venerdì 29 gennaio 2021

21.02.03 Come lo Smart Working può cambiare la società

Ho affrontato nel precedente post gli effetti dello Smart Working o Lavoro Agile legati alle attività della persona che intende avvalersi di questa opportunità di lavoro, oggi diventata di più ampio interesse e conoscenza, definita dalla legge 81/2017. Ma questo nuovo modo di gestire il lavoro "di concetto" può avere un effetto bomba sulla società, arrivando a mutarne profondamente anche gli aspetti organizzativi e di somministrazione di alcuni servizi di grande impatto sociale.

Non a caso, lo scorso anno, durante il breve periodo di pausa estiva che abbiamo avuto dai nefandi effetti della pandemia, quando già buona parte della popolazione riteneva conclusa questa triste esperienza, hanno cominciato a levarsi da diverse parti voci contro lo Smart Working (di seguito solo SW), che in alcuni casi sono apparse subito come eccessivi o fuori contesto. Ad esempio, ricordo l'intervento del sindaco di Milano, Sala, che contestava il ricorso, a suo parere, eccessivo dello SW che andava a pregiudicare il lavoro della ristorazione, già in grave crisi per gli eventi della pandemia.

Ne seguì un ampio dibattito su chat e giornali, ma se da una parte è apparso che queste dichiarazioni altro non fossero che l'evidente manifestazione di una resistenza al cambiamento, a mio parere sono state la rappresentazione di timori reali da parte di chi ha doveri istituzionali e di governo della società e che ha ben capito quale possa essere il vero e pesantissimo impatto sulla trasformazione sociale che dovrà seguire gli effetti che lo SW impone. Ecco perché vorrei qui tentare di identificare quali siano questi effetti e che cosa comporteranno nell'attuale contesto sociale, oltre a quali potranno essere le opportunità che invece deriveranno da questa nuova condizione.

Partirò dunque dal punto di vista delle aziende che dovranno gestire l'effetto SW verso le proprie attività, e credo proprio che esse troveranno molte più opportunità che minacce. Infatti, con una intelligente e preparata gestione dello SW, con una rotazione opportuna in funzione dei ruoli, delle posizioni, delle attività da svolgere, valutate su questo banco di prova che la pandemia ha messo a disposizione, potrà accadere che la necessità di posti di lavoro in presenza si riduca dal 40 al 60% ed in alcuni contesti anche di più. Questo potrà permettere di non aver più bisogno di sedi faraoniche per centinaia o migliaia di persone, e di conseguenza di abbattere una serie di costi fissi, trovare sedi anche più snelle ed economiche nella gestione dei servizi come riscaldamento, raffrescamento, pulizia, consumo energetico e così via. Evidentemente questo richiederà del tempo, perché prima dovranno essere riprese e normalizzate le condizioni dello SW, come indicato nel precedente capitolo, che oggi non può dirsi ancora concluso. Ma già questo periodo ha dimostrato che il lavoro diventa più produttivo, si riducono le malattie ed il personale è più sereno perché può gestire il proprio lavoro ed il proprio impegno, in modo anche più soddisfacente rispetto al lavoro tradizionale.

Se allora avremo qualche milione di persone in meno sulla piazza delle grandi città e dei grandi centri di aggregazione del lavoro, avete presente quanto cambierà tutto l'ambiente di contorno a queste aziende? Ho detto prima, ad esempio, dell'opportunità di avere sedi più piccole, quindi riduzione del personale per le pulizie e la sicurezza fisica, forti riduzioni anche nella necessità della ristorazione interna, ovvero le mense. Pensate un attimo, per chi è di Milano e non solo (sono tante le immagini che le riprendono, ormai) della Piazza Tre Torri, con migliaia di dipendenti di grandi gruppi assicurativi che occupano le torri e che si affacciano su City Life, il nuovo quartiere della moda, ma anche con tanta ristorazione. Un ambito di crisi, se all'allontanamento di migliaia di lavoratori non subentrano attività di supporto ed un indirizzo più chiaro e certo sulle possibilità di quell'area. Grossi investimenti finanziari che la crisi pandemica rischia di infrangere e la politica (da qui anche l'intervento di Sala) che non ne può restare esterna. 

Ma non è solo questo. Milioni di persone che non si muoveranno più come negli anni passati perché potranno lavorare da casa, potranno anche sconvolgere il mondo del trasporto pubblico, sia su gomma che su ferro, sia privato che pubblico. Piani di investimento e potenziamento che potrebbero diventare non più necessari, con la conseguente partita da giocare su come e cosa sia comunque opportuno fare. Speriamo non a scapito della mobilità generale. Mercato dell'auto che rischia di perdere centinaia di migliaia di clienti, i quali oggi necessitano della seconda o terza auto e che potrebbero farne a meno in un'ottica di SW.

Per contro, dovremo invece capire quelle che saranno le necessità e le opportunità che questo orizzonte apre all'imprenditoria in crisi. Restare a casa a lavorare, ad esempio, implica per la persona, se sola, di dover provvedere da se per il pranzo. Se si sta lavorando, staccare per correre ai fornelli potrebbe non essere una gioia, ma un supplizio. Potrebbero allora nascere nuove opportunità per la ristorazione come già si è visto, anche nei centri grandi o piccoli dove potrà crescere la richiesta di un pranzo sano e ben preparato da consumarsi in un tempo ragionevole per poi potersi godere un po' di tempo libero prima di riprendere il lavoro. L'esigenza è logico pensare che ci sia, si tratta di mettere in moto il cervello per trovare un'offerta accattivante e conveniente. Teniamo presente che le aziende che hanno il buono pasto lo continuano ad erogare anche al lavoratore in SW, per cui un ticket pasto molte persone l'hanno in tasca e magari aggiungendo un paio di euro al giorno potrebbero avere anche un prodotto di qualità a domicilio. 

Un'altra cosa che abbiamo visto e che dovrà essere fortemente sviluppata è la dorsale della rete in fibra, per poter accedere con velocità e portata di dati decente e non depresse da fattori legati alla lentezza con cui il sistema informatico nazionale sta portando questo servizio agli italiani. Ormai abbiamo capito che il futuro passerà su Internet, la crisi ha sono accelerato questa necessità ed una volta di più siamo in rincorsa per anni passati a sperperare patrimoni pubblici senza realizzare il progetto per cui miliardi di euro sono stati investiti. Ora la spinta di grandi interessi potrebbe essere quella che fa definitivamente decollare questi interventi che non sono più differibili. Pensate alla trasformazione della televisione da digitale terrestre a fibra, pensate a tutte le attività comprese nell'ambito di Internet, e non c'è solo l'intrattenimento, il gioco, la chat, gli acquisti compulsivi. Vi è il vero progresso futuro, che quindi andrà gestito al meglio perché dovrà essere sorvegliato, di diritto pubblico e fornito nella forma di servizio.

Per questo ritengo si dovrà anche molto rafforzare il sistema di sorveglianza, la Polizia Postale ed anche la giurisprudenza si dovrà adeguare con normative e leggi più attinenti questa nuova dimensione dell'essere società. Perfino a livello etico (se non morale) si dovrà comprendere cosa sia opportuno e migliorativo da ciò che invece è denigrante e occulto. Si dovrà maturare una nuova coscienza sociale di tutte queste cose perché non è semplice definire e descrivere tutte le varianti che entrano in questo gioco e che potranno anche stravolgere il nostro modo di vivere insieme, in poco tempo, da come lo conosciamo oggi.

Solo fantasie? Lo scopriremo solo vivendo. Grazie Mogol.

giovedì 28 gennaio 2021

21.02.02 Come cambia il Lavoro: lo Smart Working

Se come primo argomento ho messo la Sanità, non posso non mettere al secondo il Lavoro. E lo scrivo con la L maiuscola perché non parliamo di semplice occupazione per ricevere uno stipendio, ma di una soddisfazione ad una necessità primaria, quella di realizzare economicamente e socialmente la propria persona .

Dunque, questa pandemia ha posto a tutti, lavoratori e datori di lavoro, il problema della continuità produttiva. Oggi la nostra vita richiede altrettanti servizi rispetto ai beni di consumo: banche, assicurazioni, agenzie di ogni tipo condividono, gestiscono o supportano le nostre necessità, così come abbiamo bisogno di fare la spesa o acquistare abbigliamento o cambiare auto. 

L'industria produttiva, la filiera della distribuzione, sia magazzini che mezzi di trasporto, la mobilità, la sicurezza intesa sia come Polizia e Carabinieri che servizi di sorveglianza o alla persona, la sanità, l'edilizia, la scuola... queste attività non possono essere svolte utilizzando lo smart working, ovvero il lavoro agile.

Inquadriamo il problema: c'è chi deve per forza andare al posto di lavoro perché non può esercitarlo a distanza, ma c'è chi può farlo anche restando a casa. I dati che ci vengono forniti da varie fonti ma in particolare faccio riferimento a quanto afferma il professor Mariano Corso del Politecnico di Milano, dicono che siamo passati da circa 600.000 praticanti lo Smart Working prima della pandemia, a oltre 6 milioni durante la pandemia. Vi è dunque stato un fenomeno straordinario: chi svolge attività prettamente amministrative o intellettuali ha potuto continuare a farle dalla propria abitazione. 

Come? Non senza difficoltà, talvolta superate "all'italiana", arrangiandosi, ma evitando anche così il diffondersi del contagio. Ora, il mio tentativo è quello di guardare oltre. Allora, come prima cosa, sarà utile capire per tutti cosa sia e come dovrebbe funzionare lo Smart Working in tempi normali, e magari anche cosa possiamo fare da subito almeno per cercare alcuni errori che si sono commessi in questi mesi.

La prima cosa da dire è che lo Smart Working andrebbe preparato in azienda in modo consapevole. Io ho avuto modo di seguire la nascita di questa "opportunità" fin dal 2015, in una grande azienda multinazionale dove lavoravo, e che è partita dal coinvolgimento delle rappresentanze sindacali e di tutti i lavoratori fin dalle prime fasi, basandosi sulla richiesta sviluppata proprio dalle maestranze, di poter gestire con maggiore flessibilità il proprio tempo, sia lavorativo che familiare. Lavorare a 80 chilometri di distanza dal luogo di lavoro è un impegno di tempo e di risorse anche economiche non indifferente, resta poco tempo libero anche a chi abita a poca distanza, ci possono essere bambini piccoli con tutti i problemi dell'essere piccoli, parenti anziani da accudire, persone malate o diversamente abili nel nucleo familiare che richiedono tempo e attenzioni. Ce ne sono ancora tante altre di motivazioni, ma conciliare l'attività lavorativa con la gestione del proprio tempo è stata ed è alla base di questa scelta. Una resistenza incontrata era il timore che con il lavoro agile avrebbe compromesso le possibilità di carriera, ma come vi spiegherò meglio più avanti, questo non dovrebbe mai avvenire.

Lo SW (per evitare di continuare a scrivere Smart Working, tanto si capisce), parte da un progetto. Non si realizza a caso, lo abbiamo fatto adesso con la pandemia perché costretti, ma per farlo funzionare bene dobbiamo fare un grosso passo indietro.

