mercoledì 3 marzo 2021

I segni del tempo

Vorrei restare sul tema del tempo. I miei figli stanno facendo la collezione di dinosauri che trovano in edicola. Per loro la dimensione del tempo è molto relativa, essendo ancora piccoli. Parlare quindi di 60 milioni di anni fa è come dire ieri. Ma io ho cominciato a riflettere su alcune cose legate al tempo. 

Per cominciare, le tracce dei primi uomini che si differenziano dalle scimmie risalgono a circa 2,5 milioni di anni fa, in quella che è nota come Lucy. Ben poca cosa se rapportata alla scomparsa dei dinosauri, avvenuta comunque almeno 63 milioni di anni prima. E ricordiamo che questi enormi rettili hanno dominato il nostro pianeta per oltre 200 milioni di anni! 

Il nostro sistema Solare si è formato circa 6 miliardi di anni fa, la Terra esiste come pianeta da almeno 5 miliardi. Per vedere le prima forme viventi uscire dai mari abbiamo aspettato (si fa per dire) quasi 4 miliardi di anni. Milioni o miliardi di anni sono anche per noi cifre troppo grandi da poter essere davvero comprese, sono più che altro grandezze che ci danno una indicazione, una dimensione del nostro essere effimeri. 

Per questo vedrò di rapportare il tempo ad auna scala più comprensibile. La città più antica della storia è Gerico, che ha 7.000 anni. Ancora tanti? Allora arriviamo a Roma, che secondo la tradizione ha circa 2.750 anni. Di lei conosciamo quasi tutto, dai primi miti dei fondatori, ai primi re in conflitto con i clan locali, alla espansione dell'età della Repubblica e poi ai tempi dell'Impero Romano, di Oriente e Occidente. Nel mezzo è iniziata la storia delle religioni monoteistiche: quella cattolica ha 2.000 anni di vita, la musulmana circa 1.400 e quella ebraica almeno 3.200.

Ancora numeri troppo grandi? Non riusciamo a cogliere la profondità di questi tempi? Va bene, allora parliamo di Rinascimento. Sono passati 500 anni da quando Leonardo da Vinci ha lasciato la sua impronta nella storia dell'ingegno umano e da quando Michelangelo ha disegnato, dipinto e creato le sculture più belle del mondo. Sono 150 anni che Roma è capitale dell'Italia unita, sono poco più di 100 anni dalla fine della prima guerra mondiale. Ci sono ancora alcune persone che sono nate in quei giorni e possono dire: io c'ero. Sono 75 anni anche dalla fine della Seconda Guerra mondiale e dalla fine del genocidio che ha infangato la memoria del secolo passato. 

Sono 60 anni dalla prima esibizione dei Beatles, sono 39 anni dal successo dell'Italia del calcio a Madrid ai mondiali del 1982. Sono trascorsi 20 anni dal cambio di millennio, e da un anno abbiamo lasciato che a scrivere la nostra storia sia un virus. Ha cambiato la nostra vita, ci ha resi straordinariamente deboli e idioti. Ci fa guardare alla scienza con speranza e diffidenza, ci fa abbracciare a speranze che non sapevamo neanche di avere, tanto che quella normalità che ci pesava tanto, oggi la reclamiamo a gran voce.

E in questo quadro la storia che ci ricorda chi siamo e da dove veniamo ci sembra quasi un nemico da allontanare, da tenere nascosta e intima. Così perdiamo pezzi della nostra storia e della nostra famiglia, quelli più anziani, a cui riusciamo in certe occasioni perfino a dare colpa della nostra segregazione, quasi questo virus sia colpa loro. Eppure loro ci amano e ci ameranno per sempre. Siamo noi che stiamo perdendo l'anima, l'amore e il senso del tempo che ci ha portati qui.

L'eterno non ci appartiene. L'eterno legato a questa Terra, che tra soli 4 miliardi di anni cesserà di esistere, con noi che pensiamo di poter vedere quei giorni con i nostri occhi. Non rattristatevi. Guardate il cielo e vedrete la luce di stelle che hanno decine di miliardi di anni. Il nostro infinito siamo noi. Non serve andare lontano nel tempo e nello spazio. Guardiamoci intorno e chiediamoci cosa ci hanno insegnato finora questi giorni certo non felici, ma che se vogliamo cambiare sarà necessario cambiare prima l'uomo e la donna che sono in noi.

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