessione senza questa premessa. Molti di coloro che sono morti e anche di coloro che fra il personale della Sanità si sono ammalati avrebbero potuto evitare di prendere il virus, se le condizioni di procedure, conoscenza e gestione della pandemia fossero state chiare, se vi fosse stato da subito il materiale necessario a creare una barriera con questa minaccia. La prima cosa da fare allora è curare una Sanità malata.

Dovremo per il futuro tenere presente che queste pandemie potrebbero esplodere con maggiore frequenza e aggressività. Questo emergerebbe da alcuni studi compiuti su questa e altre epidemie del recente passato, ma già ora possiamo capire che il discorso delle cosiddette "varianti" implica una trasformazione continua dei virus. Ora in televisione siamo pieni di virologi che ci spiegano come funzionano e come mutano i virus, in buona parte aiutati dai nostri stili di vita. Per cui avere un piano pandemico aggiornato almeno ogni due anni (e non venti), avere scorte di guanti, mascherine, protezioni integrali in grado di coprire necessità impellenti e per un tempo ragionevole, senza dover contendere ad altri questi dispositivi, a volte cannibalizzando gli stessi ospedali e creando una rete in grado di poter produrre in poco tempo grandi quantità di questi dispositivi in locale, sarà uno dei punti primari da sviluppare.

Ma la Sanità è malata anche perché depredata nelle finanze nel corso di decenni e da ogni parte politica che ha trovato in questo terreno fertile per i tagli economici, a scapito della salute pubblica. Non solo. La rete primaria di assistenza capillare, quella dei cosiddetti "medici condotti" o di famiglia, è stata nel tempo demolita, soprattutto qui in Lombardia, dove il virus ha svolto con soddisfazione il suo sporco lavoro. Dobbiamo pretendere che questa rete venga ripristinata e riammodernata, certo utilizzando tutti gli strumenti che le nuove tecnologie mettono a disposizione, ma senza tornare alla squallida pratica del medico amministrativo che prescrive farmaci a comando, non visita il paziente e neanche lo tocca, non cerca nemmeno di capire se quello che lo stesso riporta è reale oppure no. Il medico che distribuisce referti di malattia a comando, il medico che non ricorda il paziente e non perché lo deva di rado, che sarebbe giustificabile, ma perché non si interessa di lui come persona. Non sono tutti così i medici, ma i nuovi dovranno evitare di diventare così.

Questa crisi sta poi facendo un danno collaterale gravissimo che scopriremo solo alla fine di questo periodo. Sono tutte le persone con malattie gravi o gravissime, dal tumore alla cardiopatia, dal diabete all'obesità e a tutte le altre malattie osteo-articolari, muscolari, respiratorie, fino a quelle psichiche e psichiatriche che in questo tempo non sono state curate né diagnosticate, rischiando di diventare da subito croniche quando saranno diagnosticate. Malattie che già producono l'effetto di esporre a maggior rischio Covid chi ne è affetto, ospedali che hanno chiuso i reparti clinici di cura per queste patologie e ammalati che rinunciano ad esami, a cure e a ricoveri perché dovrebbero essere presi in cura da nosocomi distanti decine di chilometri dal proprio luogo abituale di cura. Pazienti che non possono avere autonomia di movimento, che non potrebbero essere seguiti dalla famiglia, pazienti che verrebbero presi in cura non si sa da chi e dove. In parte, queste persone stanno già pagando il prezzo più alto, perché esposte al rischio morte da contagio Covid in modo maggiore delle altre. Da una vita ci dicono che la prevenzione è la prima forma di cura. Stiamo perdendo una guerra che avrà molti altri morti e non li conteremo come facciamo ora con il Covid.

Una riflessione la voglio anche dedicare a quei ragazzi che si sono trovati a fare il medico vero in un momento di grande emergenza. Sono sicuro che per la loro esperienza, questa sia una grande occasione, ma oggi sappiamo che ne avremmo avuti bisogno tanti altri, che non abbiamo. Già prima della crisi si diceva che con i medici che andavano in pensione, il numero dei nuovi medici era sottostimato a causa dei numeri chiusi imposti per non creare medici senza lavoro. Certo, col senno di poi possiamo dire che quello fu un errore enorme, ma già ai miei tempi vi era la sensazione che il lavoro di medico non sarebbe stato molto appetibile. Il lavoro di medico. No, signori, Fare il medico non è un lavoro. E' una chiamata, è un dovere sociale e morale. Non è per "avere un lavoro", ma per prendersi cura delle persone, è una missione. Ai miei tempi si diceva che medico, sacerdote e maestro erano una missione. Una frase caduta in disuso, ma che andrebbe ripristinata per avere una sanità migliore, una scuola migliore, una società migliore.