Nello SW dobbiamo partire dalla sicurezza dei dati e delle informazioni. Il vostro computer deve essere "blindato", impedendo dapprima l'accesso fraudolento ai dati da parte di terzi non autorizzati, ma anche la divulgazione di informazioni aziendali sensibili da parte del dipendente. Computer e telefoni devono avere accesso con password, modalità di spegnimento quando non utilizzati anche per poco tempo e un addestramento molto chiaro al personale che usufruisce di questa tipologia di svolgimento delle proprie mansioni.

A casa la persona deve avere un luogo idoneo per poter lavorare, tranquillo e sicuro, con una postazione di lavoro a norma e senza luce diretta alle spalle, con una sedia da ufficio con 5 raggi o comunque in grado di garantire una comoda anche se lunga permanenza in seduta da parte delle persone. Una luce naturale sarebbe ideale, in ambienti non troppo illuminati serve però una luce vivida, anche se indiretta. Alcune aziende forniscono il materiale, ma in molti casi celo si deve procurare o adattare l'esistente, ma per avere un'idea, una buona stazione di lavoro con video esterno da almeno 21 pollici, la scrivania, la sedia e l'illuminazione può costare da 400 a 750 euro.

Computer e cellulari hanno bisogno di una rete per funzionare. Se si utilizza il supporto di un provider e si ha un accesso da casa è necessario che anche il tipo di supporto sia di qualità, sia per il volume di dati da gestire che nell'affidabilità del servizio e protezione da tentativi di intrusione. Se si utilizza una scheda dati all'interno degli strumenti informatici anche questa dovrà essere adeguatamente supportata e garantita, verificando in prima battuta la copertura di banda.

Bene, ora siamo pronti per cominciare a lavorare. Forse. Perché sappiamo gestire il lavoro da remoto nostro e dei nostri collaboratori? Una cosa cosa che finora è stata poco detta a proposito delle attività svolte dalle persone che sono state costrette a lavorare da casa è che lo SW non ha gli stessi orari di lavoro che normalmente ci sono in azienda. Diciamo anche che il concetto di straordinario con lo SW sparisce, che ciò che determina la rottura con lavoro tradizionale non è il luogo da cui si lavora (da casa invece che dal proprio ufficio), ma come si lavora. E questo è il grosso problema che solleva lo SW.

Parto dal luogo di lavoro: durante questa crisi abbiamo sentito di come tante persone, soprattutto provenienti da diverse zone d'Italia rispetto al proprio posto di lavoro, abbiano deciso di tornare a casa prima di tutto per evitare di pagare inutilmente pigioni altissime soprattutto nelle grandi città, ma continuando ad erogare in modo costante e qualitativo il proprio lavoro. Anzi, forse anche più motivati e felici. Poi, le persone devono entrare in una mentalità nuova, che è quella della responsabilità personale del lavoro prodotto. Non che sia diversa da quella che ognuno dovrebbe avere anche in ufficio, ma da casa e senza il supporto fisico di colleghi e responsabili, c'è il rischio che almeno nelle fasi iniziali di questa esperienza ci si senta un po' persi e si tenda ad essere meno sicuri, meno concentrati, forse anche più timorosi di sbagliare. 

Per questo occorre essere preparati, entrare nella figura che gli esperti definiscono di "professional". In molte occasioni di lavoro, se chi mi gestisce non mi alimenta, non viene spontaneo andare a pretendere altro da fare. Da remoto è anche più difficile che il mio responsabile si renda effettivamente conto nel breve periodo della mia produttività, soprattutto se anche lui o lei sono stati cacciati dentro questa esperienza senza aver potuto capire come gestire queste nuove condizioni. Inoltre, in moltissimi casi (e qui parlano i numeri, se almeno 6 milioni di persone hanno lavorato in SW senza sapere prima le regole del gioco) si è lavorato secondo le logiche del lavoro in presenza, sia come responsabile che come collaboratore, e questo ha causato sicuramente tensioni e incomprensioni. Al telefono le uniche emozioni sono comunicate dalla voce e anche se disponete di una videoconferenza (quelle in cui si è perfetti nella parte dalla cintola in su, mentre sotto si è ancora in pigiama e pantofole) non si può avere la medesima impressione che si ha in presenza.

Come si esce da tutto questo? E' sicuramente la cosa più difficile, perché dobbiamo iniziare a lavorare per "unità di lavoro assegnate", che magari non sono state definite prima, che possono essere molto soggettive e causa di contestazione poi quando ad un certo punto dell'anno si andrà a discutere il proprio profilo lavorativo, che determina incentivi o premi. E credo che quest'anno servirà molta saggezza e pazienza da parte di tutte le persone che hanno attivato lo SW per arrivare a valutazioni efficaci ed equilibrate. 

Per il futuro si dovranno chiarire con le singole persone quelli che sono gli obiettivi, i tempi e le modalità di erogazione delle "unità di lavoro", ma se si vorrà entrare davvero nella mentalità dello SW, non si potrà più esigere solo il rispetto dell'orario di lavoro come in presenza. Avete mai pensato (qualcuno adesso mi odierà) che timbrare è la miglior garanzia per essere fisicamente al lavoro, ma senza alcuna garanzia che si stia effettivamente lavorando? Ecco, per contro, con lo SW certe garanzie decadono, anche se si invocherà di volta in volta che la linea è lenta, che il computer o il cellulare hanno dei problemi tecnici non meglio identificati (non sono mica un esperto per sapere queste cose). Ma si è certamente "in proprio", se si sbaglia si sbaglia "in proprio". Diventa più difficile evocare la compartecipazione di altri sul proprio lavoro diretto.

SW significa che se ho bisogno di fare qualcosa a metà mattina o cominciare più tardi a lavorare o smettere presto e poi riprendere dopo cena, lo posso fare. Devo rispettare solo due condizioni: gli impegni presi per meeting comuni e quindi per qualsiasi attività in compartecipazione con altri colleghi o consulenti e le scadenze dei lavori assegnati o programmati. Oggi invece in moltissimi casi non abbiamo queste condizioni, proprio perché non sono state fissate a priori le regole e le modalità di erogazione del lavoro. Ricordatevi che restate in squadra anche quando siete soli, che l'uso del telefono per lavoro crescerà, che le teleconferenze saranno pane quotidiano. Soprattutto se siete responsabili o coordinatori di un team. Non è difficile fare questo, è solo diverso e occorre progettualità. 

Per questo ribadisco che lo SW non si improvvisa, è un progetto fondamentale per l'evoluzione del lavoro nel prossimo futuro, per una migliore visione della vita e un diverso impegno delle proprie forze. Ci sarà qualcuno che al ritorno nella normalità si chiederà se lavorare in SW sia stato solo un sogno o un delirio, questo dipenderà molto da come sono state sviluppate le tematiche che ho illustrato sopra. Personalmente sono convinto che lo SW sia uno strumento potente ed efficace anche per la crescita personale e professionale: difficilmente quello che impariamo nel lavoro poi non entra anche nella nostra vita quotidiana.

mercoledì 27 gennaio 2021

21.02.01 La Sanità malata

Mi sembra giusto iniziare la mia riflessione sul futuro senza Covid proprio partendo dalla Sanità. Prima di tutto un sentito e doveroso grazie a tutto il personale medico, paramedico, ausiliario che finora si è prodigato in modo encomiabile per contenere questa crisi, poi un sentito ricordo per chi in ambito sanitario, si è sacrificato a causa di questo virus e non si è risparmiato ben sapendo a cosa andava incontro. Se la parola "eroi" è troppo enfatica, nessuno si permetta però di disonorare la memoria e i sacrifici di tutte queste persone.

Non può iniziare alcuna riflessione senza questa premessa. Molti di coloro che sono morti e anche di coloro che fra il personale della Sanità si sono ammalati avrebbero potuto evitare di prendere il virus, se le condizioni di procedure, conoscenza e gestione della pandemia fossero state chiare, se vi fosse stato da subito il materiale necessario a creare una barriera con questa minaccia. La prima cosa da fare allora è curare una Sanità malata.

Dovremo per il futuro tenere presente che queste pandemie potrebbero esplodere con maggiore frequenza e aggressività. Questo emergerebbe da alcuni studi compiuti su questa e altre epidemie del recente passato, ma già ora possiamo capire che il discorso delle cosiddette "varianti" implica una trasformazione continua dei virus. Ora in televisione siamo pieni di virologi che ci spiegano come funzionano e come mutano i virus, in buona parte aiutati dai nostri stili di vita. Per cui avere un piano pandemico aggiornato almeno ogni due anni (e non venti), avere scorte di guanti, mascherine, protezioni integrali in grado di coprire necessità impellenti e per un tempo ragionevole, senza dover contendere ad altri questi dispositivi, a volte cannibalizzando gli stessi ospedali e creando una rete in grado di poter produrre in poco tempo grandi quantità di questi dispositivi in locale, sarà uno dei punti primari da sviluppare.

Ma la Sanità è malata anche perché depredata nelle finanze nel corso di decenni e da ogni parte politica che ha trovato in questo terreno fertile per i tagli economici, a scapito della salute pubblica. Non solo. La rete primaria di assistenza capillare, quella dei cosiddetti "medici condotti" o di famiglia, è stata nel tempo demolita, soprattutto qui in Lombardia, dove il virus ha svolto con soddisfazione il suo sporco lavoro. Dobbiamo pretendere che questa rete venga ripristinata e riammodernata, certo utilizzando tutti gli strumenti che le nuove tecnologie mettono a disposizione, ma senza tornare alla squallida pratica del medico amministrativo che prescrive farmaci a comando, non visita il paziente e neanche lo tocca, non cerca nemmeno di capire se quello che lo stesso riporta è reale oppure no. Il medico che distribuisce referti di malattia a comando, il medico che non ricorda il paziente e non perché lo deva di rado, che sarebbe giustificabile, ma perché non si interessa di lui come persona. Non sono tutti così i medici, ma i nuovi dovranno evitare di diventare così.

Questa crisi sta poi facendo un danno collaterale gravissimo che scopriremo solo alla fine di questo periodo. Sono tutte le persone con malattie gravi o gravissime, dal tumore alla cardiopatia, dal diabete all'obesità e a tutte le altre malattie osteo-articolari, muscolari, respiratorie, fino a quelle psichiche e psichiatriche che in questo tempo non sono state curate né diagnosticate, rischiando di diventare da subito croniche quando saranno diagnosticate. Malattie che già producono l'effetto di esporre a maggior rischio Covid chi ne è affetto, ospedali che hanno chiuso i reparti clinici di cura per queste patologie e ammalati che rinunciano ad esami, a cure e a ricoveri perché dovrebbero essere presi in cura da nosocomi distanti decine di chilometri dal proprio luogo abituale di cura. Pazienti che non possono avere autonomia di movimento, che non potrebbero essere seguiti dalla famiglia, pazienti che verrebbero presi in cura non si sa da chi e dove. In parte, queste persone stanno già pagando il prezzo più alto, perché esposte al rischio morte da contagio Covid in modo maggiore delle altre. Da una vita ci dicono che la prevenzione è la prima forma di cura. Stiamo perdendo una guerra che avrà molti altri morti e non li conteremo come facciamo ora con il Covid.

