venerdì 12 marzo 2021

Il ritorno della Politica

Oggi mi sento bene. La mia anima sociale si sente bene perché Enrico Letta ha accettato di candidarsi a Segretario del PD nell'Assemblea di domenica prossima. E' un evento importantissimo per noi, per il PD e per l'Italia tutta. In questi ultimi tempi, malgrado la buona volontà e la sua onestà indiscussa, il povero Zingaretti si è caricato sulle spalle un peso tanto più grande di lui. Il suo successo, oltre alle doti personali in politica, bravo ed apprezzato, erano state amplificate anche dal successo planetario del fratello (tanto che raccontava come in certe occasioni fosse stato chiamato il fratello di Montalbano), ma contro certe corazzate la sua bella avventura cominciava a traballare, dal rapporto che sembrava meno che paritario nei confronti dei Cinque Stelle, sia di devastazione interna, soggetto ad attacchi di ogni tipo, di genere, di correnti e di sottocorrenti.

Oggi una luce si è riaccesa sulla Politica. Siamo di fronte ad una svolta, che non riguarda solo il Centrosinistra o il panorama politico in quanto tale, ma su quello che è il peso e la dimensione della Politica per tutti gli italiani. Perché scrivo Politica con la "P" maiuscola? Perché da troppo tempo siamo abituati a pensare alla politica di breve respiro, quella del "già domani è un lungo termine", quella che vede solo come risolvere il problema davanti al naso, senza preoccuparsi di ciò che toccherà ai nostri figli.

Diciamola tutta: il Next Generation Youth rischia di essere una grandissima presa per i fondelli, se la sua attuazione viene lasciata in mano solo ad una capace Presidente del Consiglio, come potrà essere Draghi, ma non sostenuto da politiche vere di seria e profonda considerazione di tutto ciò che ci circonda e circonderà i nostri figli. Al momento noi vediamo solo un mucchio di soldi che potrebbero arrivare dall'Europa, ma se non abbiamo capito cosa sia davvero l'Europa, se non abbiamo capito che la nostra nazione e con lei tutto il sistema politico internazionale deve completamente cambiare di pelle, assumendo un diverso e più concreto criterio di conduzione della società, di attuazione di grandi riforme, ristrutturando enti e istituzioni che ammuffiscono ogni giorno di più diventando un peso enorme da portare per tutti noi, allora davvero rischiamo il tracollo.

Oggi finisce l'era del "formalmente scelto", della democrazia diretta come lo può essere il marketing più spregevole, della consultazione indotta per giustificare le proprie contraddizioni. Non si governa così. Ed oggi finisce anche l'era del populismo pervicace, quello del "cambio idea come cambia il vento", quella del consenso acquisito perché "quello" dice le cose che vorrei sentire dire io, uomo della strada. Le nostre convinzioni nascono prima di tutto dalle nostre esperienze di vita. Anche Letta ha una esperienza che credo lo abbia molto colpito e cambiato negli ultimi sette anni: quella famosa frase: "stai sereno", che è diventata nel tempo simbolo di tutta l'ipocrisia di cui è capace la politica.

Io ho lasciato la politica attiva quando mi sono reso conto di non essere all'altezza, di non avere né i  numeri né la capacità di un leader come quelli che si sono alternati alla guida di città, provincie, regioni e partiti in questo ultimo ventennio, se non ancora di più. Non avevo l'arroganza e la supponenza che serve per stare in quei posti. E credo che anche Letta abbia fatto questa riflessione, perché lui ha capacità e intelligenza che gli permette di andare oltre la politica. A lui non si può certo dire che non ha lavorato nemmeno un giorno. Io ho avuto la possibilità di conoscerlo in un paio di occasioni: ci siamo visti a Varese a presso la Camera di Commercio in occasione di incontri pubblici, insieme agli allora non ancora senatori Paolo Rossi e Alessandro Alfieri, al sempre stimato Giuseppe Adamoli, agli amici Valerio Mariani e Walter Bellazzi e tutti gli altri amici allora nella Margherita. Questo mi onora e mi spinge a scrivere questa pagina nelle mie memorie perché sono davvero commosso. 

Sono anche assolutamente convinto che intorno a lui si verrà a formare una grande coalizione di Centrosinistra, perché abbiamo visto le differenze, abbiamo riscoperto il valore della Politica, che è un bene essenziale quando ben costruita e amministrata con sapienza e confido anche che possano rinascere quelle scuole di Politica che ormai non esistono quasi più, ma che hanno costituito la spina dorsale di qualsiasi amministratore locale del nostro Paese per tanti anni.

martedì 9 marzo 2021

Sconfiggere il Gattopardo

Dunque. Il Governo si appresta a varare nuove misure anti covid che il CTS dice non essere state prese in considerazione dal Governo Conte a gennaio. Ma queste misure ricalcano quanto già avvenuto per il Natale, ovvero settimana rigida con pochissima mobilità e fine settimana "rosso", bloccati in casa. Come già successo nei mesi scorsi, succede poi che durante questi fine settimana il tempo sia splendido, quasi ad invogliare la gente a trasgredire queste indicazioni.

