Internet e Social Media: Istruzioni per i non utenti
Una guida non tanto rapida per chi ha una certa età
In questo capitolo introduttivo,
vorrei dare una panoramica dei punti che verranno trattati in questo argomento.
Dico subito che non sarà una trattazione tecnica, né di argomenti tecnici su
cosa sia Internet e come funzioni o come si entri in un social media, a meno
che non sia attinente al tema che sto trattando.
Quello che troverete qui avrà la
finalità di spiegare questi argomenti, ma non in chiave tecnica, bensì
colloquiale, come se fossimo al bar e come se stessimo parlando tra amici.
Penso mentre scrivo ai miei genitori ultraottantenni e mi metto nelle
condizioni di parlare con loro, cercando di fare riferimento alle loro
cognizioni tecniche (che sono zero), ma anche alla loro curiosità su questi
argomenti, avendo ancora una mente curiosa, ma avendo poche occasioni (se non
zero) che qualcuno spieghi loro queste cose.
Quindi non aspettatevi di aver
trovato il genio della lampada che risolve i vostri problemi di computer o
cellulare, ma semplicemente di sentirvi raccontare cosa succede alla gente che
usa il computer o il cellulare, come questi possano essere usati in modo
improprio o eccessivo, quali sono i limiti oltre cui non si dovrebbe andare, ma
anche i rischi di questi ambienti, che se non conosciuti possono causare
gravissimi danni a persone ignare, che vi stanno dentro senza sapere dove esse
siano in realtà.
Pochi ad esempio sanno che
Internet è un residuo della guerra fredda, che sarebbe stato usato dagli Stati
Uniti per difendersi e rispondere in caso di attacco nucleare. Nato alla fine
degli anni '60, la prima denominazione fu ARPAnet, e rimase a livello di studio
e ricerca fino all'inizio degli anni '80. Poi, il lato commerciale prese il
sopravvento, e cominciò a svilupparsi come Internet. Oggi è la più grande opera
civile che l'uomo abbia mai realizzato, e su questa base si sta scrivendo il
futuro del mondo, pur con qualche problema e difficoltà.
Quando oggi parliamo di Digitale,
ad esempio, molti non hanno ancora compreso bene di cosa si stia trattando,
anche se usano tecnologie e applicazioni digitali tutti i giorni e per
svariatissimi motivi. Da qui, un altro termine che nasconde forse il più grosso
problema generazionale per l'uso di questi strumenti è "Digital
Divide", termine inglese che sta proprio a significare il distacco, la
divisione generazionale che queste tecnologie stanno operando. Ed io aggiungo,
non solo generazionali, vedo una divisione anche orizzontale, all'interno delle
stesse fasce di età più giovani o territorialmente più ricche di
informatizzazione e di possibilità di sviluppo.
Molto della nostra vita futura
sarà in dipendenza di questi strumenti, di cui sappiamo molto poco in verità,
per quello che riguarda l'uso, le possibilità, i costi e perfino l'utilità.
Andiamo per moda, non vogliamo essere tagliati fuori e quindi dobbiamo esserci.
Sì, ma a che prezzo? E verso quali rischi?
E come mi muovo in un mondo che
potrebbe essere falso, mascherato (non causa Covid), subdolo, incivile, bullo,
vuoto, aggressivo... come faccio a capire, a dialogare, a vedere chi e ciò che
non vedo? Sei tu o sei qualcosa o qualcuno che non conosco?
Io vorrei mettervi a parte della
mia esperienza in materia. Da fine anni 70 mi occupo di informatica e non solo
tecnica, ho visto organizzazioni e gestito ambienti, fino a costruire relazioni
attraverso Internet e le sue applicazioni. Vorrei semplicemente darvi modo di
riflettere su alcune cose, che forse già conoscete, ma presentandovele da un
altro punto di vista. Buona lettura
Digitale e Analogico
Da quando esiste la matematica, e
da quando da questa scienza si è generata l'informatica come oggi la conosciamo
e definiamo. in modo quasi impercettibile ha iniziato ad entrare nella nostra
vita la realtà digitale. Ecco perché è così difficile capire cosa sia, quali
siano le sue applicazioni, dove interviene nella nostra vita. E ancora peggio,
capire cosa sia e distinguere l'analogico.
L'analogico (ovvero analogo,
simile) compara, il digitale è. E questo per un semplice motivo: il digitale si
basa, al suo livello minimo, su di una sequenza di numeri che possono assumere
solo due valori: zero o uno.
Si chiama sistema binario, dal
latino, proprio perché ha solo due valori. Come due sono i binari del tram o
del treno. Anche i valori di zero e uno non hanno lo stesso significato che
diamo ai nostri numeri, ma hanno più il valore di "acceso o spento",
di "si o no", di "vero o falso". In gergo tecnico questi
sono BIT (sintesi di binary digit, dall'inglese, col significato di "dato
binario") e otto di questi bit compongono un byte. Provate a fare un
gioco: prendete un foglio e scrivete tutte le combinazioni che si possono
realizzare con questi 8 punti che possono assumere il valore 0 o 1:
000000000 - 00000001 - 00000010 -
00000100 - eccetera fino a 11111111.
Vi dico subito: sono 256 combinazioni.
