Dopo aver lasciato Facebook per qualche anno, vi sono ritornato due anni fa, dopo che l'azienda dove ho lavorato per quasi trent'anni ha deciso di concedermi del tempo per abituarmi alla pensione.
Pensavo potesse essere uno strumento per riallacciare contatti e sentirmi più coinvolto in una realtà sociale che conosco ancora poco, quella della mia attuale citta, Saronno. Invece col passare del tempo mi sono trovato in un ambiente rissoso, ostile, contrario per natura e pregiudizio a qualsiasi forma di discussione aperta. E mi sono anche reso conto di quante fesserie e malignità girino in questo ambito. Anche per colpa del Covid, ma solo perché è un amplificatore delle nostre paure.
Per altro, è stata completamente snaturata la forma originale di questo strumento, che doveva essere la digitalizzazione della raccolta dei famosi libri di fine college americani, dove negli anni centrali del secolo trascorso, venivano classificati gli appartenenti ad una certa classe o corso di specializzazione, ricordando i dati anagrafici e le carriere scolastiche. Quanti film e telefilm li hanno celebrati e ricordati, al punto che forse l'idea di Facebook è partita proprio da lì.
Ma adesso è diverso. Adesso che è diventato un mostro mondiale, è una delle aziende più grandi al mondo, con la pubblicità e i prodotti accessori produce un fatturato di miliardi di dollari, difficile che un singolo cittadino idealista possa far cambiare qualche cosa. Nemmeno i governi ci riescono.
Allora non resta che lasciarli, dire ciao ciao e che si tengano i miei dati personali, perché è dimostrato, sono praticamente incancellabili. E fonte del loro reddito, in quanto fornitori di informazioni commerciali. E speriamo solo quelle.
Auspico solo che la gente perbene comprenda di non fare diventare FB il luogo dove mettere i propri ricordi, le foto, i filmati o quant'altro che possano poi essere usati da altri a loro insaputa. Soprattutto non pubblicate foto di bambini. Non lasciate riferimenti alla vostra vita privata. Non mettete numeri di telefono o indirizzi mail. Il veleno che nasce da certi post fasulli è in grado di inquinare la nostra vita oltre ogni misura. Non si cercano più le fonti delle notizie, è tutto vero perché l'ho letto su di un post di Facebook... ma vi rendete conto?
Qui credo avrò di nuovo modo di dare corpo e forma ai miei pensieri. Non mi importa di avere 3.000 amici che non conosco o di prendermi 800 "like" per un post idiota. Mi importa che i miei pensieri possano trovare altre persone interessate a discutere, confrontarsi, approfondire sempre in modo civile e intelligente. Magari si farà più fatica, magari resterò solo, ma poco importa, perché già scrivere costringe a pensare e nello scrivere, come nel parlare, si verbalizza. Per certi versi, diventa terapia.
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