Una riflessione la voglio anche dedicare a quei ragazzi che si sono trovati a fare il medico vero in un momento di grande emergenza. Sono sicuro che per la loro esperienza, questa sia una grande occasione, ma oggi sappiamo che ne avremmo avuti bisogno tanti altri, che non abbiamo. Già prima della crisi si diceva che con i medici che andavano in pensione, il numero dei nuovi medici era sottostimato a causa dei numeri chiusi imposti per non creare medici senza lavoro. Certo, col senno di poi possiamo dire che quello fu un errore enorme, ma già ai miei tempi vi era la sensazione che il lavoro di medico non sarebbe stato molto appetibile. Il lavoro di medico. No, signori, Fare il medico non è un lavoro. E' una chiamata, è un dovere sociale e morale. Non è per "avere un lavoro", ma per prendersi cura delle persone, è una missione. Ai miei tempi si diceva che medico, sacerdote e maestro erano una missione. Una frase caduta in disuso, ma che andrebbe ripristinata per avere una sanità migliore, una scuola migliore, una società migliore.

Ho detto prima "sfruttando tutte le tecnologie a disposizione", perché una delle poche cose buone di questa crisi pandemica è stata di averci fatto scoprire che le prescrizioni perenni, quelle che per malattie croniche si ripetono per sempre, oppure per le prescrizioni più semplici e di routine il medico può mandare la ricetta o la prescrizione di un esame direttamente al paziente via mail. Eh, ma i pazienti anziani? quelli che non hanno dispositivi? I miei genitori hanno 88 anni e riescono a fare un SMS al dottore e ricevere la ricetta sul loro cellulare. Non è questo il digital divide... e nel futuro avremo sempre più gente in grado di utilizzare queste tecnologie con maggiore destrezza. Anche le file negli studi non esistono più. Abbiamo scoperto la programmazione delle visite. E nel futuro potremo pensare a sistemi di monitoraggio di alcune patologie da casa, sistemi di rilevazione e trasmissione dati in grado di seguire costantemente al proprio domicilio anche pazienti una volta per forza ospedalizzati.

La Sanità deve tornare pubblica, garantita, gratuita. Non deve arricchire le cliniche private, che devono essere riconvertite al pubblico. I protocolli devono essere chiari e valevoli per tutti, non solo per qualcuno che può accedere con maggiore facilità grazie alla propria ricchezza perché la vita è una e vale per tutti. Non deve esistere l'equivalenza più soldi = più salute. 

Anche dopo questa pandemia credo che certe precauzioni dovranno essere mantenute. Ad esempio: se avete dei figli o nipoti, avete notato che quest'anno se non hanno preso il Covid, difficilmente hanno avuto le solite malattie di stagione? Eppure è un inverno anche più rigido degli altri anni. I miei figli piccoli quest'anno non hanno né tosse, né raffreddore, neppure mal di gola o altre affezioni alle prime vie respiratorie. Tutto questo grazie alle mascherine e al distanziamento. Crisi delle case farmaceutiche che producono i principali medicamenti contro queste affezioni. Ricordiamocelo per il futuro.

Meno malattie significa più ore frequentate a scuola e più ore di lavoro produttivo. Il ritorno economico è diretto e immediato. La qualità della vita migliore. La sicurezza di una assistenza sanitaria capillare che ti segue ovunque tu vada, anche in vacanza, diventa una sicurezza in più. Un servizio sanitario digitale è anche questo, cartelle cliniche consultabili immediatamente da qualsiasi operatore del Sistema Sanitario Nazionale, a fronte di una qualsiasi affezione ovunque la persona si trovi. Un trauma, un incidente, una crisi può cogliere chiunque e in qualsiasi circostanza. Molte volte si perde tempo prezioso alla ricerca delle informazioni che si possono avere in pochi secondi se utilizzabili ai fini per cui vengono raccolte. Sono informazioni sensibili che vanno protette, ma per questo ci sono esperti informatici in grado di creare le opportune sicurezze e comunque il beneficio sarebbe molto maggiore rispetto al pericolo di violazione della privacy.

Infine, la prevenzione. Questa pandemia ci dice che dobbiamo sempre stare all'erta, con tutte le forze che disponiamo, perché i danni che può provocare un episodio come questo significa far arretrare di 10 anni le condizioni di vita per ogni sei mesi di crisi mondiale. E ci vorranno due anni di ritorno alla normalità per recuperare ogni semestre perso. Dobbiamo creare, come sembra si voglia fare, dei centri di sorveglianza permanenti, in grado di intercettare qualsiasi interferenza o variazione significativa nella presenza di agenti avversi alla salute prima che questi diventino evidenti con epidemie o pandemie. Non siamo più in clima di guerra fredda, ma una linea di confine invalicabile tra noi e le patologie di massa deve essere creata e presidiata, non solo adesso perché siamo in mezzo alla crisi, ma anche nel futuro perché non si sa da che parte possa arrivare la minaccia.

Sarà utile scoprire poi da cosa è stata scatenata questa pandemia, se è stato l'uomo nella sua scelleratezza o è la natura che si ribella alle nostre nefandezze. Forse non lo sapremo mai, perché almeno in alcuni casi è meglio non sapere o non far sapere. Ci sono troppi interessi in giro. Ma se la politica deve e vuole fare qualcosa di buono è non perdere traccia di quello che sta avvenendo e disegnare un futuro che garantisca a tutti una Sanità migliore, più fruibile, più buona. 


martedì 26 gennaio 2021

21.02.00 Dopo il Covid

Il Sole. La nostra stella. Da lei dipende la nostra vita su questo pianeta. Beh, in effetti, non solo da lei. Noi ormai siamo in grado di spazzare via la Terra dal nostro sistema solare quando vogliamo, basterebbe solo una piccola guerra nucleare. Ma se anche noi non riuscissimo in questa impresa, tra 4,5 miliardi di anni il Sole si spegnerà. Potrà esplodere o diventare un buco nero, ancora non lo sappiamo. Di certo si espanderà fino ad inghiottire Mercurio e a lambire Venere, bruciando la Terra dove le temperature saliranno fino a 400 gradi. Quello che è certo è che per quella data la vita sul nostro amato pianeta non ci sarà più.

Ma fino ad allora noi dovremo cercare di lottare per vivere al meglio su questo simpatico pianeta, dove tutta una serie di eventi e condizioni cercano di annientare la popolazione mondiale. Terremoti, eruzioni vulcaniche, inondazioni, incendi, catastrofi di ogni genere, politici, epidemie e ora pandemie. Sembrerebbe una situazione disperata, ed in realtà lo è soprattutto per coloro che ne rimangono colpiti. 

Il Coronavirus o Covid19 da un anno rende le nostre giornate un supplizio. Per chi sta male, per chi ha amici e parenti infetti a casa o peggio, in ospedale, magari in reparti di terapia intensiva o rianimazione, ma anche per chi sta bene perché potrebbe essere ugualmente positivo e non saperlo nemmeno, col rischio di diventare untore verso le persone più care.

Tutti seguiamo più o meno assiduamente le cronache di questa pandemia, e anche adesso che stanno arrivando i vaccini, le polemiche incalzano e la tranquillità della vita normale (che già di suo ha tante ansie) non si vede ancora.

Ecco perché ho pensato di guardare avanti, di pensare al dopo. A come cambierà la nostra vita dopo questa pandemia, perché cambierà e di parecchio. In molte cose. Ma prima di tuffarci in questa visione del futuro, credo sia importante anche focalizzare almeno tre cose che abbiamo già imparato da questo disastro che sta condizionando il mondo.

La prima è che la nostra fantasia è sempre in grado si superare la realtà. Purtroppo questo non sempre è una cosa bella. Ci dobbiamo rendere conto che viviamo in un mondo dove spesso la fiction guida la nostra vita. Così possiamo anche inventarci che le ambulanze girino vuote solo per creare panico. Che i malati siano pagati per sembrare tali. Che i vaccini non esistano e che sia solo acqua distillata quella che mettono in corpo. Peccato che i morti non tornino indietro, e le famiglie possono anche essere state pagate per simulare questo, ma i morti nelle bare ci sono. Eccome. A centinaia, a migliaia. Adesso nel mondo sono più di due milioni, quelli ufficiali. Perché se dobbiamo credere ad una fantasia, quella è proprio che i numeri ufficiali non dicono la verità. Come  ho già detto molte volte, non posso credere ai numeri della Cina, che dice solo quello che vuole dire, e non posso credere ai numeri di India e Brasile, che hanno vasti territori densamente popolati e ancora non coperti da un supporto medico adeguato, dove le usanze locali seppelliscono o bruciano i morti prima che arrivino le statistiche. In America la gestione Trump è stata pessima, lo dimostrano i 400.000 morti ufficiali e la conseguenza è uno stato di guerra dichiarato da Joe Biden. La Gran Bretagna è il paese che in Europa ha il maggior numero di morti, proprio in questi giorni supera quota 100.000, e deve vedersela anche con la variante inglese, che pare essere pure peggio delle altre varianti. Ed ha la Brexit, tempismo perfetto per trovarsi in un mare di guai. E non solo perché è un'isola. Pensare che tutti i Paesi del mondo si siano coalizzati per inventarsi un virus malefico che sparga terrore e lacrime, spegnendo la fiducia nel futuro e sopprimendo tutte le economie mondiali, è puro delirio.

Apro un inciso, ma importante. Una delle contestazioni più idiote che ho sentito riguarda la comparazione con l'influenza Spagnola, che nel 1920 fece oltre 50 milioni di vittime nel mondo. Come detto, noi siamo a poco più di 2 milioni. Secondo me, questa pandemia è molto più grave e devastante di quella di allora. Provate a pensare alle condizioni in cui si viveva nel 1920: non c'erano ancora gli antibiotici, e nemmeno buona parte delle medicine antivirali. Ci si curava col chinino. Gli ospedali non erano minimamente attrezzati con zone sterili, terapie intensive e rianimazioni. Non esistevano macchinari per la respirazione forzata, i metodi di intubazione moderni, gli apparecchi di monitoraggio. Non fu creato un vaccino particolare per curare l'infezione e l'immunità di gregge fu raggiunta proprio attraverso chi superò e sopravvisse alla crisi pandemica. Le fonti di informazione erano poco efficienti, le conoscenze tra i ricercatori arrivavano con settimane o mesi di ritardo. Oggi viaggiamo in tempo reale, siamo in rete, abbiamo tutti la mascherina ed una igiene personale e una consapevolezza non comparabili con quelle di allora. Per cui a me impressionano i 400.000 morti in America. Chiudo l'inciso.