In matematica sarebbe l'equivalente di 2 all'ottava potenza: due valori (0 e 1)
che si combinano 8 volte. Se pensate che i numeri sono 10 e le lettere
dell'alfabeto inglese sono 26, aggiungete qualche carattere speciale, come
virgola, punto, punto esclamativo, due punti... in ogni caso non riusciamo a
saturare le 256 combinazioni. Utilizzando questi valori in modo standardizzato,
cioè in modo che ad una determinata combinazione corrisponda una lettera, un
numero o un simbolo, possiamo comunicare. In questo modo abbiamo trasformando
la nostra vecchia macchina da scrivere (analogica) in una tastiera di
computer... digitale, ecco spiegato il miracolo.
Nei nostri computer, tablet,
cellulari è presente una interfaccia, uno strumento che traduce il tasto che
premiamo in un byte e lo memorizza in un supporto digitale. E' così che la
macchina da scrivere è diventata computer. Da analogico a digitale. Lo stesso
procedimento, effettuato in maniera più complessa e utilizzando anche altri
supporti, si può realizzare per foto, filmati, voce, musica e in questo caso
parliamo di supporti multimediali.
Ma perché il digitale è così
importante? Perché le informazioni che girano su Internet sono solo digitali.
Se avete una vecchia foto stampata su carta e volete mandarla alla zia in
America, o la mettete in una busta e la spedite via aerea (soluzione analogica)
o la scannerizzate e la mandate con un fax o col cellulare attraverso una
applicazione di posta elettronica o social in pochissimi attimi.
Altra cosa che impressiona è la
capacità di memorizzazione che i moderni supporti digitali offrono. Su una
scheda di memoria di una macchina fotografica digitale possono trovare posto
anche più di 7 o 8 mila fotografie. Ed il supporto è più piccolo di un
quadratino di una tavoletta di cioccolato. Una biblioteca con 10.000 libri può
stare in una scatoletta grande come una confezione da 40 cerotti assortiti.
Su Internet le informazioni
viaggiano alla velocità della luce, per cui per andare in America un dato ci
mette meno di un decimo di secondo, un battito di ciglia. Con la
digitalizzazione e attraverso Internet possiamo trasferire scritti, fotografie,
video, dati contabili, effettuare transazioni di acquisto e di vendita di
qualsiasi cosa e quindi muovere denaro, ingentissime quantità di denaro. Oggi
arriviamo a gestire i nostri conti correnti senza fare code e senza muoverci da
casa, pagare bollette, sapere quanti soldi abbiamo sul conto e muovere questi
soldi pur restando fermi. Ma attenzione: anche l'elettricità è buona, fa funzionare
tutta la nostra casa, ma se si toccano dei fili scoperti si può prendere una
scossa tremenda.
Digital Divide: il divario digitale
Dunque, abbiamo detto: nasce
Internet e su questa piattaforma mondiale si comincia a costruire l'immagine
del mondo futuro, ma per fare questo sono occorsi più di 30 anni. Motore di
Internet è stata la digitalizzazione, ovvero la trasformazione di tutto quello
che ci circonda in un insieme di numeri binari (0 e 1) che oggi rappresentano
la realtà. Ma non è finita.
Anzi, per meglio dire: comincia
adesso. Ma fin da subito capiamo che questa rivoluzione cosmica ha dei limiti.
Primo: non tutti conoscono e sanno usare le tecnologie che vengono loro messe
in mano come consumatori finali. Alcuni non sanno proprio da che parte
cominciare. Altri vorrebbero, ma non possono. Capiamo meglio questo passaggio.
Chi è giovane, diciamo sotto
questa soglia dei 30 anni, a prescindere dal grado culturale, ha una certa
dimestichezza con computer e altri supporti informatici, essendo nati già in
quest'epoca e con questi strumenti come oggetti normali, che facilmente si
trovano in una famiglia anche non particolarmente agiata dal punto di vista
economico.
Chi sta tra i 30 e i 60, quindi
oggi in età lavorativa, o li ha conosciuti da piccolo o li ha dovuti acquisire
per lavoro, o perché genitore di quei giovanotti che stanno prima dei 30. Per
chi sta sopra i 60, quindi diciamo in età da pensione, se non ha usato un
computer o un cellulare per lavoro o per piacere personale, non sa tanto bene
di cosa si stia parlando. Certo, ne può comprendere la funzione, ma fino a un
certo punto. Di certo, se non hanno lavorato in ambienti tecnologici, hanno una
vaghissima idea di cosa ci stia dietro.
E questo diciamo che è già un
divario consistente, a livello generazionale. Non solo: chi è giovane o ha
avuto modo di avere un lavoro che lo ha portato ad essere a contatto con lingue
straniere, e in particolare l'inglese, ha più facilità nell'uso nella gestione
dei processi informatici. Ma molte persone che hanno più di 60 anni hanno
grosse difficoltà a capire determinati termini che sono via via entrati nella
nostra parlata, anche demolendo la nostra amata lingua, e pregiudicando così
l'uso di apparecchi tecnologici alle generazioni più avanti negli anni.
Chi sa esattamente cosa
significhino termini come: streaming, background, network, news, storyboard,
cluster, star system... il mio correttore di bozze, impostato su italiano, dei
sette termini che ho indicato mi ha segnalato uno solo come non conosciuto.
Questi termini sono stati detti alla televisione nazionale nel tempo di un'ora.
Dunque, questo è un aspetto
primario della questione: l'uso di apparecchi tecnologici è difficoltoso per
persone anziane, sia per il tipo di strumento, sia per l'uso continuo di
termini inglesi, e anche perché avranno bisogno di assistenza da parte di
persone più esperte in grado di insegnare loro come usare tali apparecchiature,
o addirittura di sostituirsi a loro. Ma esiste un altro aspetto che genera
divario, e lo abbiamo visto clamorosamente durante questi mesi di isolamento
causa pandemia.