Ora, non sono mai stato un acceso sostenitore di Conte e del suo Governo, così come oggi non denigro il Governo Draghi a priori, ma a dire il vero, questa situazione mi spinge a fare alcune considerazioni. La prima è che non vedo ancora l'indirizzo che questo Governo sta dando alla crisi, quale sia la discontinuità: a parte il licenziamento di Arcuri, non sono state prese misure che configurino diversamente la sua attività.

E qui non vale il discorso per cui ci voglia del tempo per fare rodaggio: ne abbiamo già perso fin troppo nella gestione di questa ultima stupida crisi politica, senza senso pratico da parte dei partiti e senza senso di servizio da parte di tutti. Questo per me dimostra il limite estremo a cui la politica è giunta: assente nel momento in cui serve la sua azione di indirizzo e la gestione di un momento in cui l'unica parte da salvaguardare è il Popolo italiano.

Si parla di chiudere e dare ristori, esattamente come diceva Conte: quale discontinuità? Il Parlamento è esautorato del proprio potere da un Governo che lavora per DPCM: e come si fa a portare in discussione qualcosa che ha richiesto enormi mediazioni fra ministeri e che richiederebbe lunghe ed estenuanti discussioni tra gruppi parlamentari che tendono solo a moltiplicarsi come conigli, invece di prendere decisioni rapide? Poi magari venissero prese queste decisioni. E adesso parliamo di modificare domani un DPCM uscito ieri!

Abbiamo politiche sui vaccini, ma mancano i vaccini. Si è agito in ritardo, ma tutta Europa è in ritardo. Anche questo per la necessità di parlare, mediare, accontentare. Comunque non voglio e non posso dare colpa di tutto questo solo alla politica, perché questo virus gira tra la gente e la gente ha dimostrato grande stupidità.

Alludo al fatto che ci sia gente che nega perfino l'esistenza del virus ancora oggi, che ci siano assembramenti e richieste di libertà (ma chi nega la libertà?), che ci siano comportamenti che ancora non entrano nel nostro quotidiano come il semplice fatto di portare una mascherina. 

Lo hanno già detto in molti: ci siamo abituati a portare la cintura di sicurezza, a non fumare nei locali pubblici e non solo, ma non riusciamo a mettere uno strumento che salvaguarda noi e gli altri da una comune minaccia. Compriamo tute sportive e fingiamo di correre maratone per poter avere la scusa per uscire anche nei giorni in cui non sarebbe possibile, sempre per questa presunta soppressione di libertà.

Eppure vorrei anche ricordare a coloro che si lamentano di queste misure che con questi comportamenti ad essere danneggiati sono proprio coloro che sono più esposti: bar, ristoranti, discoteche, perfino la scuola che diventa luogo di sofferenza e di diffusione della malattia. Quest'anno sono crollate le malattie stagionali, eppure non è stato un inverno semplice, ha piovuto e nevicato come non succedeva da tempo, proprio grazie alle mascherine. Forse dovremmo continuare ad usarle anche nei prossimi anni, forse hanno più efficacia dello stresso vaccino dell'influenza normale.

Non siamo andati in montagna questo inverno, rischiamo di non andare al mare questa estate. Si ferma il turismo, si ferma buona parte del nostro prodotto interno lordo. Forse mai come in questi momenti ci stiamo rendendo conto che l'Italia è un Paese unico al mondo, con una ricchezza straordinaria di storia e arte, che ne fanno la nostra prima fonte di reddito. Ma nemmeno per questo riusciamo a sostenere le nostre imprese. In compenso, continuiamo a far giocare a calcio perché altrimenti la sera non sapremmo cosa guardare, vista la qualità dei programmi proposti.

