sabato 23 gennaio 2021

Internet e Social Media: una guida non tanto rapida per chi ha una certa età

Internet e Social Media: Istruzioni per i non utenti

Una guida non tanto rapida per chi ha una certa età

 

In questo capitolo introduttivo, vorrei dare una panoramica dei punti che verranno trattati in questo argomento. Dico subito che non sarà una trattazione tecnica, né di argomenti tecnici su cosa sia Internet e come funzioni o come si entri in un social media, a meno che non sia attinente al tema che sto trattando.

Quello che troverete qui avrà la finalità di spiegare questi argomenti, ma non in chiave tecnica, bensì colloquiale, come se fossimo al bar e come se stessimo parlando tra amici. Penso mentre scrivo ai miei genitori ultraottantenni e mi metto nelle condizioni di parlare con loro, cercando di fare riferimento alle loro cognizioni tecniche (che sono zero), ma anche alla loro curiosità su questi argomenti, avendo ancora una mente curiosa, ma avendo poche occasioni (se non zero) che qualcuno spieghi loro queste cose.

Quindi non aspettatevi di aver trovato il genio della lampada che risolve i vostri problemi di computer o cellulare, ma semplicemente di sentirvi raccontare cosa succede alla gente che usa il computer o il cellulare, come questi possano essere usati in modo improprio o eccessivo, quali sono i limiti oltre cui non si dovrebbe andare, ma anche i rischi di questi ambienti, che se non conosciuti possono causare gravissimi danni a persone ignare, che vi stanno dentro senza sapere dove esse siano in realtà.

Pochi ad esempio sanno che Internet è un residuo della guerra fredda, che sarebbe stato usato dagli Stati Uniti per difendersi e rispondere in caso di attacco nucleare. Nato alla fine degli anni '60, la prima denominazione fu ARPAnet, e rimase a livello di studio e ricerca fino all'inizio degli anni '80. Poi, il lato commerciale prese il sopravvento, e cominciò a svilupparsi come Internet. Oggi è la più grande opera civile che l'uomo abbia mai realizzato, e su questa base si sta scrivendo il futuro del mondo, pur con qualche problema e difficoltà.

Quando oggi parliamo di Digitale, ad esempio, molti non hanno ancora compreso bene di cosa si stia trattando, anche se usano tecnologie e applicazioni digitali tutti i giorni e per svariatissimi motivi. Da qui, un altro termine che nasconde forse il più grosso problema generazionale per l'uso di questi strumenti è "Digital Divide", termine inglese che sta proprio a significare il distacco, la divisione generazionale che queste tecnologie stanno operando. Ed io aggiungo, non solo generazionali, vedo una divisione anche orizzontale, all'interno delle stesse fasce di età più giovani o territorialmente più ricche di informatizzazione e di possibilità di sviluppo.

Molto della nostra vita futura sarà in dipendenza di questi strumenti, di cui sappiamo molto poco in verità, per quello che riguarda l'uso, le possibilità, i costi e perfino l'utilità. Andiamo per moda, non vogliamo essere tagliati fuori e quindi dobbiamo esserci. Sì, ma a che prezzo? E verso quali rischi?

E come mi muovo in un mondo che potrebbe essere falso, mascherato (non causa Covid), subdolo, incivile, bullo, vuoto, aggressivo... come faccio a capire, a dialogare, a vedere chi e ciò che non vedo? Sei tu o sei qualcosa o qualcuno che non conosco?

Io vorrei mettervi a parte della mia esperienza in materia. Da fine anni 70 mi occupo di informatica e non solo tecnica, ho visto organizzazioni e gestito ambienti, fino a costruire relazioni attraverso Internet e le sue applicazioni. Vorrei semplicemente darvi modo di riflettere su alcune cose, che forse già conoscete, ma presentandovele da un altro punto di vista. Buona lettura

 


 

Digitale e Analogico

Da quando esiste la matematica, e da quando da questa scienza si è generata l'informatica come oggi la conosciamo e definiamo. in modo quasi impercettibile ha iniziato ad entrare nella nostra vita la realtà digitale. Ecco perché è così difficile capire cosa sia, quali siano le sue applicazioni, dove interviene nella nostra vita. E ancora peggio, capire cosa sia e distinguere l'analogico.

L'analogico (ovvero analogo, simile) compara, il digitale è. E questo per un semplice motivo: il digitale si basa, al suo livello minimo, su di una sequenza di numeri che possono assumere solo due valori: zero o uno.

Si chiama sistema binario, dal latino, proprio perché ha solo due valori. Come due sono i binari del tram o del treno. Anche i valori di zero e uno non hanno lo stesso significato che diamo ai nostri numeri, ma hanno più il valore di "acceso o spento", di "si o no", di "vero o falso". In gergo tecnico questi sono BIT (sintesi di binary digit, dall'inglese, col significato di "dato binario") e otto di questi bit compongono un byte. Provate a fare un gioco: prendete un foglio e scrivete tutte le combinazioni che si possono realizzare con questi 8 punti che possono assumere il valore 0 o 1:

000000000 - 00000001 - 00000010 - 00000100 - eccetera fino a 11111111.