Molti giovani hanno avuto
grandissimi problemi a seguire la didattica a distanza perché non dotati di
apparecchiature idonee o perché abitanti in zone non servite adeguatamente dai
servizi di trasporto dei dati. La DAD o didattica a distanza ha fatto emergere
questi problemi, che erano e sono tuttora presenti sul territorio nazionale e
rappresentano un ostacolo molto pericoloso a quella che potremmo definire
"democrazia informatica". Il diritto di tutti i cittadini ad avere
accesso agli strumenti e ai supporti informatici, soprattutto in età
scolastica, quando tutto il mondo sta evolvendo verso questi strumenti come
divulgazione culturale, scientifica, di relazione, intrattenimento e qualsiasi
altra applicazione si voglia dal mondo informatico.
Divario. Separare, dividere.
Ancora una volta la storia ci mette di fronte alle nostre responsabilità. Lo
Stato dice SPID e la gente si chiede cos'é. Se vuoi sapere quale sia la tua
pensione, il tuo stato contributivo, insomma se vuoi avere contatti con l'INPS
devi avere lo SPID. E per averlo, tra le altre cose, devi avere un numero di
cellulare a cui farti mandare con un messaggio il codice univoco di accesso per
entrare nell'applicazione (sito) di INPS. E questo per ogni singola identità,
dal momento che SPID significa Sistema Pubblico di Identità Digitale. Essere
una serie di 0 e 1 per definire chi siamo.
Ciò che affermo qui non è che
tutto questo sia sbagliato, altrimenti non sarebbe stata nemmeno giusta la
rivoluzione industriale duecento anni fa. Ciò che affermo è che tutto questo
deve avvenire tenendo presente le persone. Chi sono e come possono accedere con
successo a questa evoluzione culturale, senza essere lasciate indietro,
emarginate, ignorate. A prescindere dall'età, dal ceto sociale e dal luogo dove
vivono. C'è una parola che rappresenta tutto questo: italiani. Cittadini
italiani. Lo Stato per primo non può permettersi il lusso di lasciare indietro
nessuno.
Io nel mio piccolo, ma tante
altre organizzazioni e singole persone stanno cercando di aiutare chi rischia
di restare indietro, di non far perdere a nessuno, soprattutto ai più giovani,
il passo con il futuro. Ma restano i limiti e i rischi, e nei prossimi post
vedremo di quali altri problemi dobbiamo tenere conto per essere presenti al
meglio in questo mondo.
Social Media, sicurezza e password
Sono così arrivato ad un punto
cruciale del mio percorso divulgativo. Finora vi hi spiegato cos'é e come
funziona Internet, cos'é il mondo digitale, perché le due cose vanno così
d'accordo e quali ostacoli si possono incontrare nell'uso di questi strumenti,
vuoi per l'età, vuoi per la disponibilità del sistema.
Adesso vi vorrei spiegare cosa
sono i social media, quali siano i rischi che incontrate utilizzando queste
applicazioni e quali siano i problemi legati a sicurezza delle informazioni e
privacy.
La prima e, tutto sommato, unica
regola che mi sento di suggerirvi è: usate prudenza. Siate cauti, diffidenti e
avrete modo di muovervi con maggiore tranquillità in questo mondo. Che è una
parte del mondo di Internet, fatto da una dozzina di applicazioni, non di più,
ma sufficienti per catalizzare l'attenzione di oltre due miliardi e mezzo di
persone nel mondo. E con le quali, potenzialmente, potreste entrare in
contatto. Con tutte.
La più famosa ed utilizzata è Facebook,
solitamente abbreviata in FB, che solo in Italia raccoglie più di 31 milioni di
utenti; poi c'é Instagram, più indirizzata per foto e immagini, quindi Twitter,
diventata famosa in questi giorni di inizio 2021 per aver cacciato il
Presidente uscente degli Stati Uniti, Donald Trump. Poi ci sono i sistemi di
messaggistica, come Whatsapp, Messenger, o i messaggi istantanei noti come SMS.
Ce ne sono molti altri, ma il mio scopo non è di parlare dei prodotti, ma di
come utilizzarli al meglio, in sicurezza. Infine avete anche la vostra posta
personale, ci sono tanti fornitori di servizi di posta, a partire da Gmail
(servizio di Google), ma ogni fornitore di servizi di rete in fonia e dati ne
offre uno, come ad esempio Alice di TIM.
Dunque, per parlare di sicurezza
bisogna fare un passo indietro. Quando aprite il vostro computer o cellulare o
tablet, di solito vi viene chiesta una password. E qui cominciano i drammi,
tutte le applicazioni chiedono o potrebbero chiedere una password e sono
migliaia. Date sempre a tutte la stessa password? Potrebbe essere, però
attenzione, tecnicamente è sbagliato.
Come si fa a ricordarsi tutte le
password associate a strumenti e applicazioni, anche considerando che molte
chiedono periodicamente di cambiarle, rispettando regole che possono essere
umanamente incomprensibili e di conseguenza, trovarci bloccati proprio quando
ci serve lo strumento o l'applicazione? Ci sono supporti che permettono di
avere l'associazione registrata tra applicazione e password, ma ovviamente
facendo così significa che abbiamo delegato a qualcosa di esterno la
memorizzazione dei nostri dati di accesso. Non è negativo in assoluto, ma
valutate se affidare a questi sistemi la vostra utenza e password per entrare
nel conto in banca o in altre funzionalità molto personali.