Abbiamo ragazzi che fanno la seconda elementare (lo dico per esperienza personale) cui manca il vero rapporto di socialità con scuola e compagni, che non hanno visto per mesi lo scorso anno e vedono da settembre solo per gli occhi, avendo il volto coperto dalla mascherina. Bambini di 7 o 8 anni che portano senza lamentarsi questo strumento per 7 o 8 ore al giorno. Dovremmo imparare da loro molte cose. Dovremmo cambiare il nostro modo di pensare, perché finora a perdere col virus siamo stati tutti noi, per tutte le scelte personali, sociali e politiche sbagliate che sono state fatte. Per cambiare qualcosa dobbiamo cambiare noi. Esattamente il contrario del Gattopardo.

mercoledì 3 marzo 2021

I segni del tempo

Vorrei restare sul tema del tempo. I miei figli stanno facendo la collezione di dinosauri che trovano in edicola. Per loro la dimensione del tempo è molto relativa, essendo ancora piccoli. Parlare quindi di 60 milioni di anni fa è come dire ieri. Ma io ho cominciato a riflettere su alcune cose legate al tempo. 

Per cominciare, le tracce dei primi uomini che si differenziano dalle scimmie risalgono a circa 2,5 milioni di anni fa, in quella che è nota come Lucy. Ben poca cosa se rapportata alla scomparsa dei dinosauri, avvenuta comunque almeno 63 milioni di anni prima. E ricordiamo che questi enormi rettili hanno dominato il nostro pianeta per oltre 200 milioni di anni! 

Il nostro sistema Solare si è formato circa 6 miliardi di anni fa, la Terra esiste come pianeta da almeno 5 miliardi. Per vedere le prima forme viventi uscire dai mari abbiamo aspettato (si fa per dire) quasi 4 miliardi di anni. Milioni o miliardi di anni sono anche per noi cifre troppo grandi da poter essere davvero comprese, sono più che altro grandezze che ci danno una indicazione, una dimensione del nostro essere effimeri. 

Per questo vedrò di rapportare il tempo ad auna scala più comprensibile. La città più antica della storia è Gerico, che ha 7.000 anni. Ancora tanti? Allora arriviamo a Roma, che secondo la tradizione ha circa 2.750 anni. Di lei conosciamo quasi tutto, dai primi miti dei fondatori, ai primi re in conflitto con i clan locali, alla espansione dell'età della Repubblica e poi ai tempi dell'Impero Romano, di Oriente e Occidente. Nel mezzo è iniziata la storia delle religioni monoteistiche: quella cattolica ha 2.000 anni di vita, la musulmana circa 1.400 e quella ebraica almeno 3.200.

Ancora numeri troppo grandi? Non riusciamo a cogliere la profondità di questi tempi? Va bene, allora parliamo di Rinascimento. Sono passati 500 anni da quando Leonardo da Vinci ha lasciato la sua impronta nella storia dell'ingegno umano e da quando Michelangelo ha disegnato, dipinto e creato le sculture più belle del mondo. Sono 150 anni che Roma è capitale dell'Italia unita, sono poco più di 100 anni dalla fine della prima guerra mondiale. Ci sono ancora alcune persone che sono nate in quei giorni e possono dire: io c'ero. Sono 75 anni anche dalla fine della Seconda Guerra mondiale e dalla fine del genocidio che ha infangato la memoria del secolo passato. 

Sono 60 anni dalla prima esibizione dei Beatles, sono 39 anni dal successo dell'Italia del calcio a Madrid ai mondiali del 1982. Sono trascorsi 20 anni dal cambio di millennio, e da un anno abbiamo lasciato che a scrivere la nostra storia sia un virus. Ha cambiato la nostra vita, ci ha resi straordinariamente deboli e idioti. Ci fa guardare alla scienza con speranza e diffidenza, ci fa abbracciare a speranze che non sapevamo neanche di avere, tanto che quella normalità che ci pesava tanto, oggi la reclamiamo a gran voce.

E in questo quadro la storia che ci ricorda chi siamo e da dove veniamo ci sembra quasi un nemico da allontanare, da tenere nascosta e intima. Così perdiamo pezzi della nostra storia e della nostra famiglia, quelli più anziani, a cui riusciamo in certe occasioni perfino a dare colpa della nostra segregazione, quasi questo virus sia colpa loro. Eppure loro ci amano e ci ameranno per sempre. Siamo noi che stiamo perdendo l'anima, l'amore e il senso del tempo che ci ha portati qui.

L'eterno non ci appartiene. L'eterno legato a questa Terra, che tra soli 4 miliardi di anni cesserà di esistere, con noi che pensiamo di poter vedere quei giorni con i nostri occhi. Non rattristatevi. Guardate il cielo e vedrete la luce di stelle che hanno decine di miliardi di anni. Il nostro infinito siamo noi. Non serve andare lontano nel tempo e nello spazio. Guardiamoci intorno e chiediamoci cosa ci hanno insegnato finora questi giorni certo non felici, ma che se vogliamo cambiare sarà necessario cambiare prima l'uomo e la donna che sono in noi.