Vi dico subito: sono 256 combinazioni. In matematica sarebbe l'equivalente di 2 all'ottava potenza: due valori (0 e 1) che si combinano 8 volte. Se pensate che i numeri sono 10 e le lettere dell'alfabeto inglese sono 26, aggiungete qualche carattere speciale, come virgola, punto, punto esclamativo, due punti... in ogni caso non riusciamo a saturare le 256 combinazioni. Utilizzando questi valori in modo standardizzato, cioè in modo che ad una determinata combinazione corrisponda una lettera, un numero o un simbolo, possiamo comunicare. In questo modo abbiamo trasformando la nostra vecchia macchina da scrivere (analogica) in una tastiera di computer... digitale, ecco spiegato il miracolo.

Nei nostri computer, tablet, cellulari è presente una interfaccia, uno strumento che traduce il tasto che premiamo in un byte e lo memorizza in un supporto digitale. E' così che la macchina da scrivere è diventata computer. Da analogico a digitale. Lo stesso procedimento, effettuato in maniera più complessa e utilizzando anche altri supporti, si può realizzare per foto, filmati, voce, musica e in questo caso parliamo di supporti multimediali.

Ma perché il digitale è così importante? Perché le informazioni che girano su Internet sono solo digitali. Se avete una vecchia foto stampata su carta e volete mandarla alla zia in America, o la mettete in una busta e la spedite via aerea (soluzione analogica) o la scannerizzate e la mandate con un fax o col cellulare attraverso una applicazione di posta elettronica o social in pochissimi attimi.

Altra cosa che impressiona è la capacità di memorizzazione che i moderni supporti digitali offrono. Su una scheda di memoria di una macchina fotografica digitale possono trovare posto anche più di 7 o 8 mila fotografie. Ed il supporto è più piccolo di un quadratino di una tavoletta di cioccolato. Una biblioteca con 10.000 libri può stare in una scatoletta grande come una confezione da 40 cerotti assortiti.

Su Internet le informazioni viaggiano alla velocità della luce, per cui per andare in America un dato ci mette meno di un decimo di secondo, un battito di ciglia. Con la digitalizzazione e attraverso Internet possiamo trasferire scritti, fotografie, video, dati contabili, effettuare transazioni di acquisto e di vendita di qualsiasi cosa e quindi muovere denaro, ingentissime quantità di denaro. Oggi arriviamo a gestire i nostri conti correnti senza fare code e senza muoverci da casa, pagare bollette, sapere quanti soldi abbiamo sul conto e muovere questi soldi pur restando fermi. Ma attenzione: anche l'elettricità è buona, fa funzionare tutta la nostra casa, ma se si toccano dei fili scoperti si può prendere una scossa tremenda.

 


 

Digital Divide: il divario digitale

Dunque, abbiamo detto: nasce Internet e su questa piattaforma mondiale si comincia a costruire l'immagine del mondo futuro, ma per fare questo sono occorsi più di 30 anni. Motore di Internet è stata la digitalizzazione, ovvero la trasformazione di tutto quello che ci circonda in un insieme di numeri binari (0 e 1) che oggi rappresentano la realtà. Ma non è finita.

Anzi, per meglio dire: comincia adesso. Ma fin da subito capiamo che questa rivoluzione cosmica ha dei limiti. Primo: non tutti conoscono e sanno usare le tecnologie che vengono loro messe in mano come consumatori finali. Alcuni non sanno proprio da che parte cominciare. Altri vorrebbero, ma non possono. Capiamo meglio questo passaggio.

Chi è giovane, diciamo sotto questa soglia dei 30 anni, a prescindere dal grado culturale, ha una certa dimestichezza con computer e altri supporti informatici, essendo nati già in quest'epoca e con questi strumenti come oggetti normali, che facilmente si trovano in una famiglia anche non particolarmente agiata dal punto di vista economico.

Chi sta tra i 30 e i 60, quindi oggi in età lavorativa, o li ha conosciuti da piccolo o li ha dovuti acquisire per lavoro, o perché genitore di quei giovanotti che stanno prima dei 30. Per chi sta sopra i 60, quindi diciamo in età da pensione, se non ha usato un computer o un cellulare per lavoro o per piacere personale, non sa tanto bene di cosa si stia parlando. Certo, ne può comprendere la funzione, ma fino a un certo punto. Di certo, se non hanno lavorato in ambienti tecnologici, hanno una vaghissima idea di cosa ci stia dietro.

E questo diciamo che è già un divario consistente, a livello generazionale. Non solo: chi è giovane o ha avuto modo di avere un lavoro che lo ha portato ad essere a contatto con lingue straniere, e in particolare l'inglese, ha più facilità nell'uso nella gestione dei processi informatici. Ma molte persone che hanno più di 60 anni hanno grosse difficoltà a capire determinati termini che sono via via entrati nella nostra parlata, anche demolendo la nostra amata lingua, e pregiudicando così l'uso di apparecchi tecnologici alle generazioni più avanti negli anni.

Chi sa esattamente cosa significhino termini come: streaming, background, network, news, storyboard, cluster, star system... il mio correttore di bozze, impostato su italiano, dei sette termini che ho indicato mi ha segnalato uno solo come non conosciuto. Questi termini sono stati detti alla televisione nazionale nel tempo di un'ora.

Dunque, questo è un aspetto primario della questione: l'uso di apparecchi tecnologici è difficoltoso per persone anziane, sia per il tipo di strumento, sia per l'uso continuo di termini inglesi, e anche perché avranno bisogno di assistenza da parte di persone più esperte in grado di insegnare loro come usare tali apparecchiature, o addirittura di sostituirsi a loro. Ma esiste un altro aspetto che genera divario, e lo abbiamo visto clamorosamente durante questi mesi di isolamento causa pandemia.