Infine, fate attenzione a
delegare tutto a questi sistemi, che funzionano dentro il computer quando è
acceso e operativo. Quindi, se mettete al sicuro in questi sistemi la password
che sblocca il vostro computer o cellulare, sappiate che non funziona. E' come
chiudere le chiavi della macchina dentro il bagagliaio. Quella ve la dovete
ricordare voi.
Anche l'antico sistema di
scrivere utenza e password su di un foglio di carta è l'equivalente di scrivere
il codice di sicurezza o PIN sul vostro bancomat: se lo perdete o ve lo rubano
è come se avessero soldi contanti in mano. Anche quando siete al lavoro, non
mettete il classico post-it con utenza e password appiccicato al vostro
schermo. Lo so che lo fate, ma è addirittura contro la sicurezza dei dati
aziendali! Ma detto questo, andiamo a vedere gli aspetti più delicati della
questione delle informazioni che girano in rete.
Il primo ragionamento riguarda
l'identità digitale delle persone. Parlando di SPID ho detto che la sua
gestione può essere difficoltosa e onerosa, soprattutto per gli anziani
pensionati, parlando di digital divide. Ma dal punto di vista della sicurezza,
questa applicazione cerca di tutelare davvero l'identità della persona che
accede al servizio, almeno fino ad un certo punto. La cosa che non può essere
garantita nemmeno con la lettura dei dati biometrici (impronta digitale,
lettura dell'iride) è l'identità vera di chi siede al computer, usa il tablet o
digita dal cellulare utilizzando il profilo dell'utente che dichiara di essere.
Per capirci meglio: io sono Luigi, ma accedo allo strumento e attraverso il
profilo personale di Mario ad una applicazione, conoscendone tutti i dati.
Questo perché Mario coscientemente mi ha delegato ad operare a nome suo, o
perché, operando in modo criminale, sono riuscito a carpire i suoi dati
personali e ora opero a sua insaputa.
Questi dati personali li possono
anche reperire o a mezzo furto di portafogli, borsette o anche computer stessi
o cellulari sui quali non sono state messe password e quindi sia stato lasciato
l'accesso in chiaro perché si dimenticano i dati... sbagliato! Oppure perché
qualcuno è in grado di prendere possesso dei dati sui computer delle vittime da
remoto, in questo caso parliamo di hacker o hackeraggio delle informazioni.
Prestate quindi molta attenzione a come vi comportate, soprattutto se siete
soliti viaggiare con questi strumenti addosso.
Ricordate che se fornite la
vostra utenza e password a qualcuno, per prudenza dovreste cambiare la
password, se non volete che questo qualcuno la usi anche a propri fini. O anche
solamente sottraggano a lui queste informazioni che pure voleva mantenere
riservate e gestire correttamente. Distribuire informazioni personali aumenta
il rischio che altre persone (male intenzionate) possano utilizzare i vostri
dati.
Il WEB, minacce e sicurezza
Vi ho scritto, nel precedente
post, di come funzionano i Social Media e di come sia importante mantenere
"le chiavi" dei vostri strumenti al sicuro. In molti casi, sono come
le chiavi di casa, dovete averne grande cura e attenzione se volete procedere
in sicurezza.
Adesso affrontiamo il problema
più generale della "navigazione sicura". Da sempre, accedere ai
servizi e alle applicazione di Internet viene definito "navigare". Ma
anche andare per mare ha i suoi pericoli: tempeste e mostri marini possono
sconvolgere il vostro tranquillo procedere.
Ricordate sempre: prudenza e
attenzione. Nel dubbio, diffidate. Anche apparentemente, nessuno vi regala
nulla. Spesso la parola "gratis" viene usata per attirare traffico,
ma poi si scopre che in qualche modo si paga sempre. Pensate: voi per accedere
alla rete avete un contratto con qualcuno, quindi la vostra navigazione è
sempre a pagamento.
Con questo non voglio scoraggiare
chi si mette ad utilizzare questo mondo, che di fatto è il futuro e ha
tantissime cose belle, a cominciare da Wikipedia (suggerisco di dare
un'occhiata a chi non l'avesse mai fatto). Ma come tutte le attività umane,
anche questa ha risvolti che non tutti sono pronti a svelare fin dall'inizio e
spesso le conseguenze possono essere molto dannose.
La prima cosa che mi sento di
raccomandarvi è: non fornite mai, ma proprio mai, i vostri dati personali o i
vostri documenti al primo che ve li chiede. Recentemente due ragazze hanno
fornito i propri documenti sperando di avere un posto di lavoro, adesso sono
denunciate per truffa aggravata perché qualche malfattore ha usato questi
documenti per aprire conti correnti sui quali altre persone, convinte di
acquistare beni e servizi da una società competente, versavano i loro denari,
che poi venivano indirizzati verso altri conti all'estero e fatti sparire.
Adesso queste due ragazze sono nei guai. Si chiama Furto d'Identità ed una
delle pratiche criminali più frequenti e dannose per chi le subisce.
Ricordate sempre che nessuna
banca o assicurazione o altra agenzia di servizi vi chiederà mai i vostri dati
e soprattutto i vostri codici di accesso per conti correnti, pagamenti o
attivazione servizi. Se dovesse succedere, prima di rispondere, chiedete sempre
prima a quelli che sono i vostri interlocutori fisici, persone che conoscete
della banca o dell'assicurazione o del fornitore di servizi, e con loro
valutate il caso di segnalare o denunciare l'accaduto alla Polizia Postale,
competente per crimini informatici.
