Vorrei che chi leggesse questo post per un attimo si dimenticasse, qualora lo fosse, di essere tifoso di qualsiasi squadra di calcio e pensasse solo da persona con cervello proprio.
In questi periodi stanno succedendo cose che hanno rilievi che vanno molto oltre lo sport. Parto da alcune riflessioni raccolte da web, giornali e TV. Da un articolo ho riscontrato che le squadre di calcio inglesi di Premier League (la nostra serie A) godono di un minimo garantito di 113 milioni di sterline l'anno solo per i diritti televisivi. Una cifra incredibile, soprattutto in rapporto ai bilanci delle nostre squadre.
La nostra serie A vale in tutto circa 10 miliardi di euro, ma ne ha 4,5 di debiti. Lo Stato italiano interviene in sede di finanziaria e, ancora una volta, ammette lo "spalmadebiti" per le squadre più indebitate, concedendo 800 milioni di benefici, per lo più sottratti ai pensionati. Non entro nel merito della questione plusvalenze, ma solo vorrei far notare che questa è una prassi abbastanza normale e diffusa tra le nostre squadre. In diversi casi, la presenza di ricchi finanziatori arabi ha inquinato diverse grandi squadre, soprattutto inglesi, ma anche il PSG è di proprietà dell'organizzatore degli ultimi mondiali di calcio, tanto criticati e certi giudizi positivi non mi meraviglierei che siano stati "drogati" da ricche mance date a giornalisti titolati. Proprio oggi abbiamo notizia delle indagini sul Manchester City, con pesantissime accuse, perfino peggiori di quelle portate alla Juventus.
Il Presidente della Fiorentina Commisso, settimana scorsa ha parlato di "calcio malato". Oggi i commenti sulla crisi del Milan, peraltro anche indagato dalla Procura Federale per illeciti, portano ad evidenziare che dopo la vittoria "miracolosa" dello scudetto, la squadra non si è per nulla rinforzata, nemmeno a gennaio col mercato di riparazione, per mancanza di fondi. E questo mi sembrerebbe virtuoso, come accade in tutte le famiglie, si spende ciò che si può. Ma la stessa Inter è sul filo del rasoio, sempre lì sul punto di essere ceduta ed in attesa di una ripresa di credito internazionale per spuntare un prezzo migliore.
L'Italia dà l'impressione (questo commento lo prendo da un giornalista di fede interista) di essere una specie di "area di parcheggio" per giocatori di caratura internazionale che devono maturare o si devono rifare una fama, per cui appena riprendono questa visibilità, vengono richiesti dagli squadroni che possono spendere e spandere, lasciando amareggiati i tifosi. Anche se poi non vincono una cippa (vedi sempre PSG). Ad inquinare il tutto sono i diritti televisivi, che da un lato illudono di portare soldi a iosa alle squadre, ma poi in realtà pretendono di far giocare il campionato spezzatino, con partite che vanno dal venerdì al lunedì ed ora anche al martedì, che obbligano le squadre, soprattutto quelle di prima grandezza, ad avere una rosa di 25 e più giocatori, dove solo con le seconde scelte si potrebbe fare una squadra che stia a metà classifica in serie A.
Sono impegni economici ingenti, che ormai poco hanno a che vedere con lo sport. Ed ecco spiegato perché ormai le procure federali guardino più ai bilanci e alle fonti di finanziamento che non al lato sportivo, che una volta si concretizzava in bustarelle per accomodare partite e ungere arbitri consenzienti. Mettiamoci, dulcis in fundo, le tifoserie organizzate, che assomigliano sempre di più ad un braccio armato di qualche organizzazione criminale che non amanti del calcio, foraggiate in modo surrettizio dalle stesse società, talvolta anche taglieggiate da questi presunti sostenitori. Parlare ancora di sport, con questi presupposti, a questo livello, diventa davvero difficile.
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