Molti giovani hanno avuto grandissimi problemi a seguire la didattica a distanza perché non dotati di apparecchiature idonee o perché abitanti in zone non servite adeguatamente dai servizi di trasporto dei dati. La DAD o didattica a distanza ha fatto emergere questi problemi, che erano e sono tuttora presenti sul territorio nazionale e rappresentano un ostacolo molto pericoloso a quella che potremmo definire "democrazia informatica". Il diritto di tutti i cittadini ad avere accesso agli strumenti e ai supporti informatici, soprattutto in età scolastica, quando tutto il mondo sta evolvendo verso questi strumenti come divulgazione culturale, scientifica, di relazione, intrattenimento e qualsiasi altra applicazione si voglia dal mondo informatico.

Divario. Separare, dividere. Ancora una volta la storia ci mette di fronte alle nostre responsabilità. Lo Stato dice SPID e la gente si chiede cos'é. Se vuoi sapere quale sia la tua pensione, il tuo stato contributivo, insomma se vuoi avere contatti con l'INPS devi avere lo SPID. E per averlo, tra le altre cose, devi avere un numero di cellulare a cui farti mandare con un messaggio il codice univoco di accesso per entrare nell'applicazione (sito) di INPS. E questo per ogni singola identità, dal momento che SPID significa Sistema Pubblico di Identità Digitale. Essere una serie di 0 e 1 per definire chi siamo.

Ciò che affermo qui non è che tutto questo sia sbagliato, altrimenti non sarebbe stata nemmeno giusta la rivoluzione industriale duecento anni fa. Ciò che affermo è che tutto questo deve avvenire tenendo presente le persone. Chi sono e come possono accedere con successo a questa evoluzione culturale, senza essere lasciate indietro, emarginate, ignorate. A prescindere dall'età, dal ceto sociale e dal luogo dove vivono. C'è una parola che rappresenta tutto questo: italiani. Cittadini italiani. Lo Stato per primo non può permettersi il lusso di lasciare indietro nessuno.

Io nel mio piccolo, ma tante altre organizzazioni e singole persone stanno cercando di aiutare chi rischia di restare indietro, di non far perdere a nessuno, soprattutto ai più giovani, il passo con il futuro. Ma restano i limiti e i rischi, e nei prossimi post vedremo di quali altri problemi dobbiamo tenere conto per essere presenti al meglio in questo mondo.

 

Social Media, sicurezza e password

Sono così arrivato ad un punto cruciale del mio percorso divulgativo. Finora vi hi spiegato cos'é e come funziona Internet, cos'é il mondo digitale, perché le due cose vanno così d'accordo e quali ostacoli si possono incontrare nell'uso di questi strumenti, vuoi per l'età, vuoi per la disponibilità del sistema.

Adesso vi vorrei spiegare cosa sono i social media, quali siano i rischi che incontrate utilizzando queste applicazioni e quali siano i problemi legati a sicurezza delle informazioni e privacy.

La prima e, tutto sommato, unica regola che mi sento di suggerirvi è: usate prudenza. Siate cauti, diffidenti e avrete modo di muovervi con maggiore tranquillità in questo mondo. Che è una parte del mondo di Internet, fatto da una dozzina di applicazioni, non di più, ma sufficienti per catalizzare l'attenzione di oltre due miliardi e mezzo di persone nel mondo. E con le quali, potenzialmente, potreste entrare in contatto. Con tutte.

La più famosa ed utilizzata è Facebook, solitamente abbreviata in FB, che solo in Italia raccoglie più di 31 milioni di utenti; poi c'é Instagram, più indirizzata per foto e immagini, quindi Twitter, diventata famosa in questi giorni di inizio 2021 per aver cacciato il Presidente uscente degli Stati Uniti, Donald Trump. Poi ci sono i sistemi di messaggistica, come Whatsapp, Messenger, o i messaggi istantanei noti come SMS. Ce ne sono molti altri, ma il mio scopo non è di parlare dei prodotti, ma di come utilizzarli al meglio, in sicurezza. Infine avete anche la vostra posta personale, ci sono tanti fornitori di servizi di posta, a partire da Gmail (servizio di Google), ma ogni fornitore di servizi di rete in fonia e dati ne offre uno, come ad esempio Alice di TIM.

Dunque, per parlare di sicurezza bisogna fare un passo indietro. Quando aprite il vostro computer o cellulare o tablet, di solito vi viene chiesta una password. E qui cominciano i drammi, tutte le applicazioni chiedono o potrebbero chiedere una password e sono migliaia. Date sempre a tutte la stessa password? Potrebbe essere, però attenzione, tecnicamente è sbagliato.

Come si fa a ricordarsi tutte le password associate a strumenti e applicazioni, anche considerando che molte chiedono periodicamente di cambiarle, rispettando regole che possono essere umanamente incomprensibili e di conseguenza, trovarci bloccati proprio quando ci serve lo strumento o l'applicazione? Ci sono supporti che permettono di avere l'associazione registrata tra applicazione e password, ma ovviamente facendo così significa che abbiamo delegato a qualcosa di esterno la memorizzazione dei nostri dati di accesso. Non è negativo in assoluto, ma valutate se affidare a questi sistemi la vostra utenza e password per entrare nel conto in banca o in altre funzionalità molto personali.