Se avete bambini o minori che
accedono al WEB, magari alla ricerca di giochi o per intrattenersi con altri
bambini, fate molta attenzione. Ci sia sempre un adulto con loro, verificate la
navigazione e se devono sentire o vedere qualcuno, oltre che avere una chat,
cercate di assicurarvi circa l'identità dell'interlocutore. La pedofilia ha
trovato terreno fertile in questo ambito. Abbiate sempre presente che talvolta
chi dice di essere non è poi in realtà la persona che afferma di essere. Ai più
grandicelli, che magari già usano in autonomia questi strumenti, ricordate sempre
che fino alla maggiore età voi siete responsabili di ciò che essi combinano, e
che è anche un vostro dovere la sorveglianza. Vi potranno rispondere che state
invadendo la loro privacy, ma non demordete. Con fermezza, fate presente che è
per la loro e la vostra sicurezza.
Per al vostra salute psichica e
fisica, non fate diventare una dipendenza l'uso di questi strumenti. Se non
riuscite a passare un'ora senza staccare gli occhi dal cellulare o dal
computer, cominciate a pensare a cosa potreste fare nella vostra vita senza
queste appendici. Attenzione anche agli acquisti compulsivi: soprattutto in
questi tempi di forzata clausura per il Covid, ma anche quando i tempi erano
migliori, era facile farsi prendere la mano da proposte di acquisto di siti di
abbigliamento, casalinghi, elettronica e qualsiasi altra cosa ricada della
vostra sfera di interesse. E' molto facile farsi trascinare e spendere cifre
esagerate.
Abbiate cura della vostra
immagine. Fin da quelle che mettete sul vostro profilo. Non mettete foto che
siano molto "private", non diffondete vostre immagini di cui potreste
pentirvi nel futuro. Non mettete foto o informazioni della vostra famiglia, in
particolare dei minori. Certe volte potrebbe sembrare un gioco, ma sappiate che
sulla rete poche cose sono private, vostre in modo esclusivo. Molti possono
osservarvi attraverso ciò che voi stessi pubblicate. Non pubblicate mai dati
personali o riservati, attenzione anche quando rispondete a moduli elettronici
se non sono di agenzie conosciute e sicure. Come ho già detto, ma preferisco
ripetermi, non date i vostri documenti personali a nessuno, sulla rete.
Penso di avervi dato abbastanza
indicazioni per come procedere con sicurezza in questo ambiente. Sono
indicazioni generali, che andavano bene 5 anni fa e potranno probabilmente
essere valide anche tra altri cinque. Una volta tanto, la prudenza è una virtù
che non invecchia.
Fake News e l'informazione del WEB
Uno dei motivi per cui si accede
al WEB oggi è la ricerca spasmodica di informazioni (news) freschissime, per
essere sempre sulla cresta dell'onda, visto che parliamo di navigare... ma
attenzione, tutto questo ha un prezzo, che ben conosce chi ha fatto giornalismo
per una vita e che oggi deve combattere per cercare di tenere dignitosamente il
proprio ruolo e professionalità.
Cosa si intende, prima di tutto,
per Fake News? Ancora una volta ci dobbiamo confrontare con la lingua inglese
che non è la nostra, almeno non lo è per le generazioni meno giovani. La
traduzione più semplice è notizie false, altrimenti dette bufale. Dietro a
questa etichetta, ormai di moda, si nasconde un mondo fatto sia di buonafede
che di autentica criminalità. La buonafede la possiamo invocare quando una
notizia viene data non secondo i canoni classici del giornalismo, riassumibile
nelle classiche 6 domande: chi, dove, quando, come, cosa e perché. E
soprattutto non vengono controllate le fonti, non c'é un presidio della verità
dell'informazione, ma per arrivare primi si sorpassa a destra, se l'immagine
può rendere l'idea.
La criminalità, e il vocabolo non
è casuale, è quando la notizia ha finalità destabilizzanti, diffamatorie,
oltraggiose e sicuramente non veritiere. Queste sono subdole, perché molte
volte sono somministrate in forma molto accattivante, date come esclusiva o
come qualcosa di eclatante. Alcune sono state storiche, e qualcuna fatta
chiaramente per scherzo, è perfino simpatica e piacevole. Direi che nel mondo
dei media, quella più famosa e storica, prima ancora dell'avvento della rete,
fu la trasmissione in diretta di Orson Wells riguardo l'invasione della Terra
da parte di alieni. Quello scherzo gettò un'intera nazione (gli Stati Uniti)
nel panico, ci furono incidenti, fughe, scene terribili che la storia ricorda e
riporta.
Oggi la situazione è meno
drammatica, ma sicuramente più intricata. Ci sono persone date per morte mentre
sono ancora vive e vegete, ci sono annunci di scoperte scientifiche mai
avvenute o pericolose per la salute, come fare la mammografia provoca
l'insorgenza del tumore o le scie chimiche, personaggi famosi che avrebbero
fatto affermazioni poi rivelatesi totalmente false, come il Papa che sostiene
Trump alle elezioni, fino a tutte le strampalate affermazioni di questi mesi su
cosa provochi o guarisca il Covid.