La seconda è l'importanza del tempo e delle persone. Secondo le statistiche, l'età media dei decessi in Italia è intorno agli 80 anni. Nello specifico, circa 10.000 ultraottantenni sono morti. Questa è l'unica fascia di età dove le donne sono più degli uomini a morire. Molto più degli uomini. Forse perché le guerre (anzi, ormai possiamo parlare solo della seconda guerra mondiale) hanno sterminato più uomini che donne. Ma stiamo parlando anche di persone nate prima del 1940. Vuol dire che se ne sta andando più velocemente di quanto non fosse prima, tutta quella ancora ricca massa di ricordi diretti di cosa volesse dire la guerra e le sue conseguenze. Di persone che sono nate sotto la monarchia, che hanno vissuto il fascismo, che sanno cosa vuol dire un bombardamento aereo, la deportazione e lo sterminio nazista. Se ne vanno coloro che hanno vissuto e pagato sulla propria pelle errori di altri, hanno saputo rimboccarsi le maniche e ricostruire questo Paese dalle macerie della guerra, fino a renderlo una nazione ricca e agiata, in cui figli e nipoti hanno iniziato a godere di un benessere prima sconosciuto. Sono coloro che ci hanno insegnato la solidarietà, che hanno compiuto errori ma avevano anche l'onore di riconoscerlo, cosa rara oggi. Persone con una storia dentro, che l'hanno raccontata ai nipoti, i quali hanno come riferimento i giochi elettronici. Mi viene un nodo in gola pensando a quante cose avrebbero avuto ancora da dirci e quanto poco tempo abbiamo dedicato loro. Questo del tempo lo riprenderò come concetto, ma adesso vi do un consiglio: se avete ancora un bisnonno, che sappia raccontarvi le favole, andate da lui e fatevi raccontare quelle che ancora non vi ha narrato. Se avete paura di passargli l'infezione, fatevele raccontare al telefono, registratele. Non lasciate che un briciolo di questo patrimonio vada sprecato. E ricordate che il virus uccide anche chi è più giovane, tante belle teste pensanti ci sono state strappate. Tanti affetti. Tanto dolore. Non insultate questo dolore dicendo che non esiste.

La terza, e forse anche la più devastante, è che l'economia malata è di gran lunga la cosa più importante della nostra epoca. Per l'economia si mente, per l'economia ciò che era fantasia può diventare realtà. Menzogne, generate dal fatto che se non mento, mentirà il mio "competitor" e lui si prenderà la fetta più grossa della torta. Non la cura della persona, ma la cura del capitale. Per un gioco economico si accrescono le proprie capacità produttive dei settori più delicati di questa crisi e ci si prende gioco delle persone, fornendo la promessa di vaccini che non ci sono ancora. Ci sono settori dell'economia che si sono trovati inaspettatamente in un vantaggio economico gigantesco e insperato, hanno realizzato guadagni immorali alle spalle di chi non ha capacità contrattuale. Questa crisi però ha solo tolto un velo ad una economia malata e sperequativa, dove gli stessi Governi non hanno armi, dove alcune aziende hanno un fatturato che è più di quello di tanti piccoli e poveri Stati di questo pianeta e come tali riescono ad avere potere, a fare pressioni, a dettarne tempi e modi, non sempre limpidi. Hanno accumulato ricchezze che potrebbero bastare per pagare i vaccini di tutti i popoli della Terra, ma se li terranno per se. Semmai, con grande clamore mediatico, concederanno come beneficienza le briciole dei loro ricavi. Ma i milioni di persone che hanno perso e perderanno ancora il posto di lavoro andranno ad ingrossare la massa dell'offerta di lavoro a basso costo. Persone che pur di lavorare, pur di poter pagare i mutui assunti, pur di poter mantenere una famiglia che oramai non ha più risorse, sono disposte a lavorare sottopagate. E quindi diminuirà ancora il costo del lavoro, i ricchi aumenteranno i profitti, i poveri saranno più poveri. Questo modello di economia non può reggere. I primi segnali sono stati già visti durante la crisi di dieci anni fa, ma superato il momento di recessione nessuno ha più avuto il coraggio di intervenire. i Governi preferiscono misure temporanee di salvataggio piuttosto che mettere in atto una decisa politica di transizione dall'economia tradizionale all'economia digitale. Anche di questo torneremo a parlare guardando al futuro.

Ecco, con questo sguardo sul presente mi appresto a fare qualche considerazione sul futuro. Che dovrà essere migliore di ciò che abbiamo visto finora. Lo dobbiamo ai nostri figli, a cui stiamo zavorrando ancora di più il futuro attraverso i debiti che stiamo assumendo per superare questa crisi. Di cui però non vediamo la fine. La debole luce in fondo al tunnel che erano i vaccini, sta allontanandosi, credevamo fosse più vicina e invece... Ma tutto questo passerà, ce la faremo. Non con quell'inno alla speranza e alla gioia che era "Andrà tutto bene", perché già di cose brutte ne abbiamo passate parecchie, ma con un pragmatismo ed un discernimento maggiori. Torneremo forse ad apprezzare la filosofia, andremo più piano. Apprezzeremo la lentezza e non solo la velocità. Ci gusteremo un cielo azzurro, perché prima della crisi non avevamo nemmeno il tempo di alzare gli occhi. Tutto questo sta in noi. Siamo sempre noi che decidiamo della nostra vita, anche quando non sembra sia così.

sabato 23 gennaio 2021

Internet e Social Media: una guida non tanto rapida per chi ha una certa età

Internet e Social Media: Istruzioni per i non utenti

Una guida non tanto rapida per chi ha una certa età

 

In questo capitolo introduttivo, vorrei dare una panoramica dei punti che verranno trattati in questo argomento. Dico subito che non sarà una trattazione tecnica, né di argomenti tecnici su cosa sia Internet e come funzioni o come si entri in un social media, a meno che non sia attinente al tema che sto trattando.

Quello che troverete qui avrà la finalità di spiegare questi argomenti, ma non in chiave tecnica, bensì colloquiale, come se fossimo al bar e come se stessimo parlando tra amici. Penso mentre scrivo ai miei genitori ultraottantenni e mi metto nelle condizioni di parlare con loro, cercando di fare riferimento alle loro cognizioni tecniche (che sono zero), ma anche alla loro curiosità su questi argomenti, avendo ancora una mente curiosa, ma avendo poche occasioni (se non zero) che qualcuno spieghi loro queste cose.

Quindi non aspettatevi di aver trovato il genio della lampada che risolve i vostri problemi di computer o cellulare, ma semplicemente di sentirvi raccontare cosa succede alla gente che usa il computer o il cellulare, come questi possano essere usati in modo improprio o eccessivo, quali sono i limiti oltre cui non si dovrebbe andare, ma anche i rischi di questi ambienti, che se non conosciuti possono causare gravissimi danni a persone ignare, che vi stanno dentro senza sapere dove esse siano in realtà.

Pochi ad esempio sanno che Internet è un residuo della guerra fredda, che sarebbe stato usato dagli Stati Uniti per difendersi e rispondere in caso di attacco nucleare. Nato alla fine degli anni '60, la prima denominazione fu ARPAnet, e rimase a livello di studio e ricerca fino all'inizio degli anni '80. Poi, il lato commerciale prese il sopravvento, e cominciò a svilupparsi come Internet. Oggi è la più grande opera civile che l'uomo abbia mai realizzato, e su questa base si sta scrivendo il futuro del mondo, pur con qualche problema e difficoltà.

Quando oggi parliamo di Digitale, ad esempio, molti non hanno ancora compreso bene di cosa si stia trattando, anche se usano tecnologie e applicazioni digitali tutti i giorni e per svariatissimi motivi. Da qui, un altro termine che nasconde forse il più grosso problema generazionale per l'uso di questi strumenti è "Digital Divide", termine inglese che sta proprio a significare il distacco, la divisione generazionale che queste tecnologie stanno operando. Ed io aggiungo, non solo generazionali, vedo una divisione anche orizzontale, all'interno delle stesse fasce di età più giovani o territorialmente più ricche di informatizzazione e di possibilità di sviluppo.

Molto della nostra vita futura sarà in dipendenza di questi strumenti, di cui sappiamo molto poco in verità, per quello che riguarda l'uso, le possibilità, i costi e perfino l'utilità. Andiamo per moda, non vogliamo essere tagliati fuori e quindi dobbiamo esserci. Sì, ma a che prezzo? E verso quali rischi?

E come mi muovo in un mondo che potrebbe essere falso, mascherato (non causa Covid), subdolo, incivile, bullo, vuoto, aggressivo... come faccio a capire, a dialogare, a vedere chi e ciò che non vedo? Sei tu o sei qualcosa o qualcuno che non conosco?

Io vorrei mettervi a parte della mia esperienza in materia. Da fine anni 70 mi occupo di informatica e non solo tecnica, ho visto organizzazioni e gestito ambienti, fino a costruire relazioni attraverso Internet e le sue applicazioni. Vorrei semplicemente darvi modo di riflettere su alcune cose, che forse già conoscete, ma presentandovele da un altro punto di vista. Buona lettura

 


 

Digitale e Analogico

Da quando esiste la matematica, e da quando da questa scienza si è generata l'informatica come oggi la conosciamo e definiamo. in modo quasi impercettibile ha iniziato ad entrare nella nostra vita la realtà digitale. Ecco perché è così difficile capire cosa sia, quali siano le sue applicazioni, dove interviene nella nostra vita. E ancora peggio, capire cosa sia e distinguere l'analogico.

L'analogico (ovvero analogo, simile) compara, il digitale è. E questo per un semplice motivo: il digitale si basa, al suo livello minimo, su di una sequenza di numeri che possono assumere solo due valori: zero o uno.

Si chiama sistema binario, dal latino, proprio perché ha solo due valori. Come due sono i binari del tram o del treno. Anche i valori di zero e uno non hanno lo stesso significato che diamo ai nostri numeri, ma hanno più il valore di "acceso o spento", di "si o no", di "vero o falso". In gergo tecnico questi sono BIT (sintesi di binary digit, dall'inglese, col significato di "dato binario") e otto di questi bit compongono un byte. Provate a fare un gioco: prendete un foglio e scrivete tutte le combinazioni che si possono realizzare con questi 8 punti che possono assumere il valore 0 o 1:

000000000 - 00000001 - 00000010 - 00000100 - eccetera fino a 11111111.

Vi dico subito: sono 256 combinazioni. In matematica sarebbe l'equivalente di 2 all'ottava potenza: due valori (0 e 1) che si combinano 8 volte. Se pensate che i numeri sono 10 e le lettere dell'alfabeto inglese sono 26, aggiungete qualche carattere speciale, come virgola, punto, punto esclamativo, due punti... in ogni caso non riusciamo a saturare le 256 combinazioni. Utilizzando questi valori in modo standardizzato, cioè in modo che ad una determinata combinazione corrisponda una lettera, un numero o un simbolo, possiamo comunicare. In questo modo abbiamo trasformando la nostra vecchia macchina da scrivere (analogica) in una tastiera di computer... digitale, ecco spiegato il miracolo.

Nei nostri computer, tablet, cellulari è presente una interfaccia, uno strumento che traduce il tasto che premiamo in un byte e lo memorizza in un supporto digitale. E' così che la macchina da scrivere è diventata computer. Da analogico a digitale. Lo stesso procedimento, effettuato in maniera più complessa e utilizzando anche altri supporti, si può realizzare per foto, filmati, voce, musica e in questo caso parliamo di supporti multimediali.