Infine, fate attenzione a delegare tutto a questi sistemi, che funzionano dentro il computer quando è acceso e operativo. Quindi, se mettete al sicuro in questi sistemi la password che sblocca il vostro computer o cellulare, sappiate che non funziona. E' come chiudere le chiavi della macchina dentro il bagagliaio. Quella ve la dovete ricordare voi.

Anche l'antico sistema di scrivere utenza e password su di un foglio di carta è l'equivalente di scrivere il codice di sicurezza o PIN sul vostro bancomat: se lo perdete o ve lo rubano è come se avessero soldi contanti in mano. Anche quando siete al lavoro, non mettete il classico post-it con utenza e password appiccicato al vostro schermo. Lo so che lo fate, ma è addirittura contro la sicurezza dei dati aziendali! Ma detto questo, andiamo a vedere gli aspetti più delicati della questione delle informazioni che girano in rete.

Il primo ragionamento riguarda l'identità digitale delle persone. Parlando di SPID ho detto che la sua gestione può essere difficoltosa e onerosa, soprattutto per gli anziani pensionati, parlando di digital divide. Ma dal punto di vista della sicurezza, questa applicazione cerca di tutelare davvero l'identità della persona che accede al servizio, almeno fino ad un certo punto. La cosa che non può essere garantita nemmeno con la lettura dei dati biometrici (impronta digitale, lettura dell'iride) è l'identità vera di chi siede al computer, usa il tablet o digita dal cellulare utilizzando il profilo dell'utente che dichiara di essere. Per capirci meglio: io sono Luigi, ma accedo allo strumento e attraverso il profilo personale di Mario ad una applicazione, conoscendone tutti i dati. Questo perché Mario coscientemente mi ha delegato ad operare a nome suo, o perché, operando in modo criminale, sono riuscito a carpire i suoi dati personali e ora opero a sua insaputa.

Questi dati personali li possono anche reperire o a mezzo furto di portafogli, borsette o anche computer stessi o cellulari sui quali non sono state messe password e quindi sia stato lasciato l'accesso in chiaro perché si dimenticano i dati... sbagliato! Oppure perché qualcuno è in grado di prendere possesso dei dati sui computer delle vittime da remoto, in questo caso parliamo di hacker o hackeraggio delle informazioni. Prestate quindi molta attenzione a come vi comportate, soprattutto se siete soliti viaggiare con questi strumenti addosso.

Ricordate che se fornite la vostra utenza e password a qualcuno, per prudenza dovreste cambiare la password, se non volete che questo qualcuno la usi anche a propri fini. O anche solamente sottraggano a lui queste informazioni che pure voleva mantenere riservate e gestire correttamente. Distribuire informazioni personali aumenta il rischio che altre persone (male intenzionate) possano utilizzare i vostri dati.

 

Il WEB, minacce e sicurezza

Vi ho scritto, nel precedente post, di come funzionano i Social Media e di come sia importante mantenere "le chiavi" dei vostri strumenti al sicuro. In molti casi, sono come le chiavi di casa, dovete averne grande cura e attenzione se volete procedere in sicurezza.

Adesso affrontiamo il problema più generale della "navigazione sicura". Da sempre, accedere ai servizi e alle applicazione di Internet viene definito "navigare". Ma anche andare per mare ha i suoi pericoli: tempeste e mostri marini possono sconvolgere il vostro tranquillo procedere.

Ricordate sempre: prudenza e attenzione. Nel dubbio, diffidate. Anche apparentemente, nessuno vi regala nulla. Spesso la parola "gratis" viene usata per attirare traffico, ma poi si scopre che in qualche modo si paga sempre. Pensate: voi per accedere alla rete avete un contratto con qualcuno, quindi la vostra navigazione è sempre a pagamento.

Con questo non voglio scoraggiare chi si mette ad utilizzare questo mondo, che di fatto è il futuro e ha tantissime cose belle, a cominciare da Wikipedia (suggerisco di dare un'occhiata a chi non l'avesse mai fatto). Ma come tutte le attività umane, anche questa ha risvolti che non tutti sono pronti a svelare fin dall'inizio e spesso le conseguenze possono essere molto dannose.

La prima cosa che mi sento di raccomandarvi è: non fornite mai, ma proprio mai, i vostri dati personali o i vostri documenti al primo che ve li chiede. Recentemente due ragazze hanno fornito i propri documenti sperando di avere un posto di lavoro, adesso sono denunciate per truffa aggravata perché qualche malfattore ha usato questi documenti per aprire conti correnti sui quali altre persone, convinte di acquistare beni e servizi da una società competente, versavano i loro denari, che poi venivano indirizzati verso altri conti all'estero e fatti sparire. Adesso queste due ragazze sono nei guai. Si chiama Furto d'Identità ed una delle pratiche criminali più frequenti e dannose per chi le subisce.

Ricordate sempre che nessuna banca o assicurazione o altra agenzia di servizi vi chiederà mai i vostri dati e soprattutto i vostri codici di accesso per conti correnti, pagamenti o attivazione servizi. Se dovesse succedere, prima di rispondere, chiedete sempre prima a quelli che sono i vostri interlocutori fisici, persone che conoscete della banca o dell'assicurazione o del fornitore di servizi, e con loro valutate il caso di segnalare o denunciare l'accaduto alla Polizia Postale, competente per crimini informatici.