Queste fake news sono appunto
destabilizzanti proprio in ragione del fatto che se le prendiamo alla lettera
senza filtri, senza porci domande sulla loro veridicità, spesso potremmo essere
presi per matti o iniziare a credere a teorie complottistiche, negazioniste e
altro. Ricordate la campagna sul fatto che l'uomo non sia mai andato sulla
Luna? Oppure che la Terra sia piatta? Quindi il fatto che la stessa Luna sia
tonda è perché la vediamo dalla sua parte piatta? Ma vi sembra? E i morti di
Covid? Invenzioni. Ecco quindi che l'attività di certe persone sia da considerare
davvero simile al terrorismo. Una forma di terrorismo più velata e meno
esplosiva, ma pur sempre in grado di gettare le persone nel panico e
nell'angoscia.
Questo è anche un effetto
derivato dal fatto che noi abbiamo la tendenza a leggere sempre le stesse fonti
di informazione, non confrontiamo idee diverse per paura di capire che quelli
che non amiamo abbiano ragione. Se non siamo politici di professione, andiamo
in edicola, sia quella vera che quella della rete, e leggiamo sempre la nostra
testata preferita. Difficile cambiare, difficile trovare qualcuno che acquista
quotidiani di deversa ispirazione o guardi contemporaneamente il sito di
Repubblica e Il Giornale. Nel migliore dei casi viene considerata una inutile
perdita di tempo.
Dobbiamo anche renderci conto che
i tempi cambiano, con loro le nostre abitudini e negli ultimi decenni il mondo
è diventato un proiettile sparato a folle velocità. Il secolo breve, quello
appena passato, è già dimenticato. Normale che anche il mondo dell'informazione
stia cambiando, ma questo non dovrebbe pregiudicare la nostra capacità di
giudizio. Una delle cose più difficili di questi anni è conservare la propria
razionalità, avere punti di riferimento costanti, conservare la propria
discrezionalità. Il mitico libero arbitrio viene messo in crisi molto più che
nel passato anche perché noi stessi siamo più fragili e ancora di più lo sono i
nostri figli e nipoti che in questo brodo stanno crescendo. Il mio invito
personale è a non perdere mai la propria coscienza, tenere gli occhi aperti ed
usare il proprio cervello, cercando di resistere ai facili condizionamenti che
strumenti sempre più raffinati possono creare, a volte inconsapevolmente, alla
nostra capacità di giudizio. E' essenziale per poter credere in un futuro migliore
per noi e per chi amiamo.
Bon Ton del WEB
Questo argomento che, a primo
acchito, sembra frivolo, è invece uno dei punti "caldi" delle
discussioni su quanto questi nuovi strumenti e mezzi mediatici stiano
influenzando la nostra vita fino a cambiare il nostro umore, carattere ed
attitudini.
Volevo brevemente riprendere, in
questa chiave, l'argomento Fake News, perché nella discussione con alcuni amici
sono emerse diverse cose interessanti. Quella che rientra in questo tema è
relativa al fatto che di alcuni articoli abbiamo subito la percezione che si
tratti di Fake News, quindi lo riprendiamo e lo facciamo girare, magari
criticandolo, come esempio di questa pessima comunicazione. Però così facendo,
in realtà propaghiamo questa notizia anche verso altri che non l'avevano colta
o letta, e quindi di fatto facciamo propaganda a qualcosa che in realtà
vorremmo esecrare, ostacolare.
Immaginiamo la rete come fosse la
nostra città, con vie, piazze, momenti di incontro. Ci troviamo davanti
un'umanità varia, che spesso non conosciamo, ma di cui osserviamo i
comportamenti: se buttano una cartaccia per terra e a due metri c'é un cestino,
o la raccogliamo noi e la buttiamo, oppure richiamiamo la persone e gli
facciamo notare che c'era il cestino. Potremmo anche ignorare la cosa, ma
saremmo a quel punto anche complici di chi inzozza le strade. Come reagirà la
persona? Potrebbe ringraziare, chiedere scusa, la carta è caduta
inavvertitamente oppure non ho visto il cestino, ma potrebbe anche risentirsi e
dirvi da "ma fatti i fatti tuoi" a insulti più pesanti. La medesima
cosa accade nel WEB.
Il confronto richiede educazione
e intelligenza. Abbiamo una immensità di occasioni, durante le nostre
navigazioni, per interagire con altre persone, che possiamo conoscere, ma
ancora più spesso non conosciamo. Noi dovremmo sempre comportarci come con
persone vere, rispettosi delle idee degli altri, ma altrettanto fermi nelle
nostre convinzioni, senza però mai superare la soglia del buon senso e
dell'educazione.
Quali sono le occasioni di
confronto? Quasi tutti i quotidiani e le riviste online, i blog, tutti i social
network (soprattutto questi), scrivono cose che possono essere condivise o
meno, nel contenuto che trasmettono. Anche in questo blog avete la possibilità
di commentare i singoli post (articoli, commenti). Perfino quando fate acquisti
online avete la possibilità di lasciare commenti, ed anche questi possono
essere pretesto per insultare il fornitore o addirittura chi aveva lasciato un
precedente commento positivo.
Quasi tutti questi dispositivi
dispongono o sono loro stessi sistemi di chat (chiacchiera in inglese), ovvero
di poter scambiare messaggi e opinioni su singoli post di tante altre persone.
Se tutti utilizziamo la forma anonima solo per poter insultare e denigrare chi
ha scritto qualsiasi cosa, purché lecita, o anche ponendo il proprio nome e
cognome, ma mettendo tutto il nostro astio nel commento, stiamo tradendo il bon
ton, ma prima di tutto stiamo usando la forza delle parole per creare uno stato
di frustrazione o di tensione.