Ho detto prima "sfruttando tutte le tecnologie a disposizione", perché una delle poche cose buone di questa crisi pandemica è stata di averci fatto scoprire che le prescrizioni perenni, quelle che per malattie croniche si ripetono per sempre, oppure per le prescrizioni più semplici e di routine il medico può mandare la ricetta o la prescrizione di un esame direttamente al paziente via mail. Eh, ma i pazienti anziani? quelli che non hanno dispositivi? I miei genitori hanno 88 anni e riescono a fare un SMS al dottore e ricevere la ricetta sul loro cellulare. Non è questo il digital divide... e nel futuro avremo sempre più gente in grado di utilizzare queste tecnologie con maggiore destrezza. Anche le file negli studi non esistono più. Abbiamo scoperto la programmazione delle visite. E nel futuro potremo pensare a sistemi di monitoraggio di alcune patologie da casa, sistemi di rilevazione e trasmissione dati in grado di seguire costantemente al proprio domicilio anche pazienti una volta per forza ospedalizzati.

La Sanità deve tornare pubblica, garantita, gratuita. Non deve arricchire le cliniche private, che devono essere riconvertite al pubblico. I protocolli devono essere chiari e valevoli per tutti, non solo per qualcuno che può accedere con maggiore facilità grazie alla propria ricchezza perché la vita è una e vale per tutti. Non deve esistere l'equivalenza più soldi = più salute. 

Anche dopo questa pandemia credo che certe precauzioni dovranno essere mantenute. Ad esempio: se avete dei figli o nipoti, avete notato che quest'anno se non hanno preso il Covid, difficilmente hanno avuto le solite malattie di stagione? Eppure è un inverno anche più rigido degli altri anni. I miei figli piccoli quest'anno non hanno né tosse, né raffreddore, neppure mal di gola o altre affezioni alle prime vie respiratorie. Tutto questo grazie alle mascherine e al distanziamento. Crisi delle case farmaceutiche che producono i principali medicamenti contro queste affezioni. Ricordiamocelo per il futuro.

Meno malattie significa più ore frequentate a scuola e più ore di lavoro produttivo. Il ritorno economico è diretto e immediato. La qualità della vita migliore. La sicurezza di una assistenza sanitaria capillare che ti segue ovunque tu vada, anche in vacanza, diventa una sicurezza in più. Un servizio sanitario digitale è anche questo, cartelle cliniche consultabili immediatamente da qualsiasi operatore del Sistema Sanitario Nazionale, a fronte di una qualsiasi affezione ovunque la persona si trovi. Un trauma, un incidente, una crisi può cogliere chiunque e in qualsiasi circostanza. Molte volte si perde tempo prezioso alla ricerca delle informazioni che si possono avere in pochi secondi se utilizzabili ai fini per cui vengono raccolte. Sono informazioni sensibili che vanno protette, ma per questo ci sono esperti informatici in grado di creare le opportune sicurezze e comunque il beneficio sarebbe molto maggiore rispetto al pericolo di violazione della privacy.

Infine, la prevenzione. Questa pandemia ci dice che dobbiamo sempre stare all'erta, con tutte le forze che disponiamo, perché i danni che può provocare un episodio come questo significa far arretrare di 10 anni le condizioni di vita per ogni sei mesi di crisi mondiale. E ci vorranno due anni di ritorno alla normalità per recuperare ogni semestre perso. Dobbiamo creare, come sembra si voglia fare, dei centri di sorveglianza permanenti, in grado di intercettare qualsiasi interferenza o variazione significativa nella presenza di agenti avversi alla salute prima che questi diventino evidenti con epidemie o pandemie. Non siamo più in clima di guerra fredda, ma una linea di confine invalicabile tra noi e le patologie di massa deve essere creata e presidiata, non solo adesso perché siamo in mezzo alla crisi, ma anche nel futuro perché non si sa da che parte possa arrivare la minaccia.

Sarà utile scoprire poi da cosa è stata scatenata questa pandemia, se è stato l'uomo nella sua scelleratezza o è la natura che si ribella alle nostre nefandezze. Forse non lo sapremo mai, perché almeno in alcuni casi è meglio non sapere o non far sapere. Ci sono troppi interessi in giro. Ma se la politica deve e vuole fare qualcosa di buono è non perdere traccia di quello che sta avvenendo e disegnare un futuro che garantisca a tutti una Sanità migliore, più fruibile, più buona. 


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