Se avete bambini o minori che accedono al WEB, magari alla ricerca di giochi o per intrattenersi con altri bambini, fate molta attenzione. Ci sia sempre un adulto con loro, verificate la navigazione e se devono sentire o vedere qualcuno, oltre che avere una chat, cercate di assicurarvi circa l'identità dell'interlocutore. La pedofilia ha trovato terreno fertile in questo ambito. Abbiate sempre presente che talvolta chi dice di essere non è poi in realtà la persona che afferma di essere. Ai più grandicelli, che magari già usano in autonomia questi strumenti, ricordate sempre che fino alla maggiore età voi siete responsabili di ciò che essi combinano, e che è anche un vostro dovere la sorveglianza. Vi potranno rispondere che state invadendo la loro privacy, ma non demordete. Con fermezza, fate presente che è per la loro e la vostra sicurezza.

Per al vostra salute psichica e fisica, non fate diventare una dipendenza l'uso di questi strumenti. Se non riuscite a passare un'ora senza staccare gli occhi dal cellulare o dal computer, cominciate a pensare a cosa potreste fare nella vostra vita senza queste appendici. Attenzione anche agli acquisti compulsivi: soprattutto in questi tempi di forzata clausura per il Covid, ma anche quando i tempi erano migliori, era facile farsi prendere la mano da proposte di acquisto di siti di abbigliamento, casalinghi, elettronica e qualsiasi altra cosa ricada della vostra sfera di interesse. E' molto facile farsi trascinare e spendere cifre esagerate.

Abbiate cura della vostra immagine. Fin da quelle che mettete sul vostro profilo. Non mettete foto che siano molto "private", non diffondete vostre immagini di cui potreste pentirvi nel futuro. Non mettete foto o informazioni della vostra famiglia, in particolare dei minori. Certe volte potrebbe sembrare un gioco, ma sappiate che sulla rete poche cose sono private, vostre in modo esclusivo. Molti possono osservarvi attraverso ciò che voi stessi pubblicate. Non pubblicate mai dati personali o riservati, attenzione anche quando rispondete a moduli elettronici se non sono di agenzie conosciute e sicure. Come ho già detto, ma preferisco ripetermi, non date i vostri documenti personali a nessuno, sulla rete.

Penso di avervi dato abbastanza indicazioni per come procedere con sicurezza in questo ambiente. Sono indicazioni generali, che andavano bene 5 anni fa e potranno probabilmente essere valide anche tra altri cinque. Una volta tanto, la prudenza è una virtù che non invecchia.

 

Fake News e l'informazione del WEB

Uno dei motivi per cui si accede al WEB oggi è la ricerca spasmodica di informazioni (news) freschissime, per essere sempre sulla cresta dell'onda, visto che parliamo di navigare... ma attenzione, tutto questo ha un prezzo, che ben conosce chi ha fatto giornalismo per una vita e che oggi deve combattere per cercare di tenere dignitosamente il proprio ruolo e professionalità.

Cosa si intende, prima di tutto, per Fake News? Ancora una volta ci dobbiamo confrontare con la lingua inglese che non è la nostra, almeno non lo è per le generazioni meno giovani. La traduzione più semplice è notizie false, altrimenti dette bufale. Dietro a questa etichetta, ormai di moda, si nasconde un mondo fatto sia di buonafede che di autentica criminalità. La buonafede la possiamo invocare quando una notizia viene data non secondo i canoni classici del giornalismo, riassumibile nelle classiche 6 domande: chi, dove, quando, come, cosa e perché. E soprattutto non vengono controllate le fonti, non c'é un presidio della verità dell'informazione, ma per arrivare primi si sorpassa a destra, se l'immagine può rendere l'idea.

La criminalità, e il vocabolo non è casuale, è quando la notizia ha finalità destabilizzanti, diffamatorie, oltraggiose e sicuramente non veritiere. Queste sono subdole, perché molte volte sono somministrate in forma molto accattivante, date come esclusiva o come qualcosa di eclatante. Alcune sono state storiche, e qualcuna fatta chiaramente per scherzo, è perfino simpatica e piacevole. Direi che nel mondo dei media, quella più famosa e storica, prima ancora dell'avvento della rete, fu la trasmissione in diretta di Orson Wells riguardo l'invasione della Terra da parte di alieni. Quello scherzo gettò un'intera nazione (gli Stati Uniti) nel panico, ci furono incidenti, fughe, scene terribili che la storia ricorda e riporta.

Oggi la situazione è meno drammatica, ma sicuramente più intricata. Ci sono persone date per morte mentre sono ancora vive e vegete, ci sono annunci di scoperte scientifiche mai avvenute o pericolose per la salute, come fare la mammografia provoca l'insorgenza del tumore o le scie chimiche, personaggi famosi che avrebbero fatto affermazioni poi rivelatesi totalmente false, come il Papa che sostiene Trump alle elezioni, fino a tutte le strampalate affermazioni di questi mesi su cosa provochi o guarisca il Covid.