Ma perché il digitale è così importante? Perché le informazioni che girano su Internet sono solo digitali. Se avete una vecchia foto stampata su carta e volete mandarla alla zia in America, o la mettete in una busta e la spedite via aerea (soluzione analogica) o la scannerizzate e la mandate con un fax o col cellulare attraverso una applicazione di posta elettronica o social in pochissimi attimi.

Altra cosa che impressiona è la capacità di memorizzazione che i moderni supporti digitali offrono. Su una scheda di memoria di una macchina fotografica digitale possono trovare posto anche più di 7 o 8 mila fotografie. Ed il supporto è più piccolo di un quadratino di una tavoletta di cioccolato. Una biblioteca con 10.000 libri può stare in una scatoletta grande come una confezione da 40 cerotti assortiti.

Su Internet le informazioni viaggiano alla velocità della luce, per cui per andare in America un dato ci mette meno di un decimo di secondo, un battito di ciglia. Con la digitalizzazione e attraverso Internet possiamo trasferire scritti, fotografie, video, dati contabili, effettuare transazioni di acquisto e di vendita di qualsiasi cosa e quindi muovere denaro, ingentissime quantità di denaro. Oggi arriviamo a gestire i nostri conti correnti senza fare code e senza muoverci da casa, pagare bollette, sapere quanti soldi abbiamo sul conto e muovere questi soldi pur restando fermi. Ma attenzione: anche l'elettricità è buona, fa funzionare tutta la nostra casa, ma se si toccano dei fili scoperti si può prendere una scossa tremenda.

 


 

Digital Divide: il divario digitale

Dunque, abbiamo detto: nasce Internet e su questa piattaforma mondiale si comincia a costruire l'immagine del mondo futuro, ma per fare questo sono occorsi più di 30 anni. Motore di Internet è stata la digitalizzazione, ovvero la trasformazione di tutto quello che ci circonda in un insieme di numeri binari (0 e 1) che oggi rappresentano la realtà. Ma non è finita.

Anzi, per meglio dire: comincia adesso. Ma fin da subito capiamo che questa rivoluzione cosmica ha dei limiti. Primo: non tutti conoscono e sanno usare le tecnologie che vengono loro messe in mano come consumatori finali. Alcuni non sanno proprio da che parte cominciare. Altri vorrebbero, ma non possono. Capiamo meglio questo passaggio.

Chi è giovane, diciamo sotto questa soglia dei 30 anni, a prescindere dal grado culturale, ha una certa dimestichezza con computer e altri supporti informatici, essendo nati già in quest'epoca e con questi strumenti come oggetti normali, che facilmente si trovano in una famiglia anche non particolarmente agiata dal punto di vista economico.

Chi sta tra i 30 e i 60, quindi oggi in età lavorativa, o li ha conosciuti da piccolo o li ha dovuti acquisire per lavoro, o perché genitore di quei giovanotti che stanno prima dei 30. Per chi sta sopra i 60, quindi diciamo in età da pensione, se non ha usato un computer o un cellulare per lavoro o per piacere personale, non sa tanto bene di cosa si stia parlando. Certo, ne può comprendere la funzione, ma fino a un certo punto. Di certo, se non hanno lavorato in ambienti tecnologici, hanno una vaghissima idea di cosa ci stia dietro.

E questo diciamo che è già un divario consistente, a livello generazionale. Non solo: chi è giovane o ha avuto modo di avere un lavoro che lo ha portato ad essere a contatto con lingue straniere, e in particolare l'inglese, ha più facilità nell'uso nella gestione dei processi informatici. Ma molte persone che hanno più di 60 anni hanno grosse difficoltà a capire determinati termini che sono via via entrati nella nostra parlata, anche demolendo la nostra amata lingua, e pregiudicando così l'uso di apparecchi tecnologici alle generazioni più avanti negli anni.

Chi sa esattamente cosa significhino termini come: streaming, background, network, news, storyboard, cluster, star system... il mio correttore di bozze, impostato su italiano, dei sette termini che ho indicato mi ha segnalato uno solo come non conosciuto. Questi termini sono stati detti alla televisione nazionale nel tempo di un'ora.

Dunque, questo è un aspetto primario della questione: l'uso di apparecchi tecnologici è difficoltoso per persone anziane, sia per il tipo di strumento, sia per l'uso continuo di termini inglesi, e anche perché avranno bisogno di assistenza da parte di persone più esperte in grado di insegnare loro come usare tali apparecchiature, o addirittura di sostituirsi a loro. Ma esiste un altro aspetto che genera divario, e lo abbiamo visto clamorosamente durante questi mesi di isolamento causa pandemia.

Molti giovani hanno avuto grandissimi problemi a seguire la didattica a distanza perché non dotati di apparecchiature idonee o perché abitanti in zone non servite adeguatamente dai servizi di trasporto dei dati. La DAD o didattica a distanza ha fatto emergere questi problemi, che erano e sono tuttora presenti sul territorio nazionale e rappresentano un ostacolo molto pericoloso a quella che potremmo definire "democrazia informatica". Il diritto di tutti i cittadini ad avere accesso agli strumenti e ai supporti informatici, soprattutto in età scolastica, quando tutto il mondo sta evolvendo verso questi strumenti come divulgazione culturale, scientifica, di relazione, intrattenimento e qualsiasi altra applicazione si voglia dal mondo informatico.

Divario. Separare, dividere. Ancora una volta la storia ci mette di fronte alle nostre responsabilità. Lo Stato dice SPID e la gente si chiede cos'é. Se vuoi sapere quale sia la tua pensione, il tuo stato contributivo, insomma se vuoi avere contatti con l'INPS devi avere lo SPID. E per averlo, tra le altre cose, devi avere un numero di cellulare a cui farti mandare con un messaggio il codice univoco di accesso per entrare nell'applicazione (sito) di INPS. E questo per ogni singola identità, dal momento che SPID significa Sistema Pubblico di Identità Digitale. Essere una serie di 0 e 1 per definire chi siamo.

Ciò che affermo qui non è che tutto questo sia sbagliato, altrimenti non sarebbe stata nemmeno giusta la rivoluzione industriale duecento anni fa. Ciò che affermo è che tutto questo deve avvenire tenendo presente le persone. Chi sono e come possono accedere con successo a questa evoluzione culturale, senza essere lasciate indietro, emarginate, ignorate. A prescindere dall'età, dal ceto sociale e dal luogo dove vivono. C'è una parola che rappresenta tutto questo: italiani. Cittadini italiani. Lo Stato per primo non può permettersi il lusso di lasciare indietro nessuno.

Io nel mio piccolo, ma tante altre organizzazioni e singole persone stanno cercando di aiutare chi rischia di restare indietro, di non far perdere a nessuno, soprattutto ai più giovani, il passo con il futuro. Ma restano i limiti e i rischi, e nei prossimi post vedremo di quali altri problemi dobbiamo tenere conto per essere presenti al meglio in questo mondo.

 

Social Media, sicurezza e password

Sono così arrivato ad un punto cruciale del mio percorso divulgativo. Finora vi hi spiegato cos'é e come funziona Internet, cos'é il mondo digitale, perché le due cose vanno così d'accordo e quali ostacoli si possono incontrare nell'uso di questi strumenti, vuoi per l'età, vuoi per la disponibilità del sistema.

Adesso vi vorrei spiegare cosa sono i social media, quali siano i rischi che incontrate utilizzando queste applicazioni e quali siano i problemi legati a sicurezza delle informazioni e privacy.

La prima e, tutto sommato, unica regola che mi sento di suggerirvi è: usate prudenza. Siate cauti, diffidenti e avrete modo di muovervi con maggiore tranquillità in questo mondo. Che è una parte del mondo di Internet, fatto da una dozzina di applicazioni, non di più, ma sufficienti per catalizzare l'attenzione di oltre due miliardi e mezzo di persone nel mondo. E con le quali, potenzialmente, potreste entrare in contatto. Con tutte.

La più famosa ed utilizzata è Facebook, solitamente abbreviata in FB, che solo in Italia raccoglie più di 31 milioni di utenti; poi c'é Instagram, più indirizzata per foto e immagini, quindi Twitter, diventata famosa in questi giorni di inizio 2021 per aver cacciato il Presidente uscente degli Stati Uniti, Donald Trump. Poi ci sono i sistemi di messaggistica, come Whatsapp, Messenger, o i messaggi istantanei noti come SMS. Ce ne sono molti altri, ma il mio scopo non è di parlare dei prodotti, ma di come utilizzarli al meglio, in sicurezza. Infine avete anche la vostra posta personale, ci sono tanti fornitori di servizi di posta, a partire da Gmail (servizio di Google), ma ogni fornitore di servizi di rete in fonia e dati ne offre uno, come ad esempio Alice di TIM.

Dunque, per parlare di sicurezza bisogna fare un passo indietro. Quando aprite il vostro computer o cellulare o tablet, di solito vi viene chiesta una password. E qui cominciano i drammi, tutte le applicazioni chiedono o potrebbero chiedere una password e sono migliaia. Date sempre a tutte la stessa password? Potrebbe essere, però attenzione, tecnicamente è sbagliato.

Come si fa a ricordarsi tutte le password associate a strumenti e applicazioni, anche considerando che molte chiedono periodicamente di cambiarle, rispettando regole che possono essere umanamente incomprensibili e di conseguenza, trovarci bloccati proprio quando ci serve lo strumento o l'applicazione? Ci sono supporti che permettono di avere l'associazione registrata tra applicazione e password, ma ovviamente facendo così significa che abbiamo delegato a qualcosa di esterno la memorizzazione dei nostri dati di accesso. Non è negativo in assoluto, ma valutate se affidare a questi sistemi la vostra utenza e password per entrare nel conto in banca o in altre funzionalità molto personali.

Infine, fate attenzione a delegare tutto a questi sistemi, che funzionano dentro il computer quando è acceso e operativo. Quindi, se mettete al sicuro in questi sistemi la password che sblocca il vostro computer o cellulare, sappiate che non funziona. E' come chiudere le chiavi della macchina dentro il bagagliaio. Quella ve la dovete ricordare voi.

Anche l'antico sistema di scrivere utenza e password su di un foglio di carta è l'equivalente di scrivere il codice di sicurezza o PIN sul vostro bancomat: se lo perdete o ve lo rubano è come se avessero soldi contanti in mano. Anche quando siete al lavoro, non mettete il classico post-it con utenza e password appiccicato al vostro schermo. Lo so che lo fate, ma è addirittura contro la sicurezza dei dati aziendali! Ma detto questo, andiamo a vedere gli aspetti più delicati della questione delle informazioni che girano in rete.