Perché ho scritto "purché
lecita"? Perché in molti casi (vedi Facebook, Twitter, i quotidiani, i
gestori professionali di news e tanti altri) vi è un moderatore che può
intervenire e cancellare (bannare, in gergo) il post o il commento. Ma peggio
ancora, se il post o l'articolo infrangono la legge o costituiscono offesa
verso una persona o soggetti con figura giuridica, si può arrivare a compiere
un reato. Ricordate che normalmente potete anche navigare in forma anonima o
con alias, ovvero dandovi una falsa identità, ma la Polizia Postale (come ho
già detto, competente per questi reati) dispone di mezzi sofisticati in grado
di arrivare a stabilire l'identità vera di un utente della rete e a tracciare
le sue navigazioni. Non sentitevi al sicuro dietro il vostro incognito.
Non prendete questo ambiente alla
leggera, come se fosse tutto permesso. Prima di tutto abbiate rispetto e
decenza, sia che scriviate, sia che commentiate. Anche come si scrive ha la sua
importanza: se scrivete una frase o un post TUTTO IN MAIUSCOLO, è come se
steste urlando nella vita reale. Fate attenzione anche all'uso delle cosiddette
faccine o emoticon, certe volte non sono recepite come si vorrebbe. Soprattutto
non esprimetevi solo con emoticon! Non è vietato usare l'ironia, ma ricordate
che quando scrivete mancano molti dei contributi che in un dialogo fra persone
fanno capire il vero senso di ciò che si vuole affermare. Ricordatevi di questo
anche quando scrivete i messaggi di posta.
Tra l'altro, ricordate che anche
la posta elettronica è soggetta al segreto postale e alla privacy. Non aprite i
messaggi di altri senza il loro permesso, commettereste un abuso. Ancora
peggio, non pubblicate messaggi di posta di altri, magari ottenuti con questi
criteri di abuso.
Molte persone, in questi tempi in
cui si sta utilizzando a proposito e a sproposito il canale delle chat, trovano
un crescente odio, un malessere, una maleducazione eccessiva da parte di chi
partecipa e in molti (io stesso ad esempio, come ho già scritto), tendono ad
allontanarsene o a distaccarsi completamente. Se da una parte un certo
pessimismo e un latente senso di frustrazione pervade le persone per la crisi
sanitaria in atto, il rispetto e l'educazione non sono state abrogate, anzi
diventano loro stesse testimonianze di saldezza etica e morale, che possono
aiutare tutti a vivere meglio e superare più facilmente questi momenti.
I costi del WEB e conclusioni
Come ho detto fin dall'inizio di
questa chiacchierata, non ho pensato questi articoli per giovani e
intraprendenti conoscitori della rete, ma per quelle persone meno giovani che
però hanno intenzione di usare la rete o si sono affacciate da poco a questo
balcone sul mondo. E' stata una bella esperienza per me scrivere di questi
argomenti in tono non da tecnico, chiedendomi ad ogni frase se fosse
comprensibile ai miei genitori ultraottantenni e a persone come loro.
L'argomento di oggi, che ho
lasciato per ultimo, riguarda i costi relativi all'accesso e alla gestione di
questi strumenti. Dico subito che per quanto riguarda l'acquisto del materiale
primario per eseguire le vostre navigazioni, sarà opportuno scegliere gli
strumenti in base a quelle che sono le vostre esigenze reali. Se posso però
dare un consiglio, direi che per eseguire delle normali navigazioni in Internet
non avete bisogno di computer o telefoni cellulari straordinari:
indicativamente, parlando di materiale nuovo, potete trovare computer adatti
nella fascia tra i 300 e i 450 euro e cellulari tra gli 80 e i 150 euro. Anche
per i tablet, che poi sono una via di mezzo, starei nella fascia tra i 100 e i 200 euro.
Diverso se parliamo del contratto
per una linea fissa a casa o per l'abbonamento in telefonia per l'uso dei dati.
Sentite parlare di giga? Sono la quantità di dati che potrete usare in un lasso
di tempo (di solito un mese) per il consumo di questi dati. Per i cellulari la
tariffa comprende anche la telefonia e la messaggistica immediata, gli SMS, che
se non fate grandi cose offrono contratti a partire da 8/10 euro al mese che
coprono abbondantemente qualsiasi necessità. E questo, lasciatemelo dire senza
voler fare alcuna pubblicità ma solo per esprimere un parere, grazie a Iliad
che è entrata nel nostro mercato dimostrando a tutti i precedenti gestori che
stavano facendo cartello per non abbassare i prezzi.
Per una linea dati fissa da casa
i costi viaggiano da 25 a 35 euro. E qui cominciamo a capire qualche cosa. Di
solito i gestori promettono velocità strabilianti che quasi mai corrispondono
al vero. Ad una linea dati fissa, ad esempio, potete attaccare anche una Smart
TV, un televisore di nuova generazione in grado di ricevere anche i canali non
solo digitali, ma direttamente dalla rete, come Sky, Netflix e altri. Ma se la
linea non è garantita a determinate velocità, dai 40 Megabit in su, non
riuscirete nemmeno a vedere la TV e navigherete ad una velocità da lumaca. Fate
quindi fare sempre un controllo e al tecnico che vi installa la rete sulla
qualità e la velocità del segnale chiedete di certificare questi dati.
Bene, in teoria siete pronti a
navigare seriamente. Ma prima di cominciare, una raccomandazione: ricordatevi
che anche qui la parola "GRATIS" non esiste. In un modo o nell'altro
pagate sempre qualcosa. I costi diretti ve li ho già indicati: sono quelli del
vostro abbonamento. Poi, aprendo la porta sul mondo WEB, troverete tanti motivi
e occasioni per spendere i vostri soldi.