Queste fake news sono appunto destabilizzanti proprio in ragione del fatto che se le prendiamo alla lettera senza filtri, senza porci domande sulla loro veridicità, spesso potremmo essere presi per matti o iniziare a credere a teorie complottistiche, negazioniste e altro. Ricordate la campagna sul fatto che l'uomo non sia mai andato sulla Luna? Oppure che la Terra sia piatta? Quindi il fatto che la stessa Luna sia tonda è perché la vediamo dalla sua parte piatta? Ma vi sembra? E i morti di Covid? Invenzioni. Ecco quindi che l'attività di certe persone sia da considerare davvero simile al terrorismo. Una forma di terrorismo più velata e meno esplosiva, ma pur sempre in grado di gettare le persone nel panico e nell'angoscia.

Questo è anche un effetto derivato dal fatto che noi abbiamo la tendenza a leggere sempre le stesse fonti di informazione, non confrontiamo idee diverse per paura di capire che quelli che non amiamo abbiano ragione. Se non siamo politici di professione, andiamo in edicola, sia quella vera che quella della rete, e leggiamo sempre la nostra testata preferita. Difficile cambiare, difficile trovare qualcuno che acquista quotidiani di deversa ispirazione o guardi contemporaneamente il sito di Repubblica e Il Giornale. Nel migliore dei casi viene considerata una inutile perdita di tempo.

Dobbiamo anche renderci conto che i tempi cambiano, con loro le nostre abitudini e negli ultimi decenni il mondo è diventato un proiettile sparato a folle velocità. Il secolo breve, quello appena passato, è già dimenticato. Normale che anche il mondo dell'informazione stia cambiando, ma questo non dovrebbe pregiudicare la nostra capacità di giudizio. Una delle cose più difficili di questi anni è conservare la propria razionalità, avere punti di riferimento costanti, conservare la propria discrezionalità. Il mitico libero arbitrio viene messo in crisi molto più che nel passato anche perché noi stessi siamo più fragili e ancora di più lo sono i nostri figli e nipoti che in questo brodo stanno crescendo. Il mio invito personale è a non perdere mai la propria coscienza, tenere gli occhi aperti ed usare il proprio cervello, cercando di resistere ai facili condizionamenti che strumenti sempre più raffinati possono creare, a volte inconsapevolmente, alla nostra capacità di giudizio. E' essenziale per poter credere in un futuro migliore per noi e per chi amiamo.

 


 

Bon Ton del WEB

Questo argomento che, a primo acchito, sembra frivolo, è invece uno dei punti "caldi" delle discussioni su quanto questi nuovi strumenti e mezzi mediatici stiano influenzando la nostra vita fino a cambiare il nostro umore, carattere ed attitudini.

Volevo brevemente riprendere, in questa chiave, l'argomento Fake News, perché nella discussione con alcuni amici sono emerse diverse cose interessanti. Quella che rientra in questo tema è relativa al fatto che di alcuni articoli abbiamo subito la percezione che si tratti di Fake News, quindi lo riprendiamo e lo facciamo girare, magari criticandolo, come esempio di questa pessima comunicazione. Però così facendo, in realtà propaghiamo questa notizia anche verso altri che non l'avevano colta o letta, e quindi di fatto facciamo propaganda a qualcosa che in realtà vorremmo esecrare, ostacolare.

Immaginiamo la rete come fosse la nostra città, con vie, piazze, momenti di incontro. Ci troviamo davanti un'umanità varia, che spesso non conosciamo, ma di cui osserviamo i comportamenti: se buttano una cartaccia per terra e a due metri c'é un cestino, o la raccogliamo noi e la buttiamo, oppure richiamiamo la persone e gli facciamo notare che c'era il cestino. Potremmo anche ignorare la cosa, ma saremmo a quel punto anche complici di chi inzozza le strade. Come reagirà la persona? Potrebbe ringraziare, chiedere scusa, la carta è caduta inavvertitamente oppure non ho visto il cestino, ma potrebbe anche risentirsi e dirvi da "ma fatti i fatti tuoi" a insulti più pesanti. La medesima cosa accade nel WEB.

Il confronto richiede educazione e intelligenza. Abbiamo una immensità di occasioni, durante le nostre navigazioni, per interagire con altre persone, che possiamo conoscere, ma ancora più spesso non conosciamo. Noi dovremmo sempre comportarci come con persone vere, rispettosi delle idee degli altri, ma altrettanto fermi nelle nostre convinzioni, senza però mai superare la soglia del buon senso e dell'educazione.

Quali sono le occasioni di confronto? Quasi tutti i quotidiani e le riviste online, i blog, tutti i social network (soprattutto questi), scrivono cose che possono essere condivise o meno, nel contenuto che trasmettono. Anche in questo blog avete la possibilità di commentare i singoli post (articoli, commenti). Perfino quando fate acquisti online avete la possibilità di lasciare commenti, ed anche questi possono essere pretesto per insultare il fornitore o addirittura chi aveva lasciato un precedente commento positivo.

Quasi tutti questi dispositivi dispongono o sono loro stessi sistemi di chat (chiacchiera in inglese), ovvero di poter scambiare messaggi e opinioni su singoli post di tante altre persone. Se tutti utilizziamo la forma anonima solo per poter insultare e denigrare chi ha scritto qualsiasi cosa, purché lecita, o anche ponendo il proprio nome e cognome, ma mettendo tutto il nostro astio nel commento, stiamo tradendo il bon ton, ma prima di tutto stiamo usando la forza delle parole per creare uno stato di frustrazione o di tensione.