Il primo ragionamento riguarda l'identità digitale delle persone. Parlando di SPID ho detto che la sua gestione può essere difficoltosa e onerosa, soprattutto per gli anziani pensionati, parlando di digital divide. Ma dal punto di vista della sicurezza, questa applicazione cerca di tutelare davvero l'identità della persona che accede al servizio, almeno fino ad un certo punto. La cosa che non può essere garantita nemmeno con la lettura dei dati biometrici (impronta digitale, lettura dell'iride) è l'identità vera di chi siede al computer, usa il tablet o digita dal cellulare utilizzando il profilo dell'utente che dichiara di essere. Per capirci meglio: io sono Luigi, ma accedo allo strumento e attraverso il profilo personale di Mario ad una applicazione, conoscendone tutti i dati. Questo perché Mario coscientemente mi ha delegato ad operare a nome suo, o perché, operando in modo criminale, sono riuscito a carpire i suoi dati personali e ora opero a sua insaputa.

Questi dati personali li possono anche reperire o a mezzo furto di portafogli, borsette o anche computer stessi o cellulari sui quali non sono state messe password e quindi sia stato lasciato l'accesso in chiaro perché si dimenticano i dati... sbagliato! Oppure perché qualcuno è in grado di prendere possesso dei dati sui computer delle vittime da remoto, in questo caso parliamo di hacker o hackeraggio delle informazioni. Prestate quindi molta attenzione a come vi comportate, soprattutto se siete soliti viaggiare con questi strumenti addosso.

Ricordate che se fornite la vostra utenza e password a qualcuno, per prudenza dovreste cambiare la password, se non volete che questo qualcuno la usi anche a propri fini. O anche solamente sottraggano a lui queste informazioni che pure voleva mantenere riservate e gestire correttamente. Distribuire informazioni personali aumenta il rischio che altre persone (male intenzionate) possano utilizzare i vostri dati.

 

Il WEB, minacce e sicurezza

Vi ho scritto, nel precedente post, di come funzionano i Social Media e di come sia importante mantenere "le chiavi" dei vostri strumenti al sicuro. In molti casi, sono come le chiavi di casa, dovete averne grande cura e attenzione se volete procedere in sicurezza.

Adesso affrontiamo il problema più generale della "navigazione sicura". Da sempre, accedere ai servizi e alle applicazione di Internet viene definito "navigare". Ma anche andare per mare ha i suoi pericoli: tempeste e mostri marini possono sconvolgere il vostro tranquillo procedere.

Ricordate sempre: prudenza e attenzione. Nel dubbio, diffidate. Anche apparentemente, nessuno vi regala nulla. Spesso la parola "gratis" viene usata per attirare traffico, ma poi si scopre che in qualche modo si paga sempre. Pensate: voi per accedere alla rete avete un contratto con qualcuno, quindi la vostra navigazione è sempre a pagamento.

Con questo non voglio scoraggiare chi si mette ad utilizzare questo mondo, che di fatto è il futuro e ha tantissime cose belle, a cominciare da Wikipedia (suggerisco di dare un'occhiata a chi non l'avesse mai fatto). Ma come tutte le attività umane, anche questa ha risvolti che non tutti sono pronti a svelare fin dall'inizio e spesso le conseguenze possono essere molto dannose.

La prima cosa che mi sento di raccomandarvi è: non fornite mai, ma proprio mai, i vostri dati personali o i vostri documenti al primo che ve li chiede. Recentemente due ragazze hanno fornito i propri documenti sperando di avere un posto di lavoro, adesso sono denunciate per truffa aggravata perché qualche malfattore ha usato questi documenti per aprire conti correnti sui quali altre persone, convinte di acquistare beni e servizi da una società competente, versavano i loro denari, che poi venivano indirizzati verso altri conti all'estero e fatti sparire. Adesso queste due ragazze sono nei guai. Si chiama Furto d'Identità ed una delle pratiche criminali più frequenti e dannose per chi le subisce.

Ricordate sempre che nessuna banca o assicurazione o altra agenzia di servizi vi chiederà mai i vostri dati e soprattutto i vostri codici di accesso per conti correnti, pagamenti o attivazione servizi. Se dovesse succedere, prima di rispondere, chiedete sempre prima a quelli che sono i vostri interlocutori fisici, persone che conoscete della banca o dell'assicurazione o del fornitore di servizi, e con loro valutate il caso di segnalare o denunciare l'accaduto alla Polizia Postale, competente per crimini informatici.

Se avete bambini o minori che accedono al WEB, magari alla ricerca di giochi o per intrattenersi con altri bambini, fate molta attenzione. Ci sia sempre un adulto con loro, verificate la navigazione e se devono sentire o vedere qualcuno, oltre che avere una chat, cercate di assicurarvi circa l'identità dell'interlocutore. La pedofilia ha trovato terreno fertile in questo ambito. Abbiate sempre presente che talvolta chi dice di essere non è poi in realtà la persona che afferma di essere. Ai più grandicelli, che magari già usano in autonomia questi strumenti, ricordate sempre che fino alla maggiore età voi siete responsabili di ciò che essi combinano, e che è anche un vostro dovere la sorveglianza. Vi potranno rispondere che state invadendo la loro privacy, ma non demordete. Con fermezza, fate presente che è per la loro e la vostra sicurezza.

Per al vostra salute psichica e fisica, non fate diventare una dipendenza l'uso di questi strumenti. Se non riuscite a passare un'ora senza staccare gli occhi dal cellulare o dal computer, cominciate a pensare a cosa potreste fare nella vostra vita senza queste appendici. Attenzione anche agli acquisti compulsivi: soprattutto in questi tempi di forzata clausura per il Covid, ma anche quando i tempi erano migliori, era facile farsi prendere la mano da proposte di acquisto di siti di abbigliamento, casalinghi, elettronica e qualsiasi altra cosa ricada della vostra sfera di interesse. E' molto facile farsi trascinare e spendere cifre esagerate.

Abbiate cura della vostra immagine. Fin da quelle che mettete sul vostro profilo. Non mettete foto che siano molto "private", non diffondete vostre immagini di cui potreste pentirvi nel futuro. Non mettete foto o informazioni della vostra famiglia, in particolare dei minori. Certe volte potrebbe sembrare un gioco, ma sappiate che sulla rete poche cose sono private, vostre in modo esclusivo. Molti possono osservarvi attraverso ciò che voi stessi pubblicate. Non pubblicate mai dati personali o riservati, attenzione anche quando rispondete a moduli elettronici se non sono di agenzie conosciute e sicure. Come ho già detto, ma preferisco ripetermi, non date i vostri documenti personali a nessuno, sulla rete.

Penso di avervi dato abbastanza indicazioni per come procedere con sicurezza in questo ambiente. Sono indicazioni generali, che andavano bene 5 anni fa e potranno probabilmente essere valide anche tra altri cinque. Una volta tanto, la prudenza è una virtù che non invecchia.

 

Fake News e l'informazione del WEB

Uno dei motivi per cui si accede al WEB oggi è la ricerca spasmodica di informazioni (news) freschissime, per essere sempre sulla cresta dell'onda, visto che parliamo di navigare... ma attenzione, tutto questo ha un prezzo, che ben conosce chi ha fatto giornalismo per una vita e che oggi deve combattere per cercare di tenere dignitosamente il proprio ruolo e professionalità.

Cosa si intende, prima di tutto, per Fake News? Ancora una volta ci dobbiamo confrontare con la lingua inglese che non è la nostra, almeno non lo è per le generazioni meno giovani. La traduzione più semplice è notizie false, altrimenti dette bufale. Dietro a questa etichetta, ormai di moda, si nasconde un mondo fatto sia di buonafede che di autentica criminalità. La buonafede la possiamo invocare quando una notizia viene data non secondo i canoni classici del giornalismo, riassumibile nelle classiche 6 domande: chi, dove, quando, come, cosa e perché. E soprattutto non vengono controllate le fonti, non c'é un presidio della verità dell'informazione, ma per arrivare primi si sorpassa a destra, se l'immagine può rendere l'idea.

La criminalità, e il vocabolo non è casuale, è quando la notizia ha finalità destabilizzanti, diffamatorie, oltraggiose e sicuramente non veritiere. Queste sono subdole, perché molte volte sono somministrate in forma molto accattivante, date come esclusiva o come qualcosa di eclatante. Alcune sono state storiche, e qualcuna fatta chiaramente per scherzo, è perfino simpatica e piacevole. Direi che nel mondo dei media, quella più famosa e storica, prima ancora dell'avvento della rete, fu la trasmissione in diretta di Orson Wells riguardo l'invasione della Terra da parte di alieni. Quello scherzo gettò un'intera nazione (gli Stati Uniti) nel panico, ci furono incidenti, fughe, scene terribili che la storia ricorda e riporta.

Oggi la situazione è meno drammatica, ma sicuramente più intricata. Ci sono persone date per morte mentre sono ancora vive e vegete, ci sono annunci di scoperte scientifiche mai avvenute o pericolose per la salute, come fare la mammografia provoca l'insorgenza del tumore o le scie chimiche, personaggi famosi che avrebbero fatto affermazioni poi rivelatesi totalmente false, come il Papa che sostiene Trump alle elezioni, fino a tutte le strampalate affermazioni di questi mesi su cosa provochi o guarisca il Covid.

Queste fake news sono appunto destabilizzanti proprio in ragione del fatto che se le prendiamo alla lettera senza filtri, senza porci domande sulla loro veridicità, spesso potremmo essere presi per matti o iniziare a credere a teorie complottistiche, negazioniste e altro. Ricordate la campagna sul fatto che l'uomo non sia mai andato sulla Luna? Oppure che la Terra sia piatta? Quindi il fatto che la stessa Luna sia tonda è perché la vediamo dalla sua parte piatta? Ma vi sembra? E i morti di Covid? Invenzioni. Ecco quindi che l'attività di certe persone sia da considerare davvero simile al terrorismo. Una forma di terrorismo più velata e meno esplosiva, ma pur sempre in grado di gettare le persone nel panico e nell'angoscia.

Questo è anche un effetto derivato dal fatto che noi abbiamo la tendenza a leggere sempre le stesse fonti di informazione, non confrontiamo idee diverse per paura di capire che quelli che non amiamo abbiano ragione. Se non siamo politici di professione, andiamo in edicola, sia quella vera che quella della rete, e leggiamo sempre la nostra testata preferita. Difficile cambiare, difficile trovare qualcuno che acquista quotidiani di deversa ispirazione o guardi contemporaneamente il sito di Repubblica e Il Giornale. Nel migliore dei casi viene considerata una inutile perdita di tempo.

Dobbiamo anche renderci conto che i tempi cambiano, con loro le nostre abitudini e negli ultimi decenni il mondo è diventato un proiettile sparato a folle velocità. Il secolo breve, quello appena passato, è già dimenticato. Normale che anche il mondo dell'informazione stia cambiando, ma questo non dovrebbe pregiudicare la nostra capacità di giudizio. Una delle cose più difficili di questi anni è conservare la propria razionalità, avere punti di riferimento costanti, conservare la propria discrezionalità. Il mitico libero arbitrio viene messo in crisi molto più che nel passato anche perché noi stessi siamo più fragili e ancora di più lo sono i nostri figli e nipoti che in questo brodo stanno crescendo. Il mio invito personale è a non perdere mai la propria coscienza, tenere gli occhi aperti ed usare il proprio cervello, cercando di resistere ai facili condizionamenti che strumenti sempre più raffinati possono creare, a volte inconsapevolmente, alla nostra capacità di giudizio. E' essenziale per poter credere in un futuro migliore per noi e per chi amiamo.