Per evitare di avere qualche
effetto speciale indesiderato sul vostro strumento (computer, tablet o
cellulare, che in gergo si chiamano "device" e si pronuncia devais),
vi consiglio di mettere subito un buon antivirus. Non vi esenta dal Covid, ma
impedisce alla vostra macchina di prendersi qualche spiacevole ospite. Cosa
fanno questi virus? Dipende. Alcuni vi spiano, altri semplicemente fanno
scherzi mentre scrivete o guardate qualche cosa, altri vi danneggiano il disco
o vi cancellano i dati. Molto scocciante o perfino grave. Esistono antivirus
gratis, molto buoni, che potete scaricare dalla rete. Gli stessi o altri hanno
anche una versione a pagamento, più ricca nei contenuti e nei controlli,
solitamente definita "PRO".
Dei pericoli connessi alla
gestione dei codici personali abbiamo già parlato, ma attenzione anche ai virus
che vi leggono la tastiera mentre digitate e vi rubano i codici segreti della banca
o della posta o di altri servizi. Un qualsiasi antivirus dovrebbe essere in
grado di garantirvi almeno questa protezione.
Durante le vostre navigazioni
troverete una montagna di pubblicità. Ebbene sappiate che qui vale lo stesso
discorso delle televisioni commerciali: per andare avanti si fa tanta
pubblicità ed essendo questo un mezzo principe di comunicazione mondiale, le
pubblicità sono dappertutto. Vi proporranno anche dei prodotti informatici che
a voi piacciono (soprattutto giochi) gratuitamente, ma come dicevo nulla è
gratis. Saranno colmi di pubblicità e se vi piacciono e ci volete giocare o
usare senza essere interrotti ogni cinque minuti, dovrete acquistare la
versione a pagamento. Oppure aspettare che la pubblicità finisca. A voi la
scelta.
Altra cosa che succede quando si
prende confidenza con questi strumenti è la facilità e la comodità che ci fanno
apprezzare le vendite online. Se guardate l'economia mondiale, alcune delle
maggiori imprese mondiali sono di vendita online, prima fra tutte Amazon. Anche
qui, fate attenzione. Se parliamo di abbigliamento, le taglie le dovrete
verificare molto bene, sia al momento dell'acquisto, sia quando vi arrivano a
casa perché non è detto che corrispondano. Così come i colori. Ma soprattutto,
nessuno vi potrà mai fare apprezzare la consistenza delle stoffe o dei tessuti,
le leggerezza, la freschezza o il calore. Qualcuno ha deciso di tornare a
frequentare negozi (magari non in questi momenti) per poter davvero apprezzare
la qualità dei prodotti. Questo vale per tutto l'abbigliamento, compresi gli
accessori. Dovrete trovare il vostro equilibrio, in questo percorso.
Per materiali più tecnici il
discorso vale meno: tipologia, marca, qualità sono magari già note e non
cambiano, cambia solo il tipo di fornitura, ovvero che ve li portano a casa.
Ecco un altro argomento: le spese di spedizione. Variano in funzione dei
prodotti acquistati e dei fornitori, delle loro politiche commerciali che
includono la logistica. Per alcuni prodotti non conviene fare acquisti on line
perché il ricarico delle spese di spedizione è maggiore del costo stesso del
prodotto. Soprattutto per piccole quantità di prodotti di poco valore. Resta la
comodità e quindi valutate di volta in volta, ma non dimenticate che i costi di
trasporto vengono esposti quasi sempre alla fine dei vostri acquisti.
Questo per orientarsi. Poi la
rete vi offre un miliardo di applicazioni per qualsiasi tipo di necessità
informatica o per passatempo, gioco o intrattenimento. Vi sono inoltre
tantissimi siti che vi possono suggerire, guidare, stupire, informare... Si
trova tutto e di più. Anche qui occorre misura e prudenza, come già detto fin
troppe volte, forse. Ma ripetere aiuta. Purtroppo molti siti sembrano essere
benefattori, mentre invece sono solo in grado di carpire la vostra buonafede ed
il vostro denaro. Le truffe sul WEB sono all'ordine del giorno, i reati
informatici sono in continua crescita. Alcune volte non avete nemmeno bisogno
di confermare un acquisto che vi trovate a pagare magari piccole cifre, 4 o 5
euro la settimana per un abbonamento mai richiesto coscientemente, ma carpito
in modo fraudolento.
Per questo vi consiglio di
controllare spesso il vostro conto corrente, specie se online, per verificare
l'apparire di questi addebiti e nel caso, bloccarli immediatamente. Difficile
magari recuperare le cifre già sborsate, ma bloccando il pagamento e
disdettando il servizio eviterete di proseguire in questi prelievi forzosi.
Non vi ho detto tutto,
ovviamente. Questi argomenti sono in continua evoluzione, rappresentano il
futuro e perfino le autorità competenti, pur bravissime, certe volte hanno
difficoltà nella prevenzione. Ma se userete le armi che vi ho proposto in
questi articoli, potrete essere fiduciosi che le vostre esperienze di
navigazione non saranno così male. Se poi mi vorrete far avere i vostri
commenti, suggerimenti o anche richieste di maggiori spiegazioni, sarò ben
lieto di mettere la mia esperienza a vostra disposizione. Buona vita a tutti
voi.