Perché ho scritto "purché lecita"? Perché in molti casi (vedi Facebook, Twitter, i quotidiani, i gestori professionali di news e tanti altri) vi è un moderatore che può intervenire e cancellare (bannare, in gergo) il post o il commento. Ma peggio ancora, se il post o l'articolo infrangono la legge o costituiscono offesa verso una persona o soggetti con figura giuridica, si può arrivare a compiere un reato. Ricordate che normalmente potete anche navigare in forma anonima o con alias, ovvero dandovi una falsa identità, ma la Polizia Postale (come ho già detto, competente per questi reati) dispone di mezzi sofisticati in grado di arrivare a stabilire l'identità vera di un utente della rete e a tracciare le sue navigazioni. Non sentitevi al sicuro dietro il vostro incognito.

Non prendete questo ambiente alla leggera, come se fosse tutto permesso. Prima di tutto abbiate rispetto e decenza, sia che scriviate, sia che commentiate. Anche come si scrive ha la sua importanza: se scrivete una frase o un post TUTTO IN MAIUSCOLO, è come se steste urlando nella vita reale. Fate attenzione anche all'uso delle cosiddette faccine o emoticon, certe volte non sono recepite come si vorrebbe. Soprattutto non esprimetevi solo con emoticon! Non è vietato usare l'ironia, ma ricordate che quando scrivete mancano molti dei contributi che in un dialogo fra persone fanno capire il vero senso di ciò che si vuole affermare. Ricordatevi di questo anche quando scrivete i messaggi di posta.

Tra l'altro, ricordate che anche la posta elettronica è soggetta al segreto postale e alla privacy. Non aprite i messaggi di altri senza il loro permesso, commettereste un abuso. Ancora peggio, non pubblicate messaggi di posta di altri, magari ottenuti con questi criteri di abuso.

Molte persone, in questi tempi in cui si sta utilizzando a proposito e a sproposito il canale delle chat, trovano un crescente odio, un malessere, una maleducazione eccessiva da parte di chi partecipa e in molti (io stesso ad esempio, come ho già scritto), tendono ad allontanarsene o a distaccarsi completamente. Se da una parte un certo pessimismo e un latente senso di frustrazione pervade le persone per la crisi sanitaria in atto, il rispetto e l'educazione non sono state abrogate, anzi diventano loro stesse testimonianze di saldezza etica e morale, che possono aiutare tutti a vivere meglio e superare più facilmente questi momenti.

 

I costi del WEB e conclusioni

Come ho detto fin dall'inizio di questa chiacchierata, non ho pensato questi articoli per giovani e intraprendenti conoscitori della rete, ma per quelle persone meno giovani che però hanno intenzione di usare la rete o si sono affacciate da poco a questo balcone sul mondo. E' stata una bella esperienza per me scrivere di questi argomenti in tono non da tecnico, chiedendomi ad ogni frase se fosse comprensibile ai miei genitori ultraottantenni e a persone come loro.

L'argomento di oggi, che ho lasciato per ultimo, riguarda i costi relativi all'accesso e alla gestione di questi strumenti. Dico subito che per quanto riguarda l'acquisto del materiale primario per eseguire le vostre navigazioni, sarà opportuno scegliere gli strumenti in base a quelle che sono le vostre esigenze reali. Se posso però dare un consiglio, direi che per eseguire delle normali navigazioni in Internet non avete bisogno di computer o telefoni cellulari straordinari: indicativamente, parlando di materiale nuovo, potete trovare computer adatti nella fascia tra i 300 e i 450 euro e cellulari tra gli 80 e i 150 euro. Anche per i tablet, che poi sono una via di mezzo, starei nella fascia  tra i 100 e i 200 euro.

Diverso se parliamo del contratto per una linea fissa a casa o per l'abbonamento in telefonia per l'uso dei dati. Sentite parlare di giga? Sono la quantità di dati che potrete usare in un lasso di tempo (di solito un mese) per il consumo di questi dati. Per i cellulari la tariffa comprende anche la telefonia e la messaggistica immediata, gli SMS, che se non fate grandi cose offrono contratti a partire da 8/10 euro al mese che coprono abbondantemente qualsiasi necessità. E questo, lasciatemelo dire senza voler fare alcuna pubblicità ma solo per esprimere un parere, grazie a Iliad che è entrata nel nostro mercato dimostrando a tutti i precedenti gestori che stavano facendo cartello per non abbassare i prezzi.

Per una linea dati fissa da casa i costi viaggiano da 25 a 35 euro. E qui cominciamo a capire qualche cosa. Di solito i gestori promettono velocità strabilianti che quasi mai corrispondono al vero. Ad una linea dati fissa, ad esempio, potete attaccare anche una Smart TV, un televisore di nuova generazione in grado di ricevere anche i canali non solo digitali, ma direttamente dalla rete, come Sky, Netflix e altri. Ma se la linea non è garantita a determinate velocità, dai 40 Megabit in su, non riuscirete nemmeno a vedere la TV e navigherete ad una velocità da lumaca. Fate quindi fare sempre un controllo e al tecnico che vi installa la rete sulla qualità e la velocità del segnale chiedete di certificare questi dati.