 


 

Bon Ton del WEB

Questo argomento che, a primo acchito, sembra frivolo, è invece uno dei punti "caldi" delle discussioni su quanto questi nuovi strumenti e mezzi mediatici stiano influenzando la nostra vita fino a cambiare il nostro umore, carattere ed attitudini.

Volevo brevemente riprendere, in questa chiave, l'argomento Fake News, perché nella discussione con alcuni amici sono emerse diverse cose interessanti. Quella che rientra in questo tema è relativa al fatto che di alcuni articoli abbiamo subito la percezione che si tratti di Fake News, quindi lo riprendiamo e lo facciamo girare, magari criticandolo, come esempio di questa pessima comunicazione. Però così facendo, in realtà propaghiamo questa notizia anche verso altri che non l'avevano colta o letta, e quindi di fatto facciamo propaganda a qualcosa che in realtà vorremmo esecrare, ostacolare.

Immaginiamo la rete come fosse la nostra città, con vie, piazze, momenti di incontro. Ci troviamo davanti un'umanità varia, che spesso non conosciamo, ma di cui osserviamo i comportamenti: se buttano una cartaccia per terra e a due metri c'é un cestino, o la raccogliamo noi e la buttiamo, oppure richiamiamo la persone e gli facciamo notare che c'era il cestino. Potremmo anche ignorare la cosa, ma saremmo a quel punto anche complici di chi inzozza le strade. Come reagirà la persona? Potrebbe ringraziare, chiedere scusa, la carta è caduta inavvertitamente oppure non ho visto il cestino, ma potrebbe anche risentirsi e dirvi da "ma fatti i fatti tuoi" a insulti più pesanti. La medesima cosa accade nel WEB.

Il confronto richiede educazione e intelligenza. Abbiamo una immensità di occasioni, durante le nostre navigazioni, per interagire con altre persone, che possiamo conoscere, ma ancora più spesso non conosciamo. Noi dovremmo sempre comportarci come con persone vere, rispettosi delle idee degli altri, ma altrettanto fermi nelle nostre convinzioni, senza però mai superare la soglia del buon senso e dell'educazione.

Quali sono le occasioni di confronto? Quasi tutti i quotidiani e le riviste online, i blog, tutti i social network (soprattutto questi), scrivono cose che possono essere condivise o meno, nel contenuto che trasmettono. Anche in questo blog avete la possibilità di commentare i singoli post (articoli, commenti). Perfino quando fate acquisti online avete la possibilità di lasciare commenti, ed anche questi possono essere pretesto per insultare il fornitore o addirittura chi aveva lasciato un precedente commento positivo.

Quasi tutti questi dispositivi dispongono o sono loro stessi sistemi di chat (chiacchiera in inglese), ovvero di poter scambiare messaggi e opinioni su singoli post di tante altre persone. Se tutti utilizziamo la forma anonima solo per poter insultare e denigrare chi ha scritto qualsiasi cosa, purché lecita, o anche ponendo il proprio nome e cognome, ma mettendo tutto il nostro astio nel commento, stiamo tradendo il bon ton, ma prima di tutto stiamo usando la forza delle parole per creare uno stato di frustrazione o di tensione.

Perché ho scritto "purché lecita"? Perché in molti casi (vedi Facebook, Twitter, i quotidiani, i gestori professionali di news e tanti altri) vi è un moderatore che può intervenire e cancellare (bannare, in gergo) il post o il commento. Ma peggio ancora, se il post o l'articolo infrangono la legge o costituiscono offesa verso una persona o soggetti con figura giuridica, si può arrivare a compiere un reato. Ricordate che normalmente potete anche navigare in forma anonima o con alias, ovvero dandovi una falsa identità, ma la Polizia Postale (come ho già detto, competente per questi reati) dispone di mezzi sofisticati in grado di arrivare a stabilire l'identità vera di un utente della rete e a tracciare le sue navigazioni. Non sentitevi al sicuro dietro il vostro incognito.

Non prendete questo ambiente alla leggera, come se fosse tutto permesso. Prima di tutto abbiate rispetto e decenza, sia che scriviate, sia che commentiate. Anche come si scrive ha la sua importanza: se scrivete una frase o un post TUTTO IN MAIUSCOLO, è come se steste urlando nella vita reale. Fate attenzione anche all'uso delle cosiddette faccine o emoticon, certe volte non sono recepite come si vorrebbe. Soprattutto non esprimetevi solo con emoticon! Non è vietato usare l'ironia, ma ricordate che quando scrivete mancano molti dei contributi che in un dialogo fra persone fanno capire il vero senso di ciò che si vuole affermare. Ricordatevi di questo anche quando scrivete i messaggi di posta.

Tra l'altro, ricordate che anche la posta elettronica è soggetta al segreto postale e alla privacy. Non aprite i messaggi di altri senza il loro permesso, commettereste un abuso. Ancora peggio, non pubblicate messaggi di posta di altri, magari ottenuti con questi criteri di abuso.

Molte persone, in questi tempi in cui si sta utilizzando a proposito e a sproposito il canale delle chat, trovano un crescente odio, un malessere, una maleducazione eccessiva da parte di chi partecipa e in molti (io stesso ad esempio, come ho già scritto), tendono ad allontanarsene o a distaccarsi completamente. Se da una parte un certo pessimismo e un latente senso di frustrazione pervade le persone per la crisi sanitaria in atto, il rispetto e l'educazione non sono state abrogate, anzi diventano loro stesse testimonianze di saldezza etica e morale, che possono aiutare tutti a vivere meglio e superare più facilmente questi momenti.

 

I costi del WEB e conclusioni

Come ho detto fin dall'inizio di questa chiacchierata, non ho pensato questi articoli per giovani e intraprendenti conoscitori della rete, ma per quelle persone meno giovani che però hanno intenzione di usare la rete o si sono affacciate da poco a questo balcone sul mondo. E' stata una bella esperienza per me scrivere di questi argomenti in tono non da tecnico, chiedendomi ad ogni frase se fosse comprensibile ai miei genitori ultraottantenni e a persone come loro.

L'argomento di oggi, che ho lasciato per ultimo, riguarda i costi relativi all'accesso e alla gestione di questi strumenti. Dico subito che per quanto riguarda l'acquisto del materiale primario per eseguire le vostre navigazioni, sarà opportuno scegliere gli strumenti in base a quelle che sono le vostre esigenze reali. Se posso però dare un consiglio, direi che per eseguire delle normali navigazioni in Internet non avete bisogno di computer o telefoni cellulari straordinari: indicativamente, parlando di materiale nuovo, potete trovare computer adatti nella fascia tra i 300 e i 450 euro e cellulari tra gli 80 e i 150 euro. Anche per i tablet, che poi sono una via di mezzo, starei nella fascia  tra i 100 e i 200 euro.

Diverso se parliamo del contratto per una linea fissa a casa o per l'abbonamento in telefonia per l'uso dei dati. Sentite parlare di giga? Sono la quantità di dati che potrete usare in un lasso di tempo (di solito un mese) per il consumo di questi dati. Per i cellulari la tariffa comprende anche la telefonia e la messaggistica immediata, gli SMS, che se non fate grandi cose offrono contratti a partire da 8/10 euro al mese che coprono abbondantemente qualsiasi necessità. E questo, lasciatemelo dire senza voler fare alcuna pubblicità ma solo per esprimere un parere, grazie a Iliad che è entrata nel nostro mercato dimostrando a tutti i precedenti gestori che stavano facendo cartello per non abbassare i prezzi.

Per una linea dati fissa da casa i costi viaggiano da 25 a 35 euro. E qui cominciamo a capire qualche cosa. Di solito i gestori promettono velocità strabilianti che quasi mai corrispondono al vero. Ad una linea dati fissa, ad esempio, potete attaccare anche una Smart TV, un televisore di nuova generazione in grado di ricevere anche i canali non solo digitali, ma direttamente dalla rete, come Sky, Netflix e altri. Ma se la linea non è garantita a determinate velocità, dai 40 Megabit in su, non riuscirete nemmeno a vedere la TV e navigherete ad una velocità da lumaca. Fate quindi fare sempre un controllo e al tecnico che vi installa la rete sulla qualità e la velocità del segnale chiedete di certificare questi dati.

Bene, in teoria siete pronti a navigare seriamente. Ma prima di cominciare, una raccomandazione: ricordatevi che anche qui la parola "GRATIS" non esiste. In un modo o nell'altro pagate sempre qualcosa. I costi diretti ve li ho già indicati: sono quelli del vostro abbonamento. Poi, aprendo la porta sul mondo WEB, troverete tanti motivi e occasioni per spendere i vostri soldi.

Per evitare di avere qualche effetto speciale indesiderato sul vostro strumento (computer, tablet o cellulare, che in gergo si chiamano "device" e si pronuncia devais), vi consiglio di mettere subito un buon antivirus. Non vi esenta dal Covid, ma impedisce alla vostra macchina di prendersi qualche spiacevole ospite. Cosa fanno questi virus? Dipende. Alcuni vi spiano, altri semplicemente fanno scherzi mentre scrivete o guardate qualche cosa, altri vi danneggiano il disco o vi cancellano i dati. Molto scocciante o perfino grave. Esistono antivirus gratis, molto buoni, che potete scaricare dalla rete. Gli stessi o altri hanno anche una versione a pagamento, più ricca nei contenuti e nei controlli, solitamente definita "PRO".

Dei pericoli connessi alla gestione dei codici personali abbiamo già parlato, ma attenzione anche ai virus che vi leggono la tastiera mentre digitate e vi rubano i codici segreti della banca o della posta o di altri servizi. Un qualsiasi antivirus dovrebbe essere in grado di garantirvi almeno questa protezione.

Durante le vostre navigazioni troverete una montagna di pubblicità. Ebbene sappiate che qui vale lo stesso discorso delle televisioni commerciali: per andare avanti si fa tanta pubblicità ed essendo questo un mezzo principe di comunicazione mondiale, le pubblicità sono dappertutto. Vi proporranno anche dei prodotti informatici che a voi piacciono (soprattutto giochi) gratuitamente, ma come dicevo nulla è gratis. Saranno colmi di pubblicità e se vi piacciono e ci volete giocare o usare senza essere interrotti ogni cinque minuti, dovrete acquistare la versione a pagamento. Oppure aspettare che la pubblicità finisca. A voi la scelta.