Bene, in teoria siete pronti a navigare seriamente. Ma prima di cominciare, una raccomandazione: ricordatevi che anche qui la parola "GRATIS" non esiste. In un modo o nell'altro pagate sempre qualcosa. I costi diretti ve li ho già indicati: sono quelli del vostro abbonamento. Poi, aprendo la porta sul mondo WEB, troverete tanti motivi e occasioni per spendere i vostri soldi.

Per evitare di avere qualche effetto speciale indesiderato sul vostro strumento (computer, tablet o cellulare, che in gergo si chiamano "device" e si pronuncia devais), vi consiglio di mettere subito un buon antivirus. Non vi esenta dal Covid, ma impedisce alla vostra macchina di prendersi qualche spiacevole ospite. Cosa fanno questi virus? Dipende. Alcuni vi spiano, altri semplicemente fanno scherzi mentre scrivete o guardate qualche cosa, altri vi danneggiano il disco o vi cancellano i dati. Molto scocciante o perfino grave. Esistono antivirus gratis, molto buoni, che potete scaricare dalla rete. Gli stessi o altri hanno anche una versione a pagamento, più ricca nei contenuti e nei controlli, solitamente definita "PRO".

Dei pericoli connessi alla gestione dei codici personali abbiamo già parlato, ma attenzione anche ai virus che vi leggono la tastiera mentre digitate e vi rubano i codici segreti della banca o della posta o di altri servizi. Un qualsiasi antivirus dovrebbe essere in grado di garantirvi almeno questa protezione.

Durante le vostre navigazioni troverete una montagna di pubblicità. Ebbene sappiate che qui vale lo stesso discorso delle televisioni commerciali: per andare avanti si fa tanta pubblicità ed essendo questo un mezzo principe di comunicazione mondiale, le pubblicità sono dappertutto. Vi proporranno anche dei prodotti informatici che a voi piacciono (soprattutto giochi) gratuitamente, ma come dicevo nulla è gratis. Saranno colmi di pubblicità e se vi piacciono e ci volete giocare o usare senza essere interrotti ogni cinque minuti, dovrete acquistare la versione a pagamento. Oppure aspettare che la pubblicità finisca. A voi la scelta.

Altra cosa che succede quando si prende confidenza con questi strumenti è la facilità e la comodità che ci fanno apprezzare le vendite online. Se guardate l'economia mondiale, alcune delle maggiori imprese mondiali sono di vendita online, prima fra tutte Amazon. Anche qui, fate attenzione. Se parliamo di abbigliamento, le taglie le dovrete verificare molto bene, sia al momento dell'acquisto, sia quando vi arrivano a casa perché non è detto che corrispondano. Così come i colori. Ma soprattutto, nessuno vi potrà mai fare apprezzare la consistenza delle stoffe o dei tessuti, le leggerezza, la freschezza o il calore. Qualcuno ha deciso di tornare a frequentare negozi (magari non in questi momenti) per poter davvero apprezzare la qualità dei prodotti. Questo vale per tutto l'abbigliamento, compresi gli accessori. Dovrete trovare il vostro equilibrio, in questo percorso.

Per materiali più tecnici il discorso vale meno: tipologia, marca, qualità sono magari già note e non cambiano, cambia solo il tipo di fornitura, ovvero che ve li portano a casa. Ecco un altro argomento: le spese di spedizione. Variano in funzione dei prodotti acquistati e dei fornitori, delle loro politiche commerciali che includono la logistica. Per alcuni prodotti non conviene fare acquisti on line perché il ricarico delle spese di spedizione è maggiore del costo stesso del prodotto. Soprattutto per piccole quantità di prodotti di poco valore. Resta la comodità e quindi valutate di volta in volta, ma non dimenticate che i costi di trasporto vengono esposti quasi sempre alla fine dei vostri acquisti.

Questo per orientarsi. Poi la rete vi offre un miliardo di applicazioni per qualsiasi tipo di necessità informatica o per passatempo, gioco o intrattenimento. Vi sono inoltre tantissimi siti che vi possono suggerire, guidare, stupire, informare... Si trova tutto e di più. Anche qui occorre misura e prudenza, come già detto fin troppe volte, forse. Ma ripetere aiuta. Purtroppo molti siti sembrano essere benefattori, mentre invece sono solo in grado di carpire la vostra buonafede ed il vostro denaro. Le truffe sul WEB sono all'ordine del giorno, i reati informatici sono in continua crescita. Alcune volte non avete nemmeno bisogno di confermare un acquisto che vi trovate a pagare magari piccole cifre, 4 o 5 euro la settimana per un abbonamento mai richiesto coscientemente, ma carpito in modo fraudolento.

Per questo vi consiglio di controllare spesso il vostro conto corrente, specie se online, per verificare l'apparire di questi addebiti e nel caso, bloccarli immediatamente. Difficile magari recuperare le cifre già sborsate, ma bloccando il pagamento e disdettando il servizio eviterete di proseguire in questi prelievi forzosi.

Non vi ho detto tutto, ovviamente. Questi argomenti sono in continua evoluzione, rappresentano il futuro e perfino le autorità competenti, pur bravissime, certe volte hanno difficoltà nella prevenzione. Ma se userete le armi che vi ho proposto in questi articoli, potrete essere fiduciosi che le vostre esperienze di navigazione non saranno così male. Se poi mi vorrete far avere i vostri commenti, suggerimenti o anche richieste di maggiori spiegazioni, sarò ben lieto di mettere la mia esperienza a vostra disposizione. Buona vita a tutti voi.

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