Altra cosa che succede quando si prende confidenza con questi strumenti è la facilità e la comodità che ci fanno apprezzare le vendite online. Se guardate l'economia mondiale, alcune delle maggiori imprese mondiali sono di vendita online, prima fra tutte Amazon. Anche qui, fate attenzione. Se parliamo di abbigliamento, le taglie le dovrete verificare molto bene, sia al momento dell'acquisto, sia quando vi arrivano a casa perché non è detto che corrispondano. Così come i colori. Ma soprattutto, nessuno vi potrà mai fare apprezzare la consistenza delle stoffe o dei tessuti, le leggerezza, la freschezza o il calore. Qualcuno ha deciso di tornare a frequentare negozi (magari non in questi momenti) per poter davvero apprezzare la qualità dei prodotti. Questo vale per tutto l'abbigliamento, compresi gli accessori. Dovrete trovare il vostro equilibrio, in questo percorso.

Per materiali più tecnici il discorso vale meno: tipologia, marca, qualità sono magari già note e non cambiano, cambia solo il tipo di fornitura, ovvero che ve li portano a casa. Ecco un altro argomento: le spese di spedizione. Variano in funzione dei prodotti acquistati e dei fornitori, delle loro politiche commerciali che includono la logistica. Per alcuni prodotti non conviene fare acquisti on line perché il ricarico delle spese di spedizione è maggiore del costo stesso del prodotto. Soprattutto per piccole quantità di prodotti di poco valore. Resta la comodità e quindi valutate di volta in volta, ma non dimenticate che i costi di trasporto vengono esposti quasi sempre alla fine dei vostri acquisti.

Questo per orientarsi. Poi la rete vi offre un miliardo di applicazioni per qualsiasi tipo di necessità informatica o per passatempo, gioco o intrattenimento. Vi sono inoltre tantissimi siti che vi possono suggerire, guidare, stupire, informare... Si trova tutto e di più. Anche qui occorre misura e prudenza, come già detto fin troppe volte, forse. Ma ripetere aiuta. Purtroppo molti siti sembrano essere benefattori, mentre invece sono solo in grado di carpire la vostra buonafede ed il vostro denaro. Le truffe sul WEB sono all'ordine del giorno, i reati informatici sono in continua crescita. Alcune volte non avete nemmeno bisogno di confermare un acquisto che vi trovate a pagare magari piccole cifre, 4 o 5 euro la settimana per un abbonamento mai richiesto coscientemente, ma carpito in modo fraudolento.

Per questo vi consiglio di controllare spesso il vostro conto corrente, specie se online, per verificare l'apparire di questi addebiti e nel caso, bloccarli immediatamente. Difficile magari recuperare le cifre già sborsate, ma bloccando il pagamento e disdettando il servizio eviterete di proseguire in questi prelievi forzosi.

Non vi ho detto tutto, ovviamente. Questi argomenti sono in continua evoluzione, rappresentano il futuro e perfino le autorità competenti, pur bravissime, certe volte hanno difficoltà nella prevenzione. Ma se userete le armi che vi ho proposto in questi articoli, potrete essere fiduciosi che le vostre esperienze di navigazione non saranno così male. Se poi mi vorrete far avere i vostri commenti, suggerimenti o anche richieste di maggiori spiegazioni, sarò ben lieto di mettere la mia esperienza a vostra disposizione. Buona vita a tutti voi.

giovedì 21 gennaio 2021

21.01.07 I costi del WEB e conclusioni

Come ho detto fin dall'inizio di questa chiacchierata, non ho pensato questi articoli per giovani e intraprendenti conoscitori della rete, ma per quelle persone meno giovani che però hanno intenzione di usare la rete o si sono affacciate da poco a questo balcone sul mondo. E' stata una bella esperienza per me scrivere di questi argomenti in tono non da tecnico, chiedendomi ad ogni frase se fosse comprensibile ai miei genitori ultraottantenni e a persone come loro.

L'argomento di oggi, che ho lasciato per ultimo, riguarda i costi relativi all'accesso e alla gestione di questi strumenti. Dico subito che per quanto riguarda l'acquisto del materiale primario per eseguire le vostre navigazioni, sarà opportuno scegliere gli strumenti in base a quelle che sono le vostre esigenze reali. Se posso però dare un consiglio, direi che per eseguire delle normali navigazioni in Internet non avete bisogno di computer o telefoni cellulari straordinari: indicativamente, parlando di materiale nuovo, potete trovare computer adatti nella fascia tra i 300 e i 450 euro e cellulari tra gli 80 e i 150 euro. Anche per i tablet, che poi sono una via di mezzo, starei nella fascia  tra i 100 e i 200 euro.

Diverso se parliamo del contratto per una linea fissa a casa o per l'abbonamento in telefonia per l'uso dei dati. Sentite parlare di giga? Sono la quantità di dati che potrete usare in un lasso di tempo (di solito un mese) per il consumo di questi dati. Per i cellulari la tariffa comprende anche la telefonia e la messaggistica immediata, gli SMS, che se non fate grandi cose offrono contratti a partire da 8/10 euro al mese che coprono abbondantemente qualsiasi necessità. E questo, lasciatemelo dire senza voler fare alcuna pubblicità ma solo per esprimere un parere, grazie a Iliad che è entrata nel nostro mercato dimostrando a tutti i precedenti gestori che stavano facendo cartello per non abbassare i prezzi.

Per una linea dati fissa da casa i costi viaggiano da 25 a 35 euro. E qui cominciamo a capire qualche cosa. Di solito i gestori promettono velocità strabilianti che quasi mai corrispondono al vero. Ad una linea dati fissa, ad esempio, potete attaccare anche una Smart TV, un televisore di nuova generazione in grado di ricevere anche i canali non solo digitali, ma direttamente dalla rete, come Sky, Netflix e altri. Ma se la linea non è garantita a determinate velocità, dai 40 Megabit in su, non riuscirete nemmeno a vedere la TV e navigherete ad una velocità da lumaca. Fate quindi fare sempre un controllo e al tecnico che vi installa la rete sulla qualità e la velocità del segnale chiedete di certificare questi dati.

Bene, in teoria siete pronti a navigare seriamente. Ma prima di cominciare, una raccomandazione: ricordatevi che anche qui la parola "GRATIS" non esiste. In un modo o nell'altro pagate sempre qualcosa. I costi diretti ve li ho già indicati: sono quelli del vostro abbonamento. Poi, aprendo la porta sul mondo WEB, troverete tanti motivi e occasioni per spendere i vostri soldi.

Per evitare di avere qualche effetto speciale indesiderato sul vostro strumento (computer, tablet o cellulare, che in gergo si chiamano "device" e si pronuncia devais), vi consiglio di mettere subito un buon antivirus. Non vi esenta dal Covid, ma impedisce alla vostra macchina di prendersi qualche spiacevole ospite. Cosa fanno questi virus? Dipende. Alcuni vi spiano, altri semplicemente fanno scherzi mentre scrivete o guardate qualche cosa, altri vi danneggiano il disco o vi cancellano i dati. Molto scocciante o perfino grave. Esistono antivirus gratis, molto buoni, che potete scaricare dalla rete. Gli stessi o altri hanno anche una versione a pagamento, più ricca nei contenuti e nei controlli, solitamente definita "PRO". 

Dei pericoli connessi alla gestione dei codici personali abbiamo già parlato, ma attenzione anche ai virus che vi leggono la tastiera mentre digitate e vi rubano i codici segreti della banca o della posta o di altri servizi. Un qualsiasi antivirus dovrebbe essere in grado di garantirvi almeno questa protezione.

Durante le vostre navigazioni troverete una montagna di pubblicità. Ebbene sappiate che qui vale lo stesso discorso delle televisioni commerciali: per andare avanti si fa tanta pubblicità ed essendo questo un mezzo principe di comunicazione mondiale, le pubblicità sono dappertutto. Vi proporranno anche dei prodotti informatici che a voi piacciono (soprattutto giochi) gratuitamente, ma come dicevo nulla è gratis. Saranno colmi di pubblicità e se vi piacciono e ci volete giocare o usare senza essere interrotti ogni cinque minuti, dovrete acquistare la versione a pagamento. Oppure aspettare che la pubblicità finisca. A voi la scelta.

Altra cosa che succede quando si prende confidenza con questi strumenti è la facilità e la comodità che ci fanno apprezzare le vendite online. Se guardate l'economia mondiale, alcune delle maggiori imprese mondiali sono di vendita online, prima fra tutte Amazon. Anche qui, fate attenzione. Se parliamo di abbigliamento, le taglie le dovrete verificare molto bene, sia al momento dell'acquisto, sia quando vi arrivano a casa perché non è detto che corrispondano. Così come i colori. Ma soprattutto, nessuno vi potrà mai fare apprezzare la consistenza delle stoffe o dei tessuti, le leggerezza, la freschezza o il calore. Qualcuno ha deciso di tornare a frequentare negozi (magari non in questi momenti) per poter davvero apprezzare la qualità dei prodotti. Questo vale per tutto l'abbigliamento, compresi gli accessori. Dovrete trovare il vostro equilibrio, in questo percorso.

Per materiali più tecnici il discorso vale meno: tipologia, marca, qualità sono magari già note e non cambiano, cambia solo il tipo di fornitura, ovvero che ve li portano a casa. Ecco un altro argomento: le spese di spedizione. Variano in funzione dei prodotti acquistati e dei fornitori, delle loro politiche commerciali che includono la logistica. Per alcuni prodotti non conviene fare acquisti on line perché il ricarico delle spese di spedizione è maggiore del costo stesso del prodotto. Soprattutto per piccole quantità di prodotti di poco valore. Resta la comodità e quindi valutate di volta in volta, ma non dimenticate che i costi di trasporto vengono esposti quasi sempre alla fine dei vostri acquisti.

Questo per orientarsi. Poi la rete vi offre un miliardo di applicazioni per qualsiasi tipo di necessità informatica o per passatempo, gioco o intrattenimento. Vi sono inoltre tantissimi siti che vi possono suggerire, guidare, stupire, informare... Si trova tutto e di più. Anche qui occorre misura e prudenza, come già detto fin troppe volte, forse. Ma ripetere aiuta. Purtroppo molti siti sembrano essere benefattori, mentre invece sono solo in grado di carpire la vostra buonafede ed il vostro denaro. Le truffe sul WEB sono all'ordine del giorno, i reati informatici sono in continua crescita. Alcune volte non avete nemmeno bisogno di confermare un acquisto che vi trovate a pagare magari piccole cifre, 4 o 5 euro la settimana per un abbonamento mai richiesto coscientemente, ma carpito in modo fraudolento.

Per questo vi consiglio di controllare spesso il vostro conto corrente, specie se online, per verificare l'apparire di questi addebiti e nel caso, bloccarli immediatamente. Difficile magari recuperare le cifre già sborsate, ma bloccando il pagamento e disdettando il servizio eviterete di proseguire in questi prelievi forzosi.

Non vi ho detto tutto, ovviamente. Questi argomenti sono in continua evoluzione, rappresentano il futuro e perfino le autorità competenti, pur bravissime, certe volte hanno difficoltà nella prevenzione. Ma se userete le armi che vi ho proposto in questi articoli, potrete essere fiduciosi che le vostre esperienze di navigazione non saranno così male. Se poi mi vorrete far avere i vostri commenti, suggerimenti o anche richieste di maggiori spiegazioni, sarò ben lieto di mettere la mia esperienza a vostra disposizione. Buona vita a tutti voi.